lunedì, 17 Febbraio, 2020
Esteri

Gli Stati Uniti uccidono Qassem Soleimani in una escalation di tensioni con l’Iran che non sembra avere fine

Ultimo atto, ma solo in ordine di tempo di una trama che segna lo scenario internazionale da oltre mezzo secolo. L’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani in Iraq, rischia di rappresentare la pedina mancante capace di far crollare l’intero mosaico. Soleimani era il comandante di punta del Corpo della Guardia Rivoluzionaria Islamica – Qods Force (IRGC-QF) che, negli ultimi due decenni, ha costruito la vasta rete di alleati per l’Iran garantendone lo sviluppo militare. Nell’azione militareamericana è stato ucciso anche Abu Mahdi Al Muhandis, il fondatore della milizia Kata’ib Hezbollah (KAH), i cui attacchi missilistici alle basi statunitensi delle ultime settimane hanno causato la reazione del 29 dicembre contro le basi delle milizie nell’Iraq occidentale e in Siria. I contatti tra KAH, Soleimani e il regime iraniano sono alla base della risposta americana anche per prevenire un probabile assalto agli edifici dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha confermato che l’azione dei droni per uccidere Soleimani è stato condotta “sotto la direzione del Presidente (…) come azione difensiva per proteggere il personale degli Stati Uniti all’estero“.

Gli eventi a Baghdad rappresentano una chiara e significativa escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, dormienti per mesi e finora mai scaturite in conflitti armati, diretti o indiretti. Sulla base di schemi passati, quasi certamente, l’Iran vendicherà l’uccisione di Soleimani, anche se in passato Teheran ha comunque atteso lunghi periodi prima di colpire. Una possibile linea d’azione iraniana porterebbe alla mobilitazione di elementi sciiti filo-iraniani, il cui nucleo centrale sono le milizie sciite riconosciute dall’Iran come KAH – note collettivamente come Popular Mobilization Forces (PMF) che hanno respinto con successo il cosiddetto Stato islamico- nel tentativo assoluto di scacciare le forze statunitensi dall’Iraq. L’attacco degli Stati Uniti su KAH aveva già sollevato le proteste dell’azione parlamentare irachena, che aveva chiesto che i militari statunitensi lasciassero l’Iraq. L’uccisione di Soleimani e di Muhandis aumenterà certamente le pressioni della comunità sciita filo-iraniana per espellere gli Stati Uniti dalla regione con ogni mezzo: con la forza, diplomaticamente, o con entrambi. Le forze filo-iraniane potrebbero inoltre destabilizzare ulteriormente il governo iracheno: le milizie appoggiate dall’Iran nel PMF sono in grado di operare in modo indipendente, collegate a Teheran, ma sono anche considerate forze nazionali irachene che, strutturalmente, sono parte organica delle forze militari dell’Iraq.

Vi è anche un’ulteriore alta probabilità che l’Iran voglia spingere gli Stati Uniti fuori dell’Iraq usando la sua solida rete di alleati e delegati, o addirittura usando le proprie postazioni missilistiche pronte a colpire dall’interno dei propri confini nazionali. A settembre, l’Iran ha condotto un attacco senza precedenti alle infrastrutture petrolifere saudite che ha messo fuori uso la metà della produzione petrolifera saudita per oltre un mese. In precedenza, invece è stato disposto il sequestro di diverse petroliere commerciali nel Golfo Persico. Tutte queste azioni potrebbero essere intraprese nuovamente da Teheran. Inoltre l’Iran ha anche armato il movimento Houthi nello Yemen con missili balistici e da crociera a corto raggio che sono stati lanciati contro le navi in navigazione nello stretto di Babel-Mandeb e contro obiettivi civili e militari sauditi. Il rischio che un conflitto tra Iran e gli Stati Uniti si espanda in tutta la regione è elevatissimo. Gli eventi tra dicembre 2019 e gennaio 2020 allontanano ulteriormente gli Stati Uniti e l’Iran da un possibile (auspicato) accordo politico che ripristini i limiti concordati sul programma nucleare dell’Iran e allevi le sanzioni statunitensi che stanno gravemente danneggiando l’economia iraniana.

Related posts

Aperta la crisi: incertezza sulle prospettive

Giampiero Catone

Latte sardo: è ora di approfondire!

Carlo Pacella

La guerra ideologica

Giampiero Catone

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continui ad utilizzare il sito ne assumiamo che tu sia concorde. Accetta Maggiori Informazioni