mercoledì, 26 Febbraio, 2020
Attualità

Le sardine contro la democrazia in scatola

Le sardine delle piazze sono il pesce azzurro della politica italiana e su di essa hanno lo stesso effetto benefico che le sardine del mare hanno sul corpo umano.

Sviluppano un’azione anti-infiammatoria, e quindi tendono ad abbassare i toni di una politica urlata, volgare, aggressiva e irritante.

Aiutano la circolazione del sangue della democrazia che rischia di essere ostruita da sedimentazioni di grasse oligarchie.

Combattono l’invecchiamento della politica immettendo Omega3 nella gerontocrazia precoce di gruppi dirigenti anagraficamente giovani, e aiutano ad evitare la demenza senile di chi sta seduto da troppo tempo sugli scranni del potere.

Sono facili da digerire, perché non appaiono né tronfie né noiose o supponenti e il loro messaggio è semplice anche se non ancora ben strutturato.

Favoriscono la liberazione di neurotrasmettitori fondamentali per il buonumore mettendo il sorriso sul volto di una politica intrucidita da paure, odi, mancanza di rispetto e maleducazione.

Venute a galla per caso a Bologna, hanno dimostrato una capacità di destare interesse proprio perchè non sono finite nelle reti politiche altrui.

Le sardine hanno un’identità liquida, direbbe Baumann, ma non vagano nel mare della politica senza alcun orientamento. Tutt’altro.

Gli slogan che recitano non sono riconducibili al lessico tradizionale della sinistra o di partiti tradizionali. Piuttosto, il repertorio delle loro parole si nutre di una voglia di libertà, di partecipazione attiva e non gregaria, di serenità e non astiosità nel confronto, di agile consapevolezza dei problemi senza paure e senza fantasmi da esorcizzare.

I leader dei vecchi partiti e anche i 5 stelle che hanno solo dieci anni di vita sono rimasti stupiti e frastornati di fronte a questo fenomeno. Pensavano che la loro onnipresenza nelle tivù, sui social e su quel che resta dei giornali fosse il segno che l’opinione pubblica si identificava davvero nelle loro maschere mediatiche.

E invece no. Il 90 % degli italiani è stufo della sovrarappresentazione dei politici ed entusiasta di un movimento spontaneo, senza confini di classe e di età che parla un linguaggio fresco e sincero, senza le retoriche del politichese e le geremiadi dei populisti.

Il populismo sembra sconfitto dallo stesso popolo che non vuole farsi infinocchiare da apprendisti stregoni pronti a promettere la luna e a paventare scenari apocalittici pur di carpire il consenso di chi è a disagio per usarlo per la conquista di un potere fine a se stesso.

Le sardine possono svolgere un ruolo importante liberando la democrazia in scatola che oggi non respira più e che è compressa e limitata dallo scadimento del confronto politico, dall’indecisionismo cronico, dagli sproloqui in nome del popolo italiano e da una valanga di bugie e fake news che vengono propalate dai politici per continuare a tenere ben chiusa in scatola la partecipazione vera dei cittadini.

Devono sapere che la turbodemocrazia tende a divorare in poco tempo qualsiasi fenomeno nuovo della politica se esso entra nel tritacarne dell’esibizione continua e della non fattività. Quindi, sappiano dosare la loro presenza e sappiano mettersi a studiare i problemi per tirare fuori delle idee nuove e dei nuovi stili di fare politica.

Ma soprattutto preservino la loro trasversalità generazionale, sociale e culturale e siano un esempio del dialogo che si sostituisce al conflitto esasperato.

La gioiosa protesta delle sardine è uno spettacolo bellissimo e fa onore all’Italia…. se pensiamo alle violenze e alle devastazioni dei gilets jaunes parigini. 

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