sabato, 19 Giugno, 2021
Attualità

Un errore lo stop alla prescrizione

“Lo stop alla prescrizione non significa solo violare la nostra Costituzione, che a chiare lettere prevede il diritto dei cittadini alla giusta durata del processo, ma scolpisce definitivamente l’incapacità dello Stato di assicurare il diritto alla giustizia”. Lo afferma l’avvocato Gennaro Torrese, presidente della Fondazione “Enrico de Nicola”, intitolata all’insigne giurista, che è stato il primo presidente della storia della Repubblica Italiana, nonché l’unico ad aver ricoperto tutte le cariche apicali dello Stato.

All’esperto professionista abbiamo chiesto di commentare le ultime polemiche sulla giustizia, a cominciare dalla gaffe a “Porta a Porta” del ministro Bonafede che alcuni consigli dell’Ordine hanno posto a fondamento della loro richiesta di dimissioni e/o sfiducia.

L’avvocato Gennaro Torrese

Come giudica l’iniziativa degli avvocati del foro di Napoli che hanno adottato una delibera in cui chiedono ai gruppi parlamentari di sfiduciare il ministro Bonafede?
“L’Ordine di Napoli ed altri importanti Consigli d’Italia hanno preso spunto da un grossolano errore del Ministro della Giustizia tra il dolo e la colpa, emerso durante un’intervista televisiva per stigmatizzarne l’impreparazione tecnico – giuridica, ma ritengo che questa sia stata soltanto l’occasione per fare emergere il malessere del ceto forense verso una serie di iniziative ministeriali che non sono assolutamente condivise (ad esempio la legge sulla prescrizione e la modifica del rito in penale senza coinvolgere l’avvocatura o solo un parte di essa).
Una volta, al Ministero della Giustizia, negli uffici che predisponevano i testi da sottoporre al Parlamento, vi erano fior di tecnici che con le loro conoscenze “frenavano” le spinte verso novità disgregatrici di assetti ordinati del sistema. Ora – per le mie conoscenze – mi pare che quelle competenze si siano perse o disperse in favore di esperienze giovanili, spesso deludenti, sotto un profilo scientifico”.

Il nodo più dolente della riforma della giustizia penale è il meccanismo della prescrizione. Quale è il suo punto di vista?
“A proposito della “prescrizione” mai così tanto sbandierata come forma di giustizia sociale vi è da dire che lo stop alla prescrizione non significa solo violare la nostra Costituzione, che a chiare lettere prevede il diritto dei cittadini alla giusta durata del processo, ma scolpisce definitivamente l’incapacità dello Stato di assicurare il diritto alla giustizia.
Significa prendere atto del fallimento del sistema giudiziario a scapito di tutti i cittadini, nessuno escluso. E gli avvocati questo non possono accettarlo.
D’altronde quando si affrontano temi così complessi bisogna avere rispetto di tutte le posizioni”.

In che senso?
“È riduttivo pensare infatti solo agli effetti, seppur aberranti, che il maturare della prescrizione produce quando il processo si svolge nei confronti di imputati colpevoli. Un approccio generale e complessivo del problema impone che ci si interroghi sulle conseguenze che lo stop alla prescrizione avrebbe anche su innocenti che sarebbero costretti a subire gli effetti devastanti di un giudizio destinato a non estinguersi mai e non è mai sbagliato ricordare che grandi giuristi del passato hanno autorevolmente affermato che il processo in sé è già una pena”.

Perché nonostante i due rami del Parlamento siano pieni di avvocati non si riesce a varare un provvedimento che venga incontro alle aspettative della classe forense e dei cittadini?
“Questo è un tema per noi arduo perché manifesta una sconfitta per l’avvocatura.

Ho sempre detto (raccogliendo nel tempo molte inimicizie) che – fatta qualche rara eccezione – l’Avvocato che viene eletto in Parlamento spesso dimentica di essere tale. Per la mia inesperienza del contesto parlamentare devo ritenere che quando si diventa parlamentari si risponda soltanto a logiche di parte, non facendo più valere il bagaglio di conoscenze professionali, ma diventando soltanto un numero da aggiungere al tabellone che certifica il risultato delle votazioni.
Diversamente non si spiegherebbe come vengano votate – anche da avvocati – leggi e provvedimenti contrari al diritto (e qualche volta alla ragione)”. 

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