venerdì, 10 Aprile, 2020
Economia

Fisco, i 5 nuovi balzelli 2020

Ne avevamo già parlato ma erano ipotesi, oggi gli italiani avranno una nuova sgradita certezza. Il 2020 sarà ancora un anno di tasse, quelle previste nella Legge di Bilancio 2020. Definita criticamente dalle opposizioni di Governo come “una ondata di piccoli e grandi balzelli”, i nuovi introiti serviranno allo Stato e al Governo per bloccare l’aumento dell’IVA, e quindi cercare di sostenere l’economia nazionale ma gli effetti andranno a pesare non poco sui consumatori, le famiglie e il vastissimo tessuto di piccole imprese, e sui professionisti, ossia le fasce più esposte ai venti di crisi e ai controlli a tappeto dell’Agenzia delle entrate e Finanza.

Nel merito le nuove tasse riguarderanno 5 settori, – gli interventi saranno però scaglionati temporalmente – tra i più noti quello dell’ambiente con la Plastic tax, quello che si potrebbe definire della prevenzione, ossia la Sugar tax; poi ci sarà la tassa sulle Auto aziendali; una tassa la Robin tax che andrà ad elevare l’addizionale Ires, che sale del 3,5% per i concessionari di autostrade, porti, aeroporti e ferrovie. Infine, il quinto balzello forse il socialmente più ingeneroso, è quello sulle giocate e vincite in tutti i settori dei giochi a premi.

Iniziamo da quest’ultima, la cosiddetta “Tassa sulla fortuna” che colpirà sia i concessionari che i vincitori di somme a slot, VLT, lotterie e giochi numerici. Dal prossimo mese di marzo 2020 lo Stato interverrà in modo pesante per tassare chi ha vinto qualche somma – come se non bastassero i soldi incassati sulle giocate – il prelievo sarà sulle vincite che superano i 500 euro, comprese quelle alle lotterie istantanee come i Gratta e Vinci, la cui tassazione salirà al 20%. Per le vincite sopra i 200 euro alle new slot, dal 15 gennaio la tassa sale al 20%. Rivisti anche il prelievo erariale unico (Preu) e il payout (al 65%), cioè la percentuale di somme giocate destinate alle vincite. Obiettivo della tassa sulla fortuna è anche coprire la revisione della Sugar e Plastic tax, che annunciate come più severe, sono andate a ridursi per le proteste e gli ammonimenti lancianti dai sindacati, associazioni di categoria dei due settori e dalla Confederazione dei consumatori.

Il pezzo forte della manovra di Bilancio, almeno per i previsti introiti economici, è la tassa che si applica ai prodotti monouso in plastica che dopo varie contestazioni, è scesa a 45 centesimi al chilo.

L’imposta entrerà in vigore solamente a luglio, è stata introdotta almeno sulla carta poi bisognerà vedere se davvero funziona, per contrastare la produzione di rifiuti e salvaguardare l’ambiente. Tra i materiali soggetti alla tassa sulla plastica viene reinserito il tetrapak. Esclusi dalla tassa, invece, i prodotti in plastica riciclata e quelli composti da diversi materiali e plastica inferiore al 40%. L’altra tassa che ha suscitato polemiche e prese di posizioni perché si temono licenziamenti e tagli produttivi, è la Sugar tax, in altre parole una tassa sulle bibite zuccherate che, per evitare ulteriori contrapposizioni in Parlamento, partirà da ottobre 2020.

La tassa prevista è di 10 centesimi al litro sulle bevande analcoliche zuccherate. Inizialmente sarebbe dovuta partire a gennaio, lo slittamento a ottobre comporterà un gettito minore di 175,3 milioni di euro. Nel mirino anche le auto aziendali che sarà il quarto balzello deciso dal Governo, e avrà effetto dal luglio 2020 e riguarderà le nuove immatricolazioni. Nel dettaglio, il fringe benefit scende al 25% per i veicoli meno inquinanti.

Al contrario, sale dal 40% fino al 60% nel 2021 per le auto più inquinanti, in base al livello di emissioni. Infine la Robin tax, in sostanza andrà a carico di tutte quelle società affidatarie che oggi gestiscono autostrade, porti, aeroporti, servizi di telefonia, radio e tv, nonché i produttori di energia elettrica. Resterebbero esclusi dalla norma su cui lavorano i tecnici, ora al vaglio per le quantificazioni, i balneari e le società del comparto petrolifero.

La misura, come detto, andrà attentamente quantificata per i diversi concessionari. L’aumento del 3% dell’Ires per i concessionari di servizi pubblici – che passerebbe dall’attuale aliquota del 24% a quella del 27% dal 2019 al 2021 – sostituisce la stretta che era prevista sull’ammortamento per i concessionari autostradali.
L’aumento porterà allo Stato 647,1 milioni nel 2020 e 369,8 milioni l’anno nel 2021 e 2022.

Le risorse vengono destinate a migliorare, almeno così è stato annunciato, “la rete infrastrutturale e dei trasporti” e alla “riduzione dei fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale”. La reazione più vistosa per una delle cinque tasse, è quella della Confederazione dei consumatori, il Codacons che si unisce alle critiche dei produttori di bibite che ora minacciano aumenti generalizzati e tagli di personale.

“I consumatori italiani dicono no a priori alla Sugar Tax poiché è un evidente balzello ipocrita che crea pesanti discriminazioni nel comparto alimentare, in quanto varrà solo su pochi beni e non su tutti gli alimenti pericolosi per la salute umana, porterà ad una riduzione dei consumi e a un danno economico per le aziende del settore e per il paese, senza avere alcun effetto sul fronte sanitario”, sostiene il presidente Codacons, Carlo Rienzi secondo il quale la tassa in questione non lancia alcun messaggio educativo e serve solo a fare cassa sulla pelle dei consumatori.

Articoli correlati

Flat tax?

Redazione

Silvestrini (CNA): Giovani e Mezzogiorno emergenze del Paese. Gli artigiani: basta tasse e burocrazia, servono incentivi

Maurizio Piccinino

Piccole imprese, grandi tasse

Maurizio Piccinino

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continui ad utilizzare il sito ne assumiamo che tu sia concorde. Accetta Maggiori Informazioni