giovedì, 5 Agosto, 2021
Attualità

Pochi giovani e troppi anziani, così affonderà l’Italia

Da un lato una Italia in “recessione demografica”, dall’altra una società che invecchia, con milioni di anziani non più autosufficienti. Visto così, in modo realistico, il problema, rischia di esplodere, una situazione che diverse tra pochi anni non più sostenibile e, stando ad oggi, non ha rimedi.

Politica assente, le famose élite culturali interessate ai fatti propri soprattutto a come rigenerarsi, il sistema mediatico alle prese con i vaniloqui da talk show, quindi quello che si annuncia una catastrofe è solo materia di studi sociali, indagini statistiche e moniti di Bankitalia. Siamo di fronte ad una realtà che viene tenuta accuratamente invisibile perché sarebbe perturbante per una Nazione che si esprime con un giovanilismo esasperato e con tutti i consumi che vi ruotano attorno. Gli stessi anziani non sono mai rappresentate come persone esitanti, sole e magari senza nessun aiuto, ma come eterni ragazzoni alla ricerca di avventure sentimentali, ballerini, che con un integratore vitaminico batterebbero il record dei 100 metri, insomma una immagine di over 80 pronta per l’eterna giovinezza.

I numeri dicono drammaticamente il contrario, accanto ai pochi fortunati che hanno livelli di vita ed economici maggiori, c’è una stragrande maggioranza in difficoltà talvolta estreme. C’è quello che viene indicato come “l’invecchiamento dei vecchi”. Andando con ordine per spiegare un simile fenomeno ci sono alcune considerazioni da fare: in dieci anni l’Italia ha perso un milione e 200 giovani.

Lo scorso anno i ragazzi dai 20 ai 34 anni di età erano 9,6 milioni pari al 16% della popolazione, nel 2008 erano il 19%. Nel contempo al calo dei giovani lo scorso anno ha fatto seguito un aumento di anziani che vivono soli, non solo un milione e 200 mila over 65 si definiscono isolati e privi di amicizie e di reti al di fuori della famiglia. C’è, per una curiosa analogia numerica, una sorta di andamento speculare 1.2 milioni di giovani in meno e 1.2 milioni di anziani in più. Ironie della contabilità e della statistica.

Tra i tanti problemi che genera questa situazione c’è un primo dato, quello occupazionale. Il passato governo Giallo-Verde aveva annunciato con un ottimismo irrazionale che sarebbe subentrato a un lavoratore anziano in uscita uno giovane, finora si sono viste solo le uscire senza però i rimpiazzi. Basta osservare cosa sta accadendo in un settore strategico come la sanità dove la fuga dei medici non è affatto controbilanciata da nuove assunzioni. Inoltre si è rotto un meccanismo di in ricambio generazionale.

Il numero degli over 65 è salito quasi al 30% della popolazione, il doppio rispetto ai giovani fino a 14 anni di età. Secondo anche le stime di Bankitalia siamo di fronte a una situazione che genera squilibri sensibili in un sistema già di per sé messo male, tra alcuni anni i ragazzi diminuiranno alla cifra record di soli sei milioni. In queste condizioni demografiche scatta, secondo gli analisti, quella emergenza sociale e del welfare, definita “long term care”, cioè un insieme di iniziative e spese crescenti per la salute e per l’organizzazione familiare oltre che per la pensione.

La speranza di vita media alla nascita è 80,8 anni per gli uomini e 85,2 per donne: per l’indicatore maschile siamo al top in Europa con la Svezia, per quello femminile al quarto posto dopo Spagna, Francia e Lussemburgo. L’Italia ha il record di “grandi anziani”, con età superiore a 85 anni: sono 2,2 milioni. I centenari sono 15.500 e gli ultracentenari 20.

Dice il Rapporto Istat 2019: “Essere giovani, adulti o anziani non risponde più soltanto a fattori di ordine biologico e anagrafico; vi è, anzi, una progressiva crescita della distanza tra l’età anagrafica, la sua rappresentazione sociale e la percezione che ne hanno gli individui. I tempi e i modi con cui si passa dall’età giovanile a quella adulta e da questa all’età anziana dipendono, da un lato, dalle condizioni economiche e dagli stili di vita e, più in generale, dal capitale umano degli individui”. Al di là del l’ottimismo dovuto alle condizioni materiali, stando alla realtà dell’assistenza sanitaria c’è un mondo complesso difficile da mettere a fuoco e avere cittadinanza, alcuni dati sono significativi, tra gli over 65 già adesso il 30,3% ha molta difficoltà o non è in grado di usare il telefono, prendere le medicine e gestire le risorse economiche, cucinare, fare la spesa e svolgere attività domestiche, leggere, dedicarsi occasionalmente attività domestiche pesanti.

In tutto questo sono già impegnati 4 milioni di famigliari e parenti per cercare di gestire chi è in difficoltà, uniti a un esercito definito “invisibile” di badanti che provengono per la quasi totalità fuori dall’Italia.

Le cifre danno la portata di ciò che diverrà insostenibile: la spesa pubblica destinata agli italiani non autosufficienti oggi è di poco superiore ai 20 miliardi. Nei prossimi 10 anni i non autosufficienti saranno 6,3 milioni. Persone che hanno bisogno di cure, mentre le famiglie avranno bisogno di nuovi sostegni economici. Facile prevedere una “esplosione” della spesa per l’assistenza, le cure, le medicine, le analisi, la riabilitazione, i ricoveri. In questi anni si è parlato di Reddito di cittadinanza di Quota 100, ma niente su ciò che veramente ci attende e non sarà una passeggiata.

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