giovedì, 21 Gennaio, 2021
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In ricordo di don Luigi Sturzo

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…Continuazione del precedente articolo (In ricordo di don Luigi Sturzo – parte VII)

Egli dunque divenuto Capo di Governo si assunse il compito di traghettare l’Italia verso un nuovo sistema politico in maniera democratica ed ordinata. Soppresse saggiamente l’Alto commissariato per le sanzioni contro il fascismo riservando alla Presidenza del Consiglio le pratiche di epurazione, con ciò restituendo un po’ di tranquillità a tanta parte della popolazione. Decise quindi di tenere prima elezioni amministrative e quindi procedere ad un Referendum popolare, per la scelta tra monarchia o repubblica, da tenersi contestualmente alle votazioni per una Assemblea Costituente.

Le elezioni, tenutesi tra marzo e aprile, mostrarono le preferenze dell’elettorato divise tra la Democrazia Cristiana e i socialcomunisti riservando pochi voti alle altre forze politiche. Cominciò quindi il lavoro per garantire un regolare svolgimento anche delle altre votazioni stabilite.

Nel maggio del ‘46 il re Vittorio Emanuele III, pressato dalle insistenze dei partiti di sinistra, abdicò a favore del figlio Umberto, già luogotenente del Regno, e si ritirò in esilio ad Alessandria d’Egitto dove l’anno successivo morì. Il Referendum tenutosi il 2 giugno sancì la scelta degli Italiani per la Repubblica, anche se contestato dalla Monarchia nella sua legittimità e legalità. Si disse infatti che v’erano stati dei brogli, che illegittima era stata l’esclusione dal voto dell’Alto Adige e della Venezia Giulia, che la maggioranza era stata calcolata sui voti espressi (ma un milione e più di schede erano state annullate) e non sul numero degli aventi diritto al voto e che a questo, infine, non avevano potuto partecipare i prigionieri di guerra non ancora liberati. Il Re Umberto tuttavia, ilarmente detto poi “Re di maggio” per aver regnato solo un mese, nonostante volesse attendere il responso della Cassazione riguardo alle menzionate lamentele, fu invitato a lasciare l’Italia e dovette anch’egli andare in esilio scegliendo la cittadina di Cascais in Portogallo. Il Governo concesse quindi un’amnistia generale nel segno della pacificazione nazionale.

Ma in questo periodo si verificarono anche altri importanti avvenimenti.

Nell’agosto del ‘46 infatti alcuni partigiani avevano ripreso le armi ed occupato alcuni territori; in settembre morì Achille Grandi; a dicembre fu fondato da Giorgio Almirante, assieme ad Arturo Michelini, Pino Romualdi ed altri ex fascisti il Movimento Sociale Italiano. Lo stesso anno nacque anche il partito che si denominò dell’Uomo qualunque. Artefice ne fu il commediografo Guglielmo Giannini. Questo partito svolse la sua polemica in maniera particolare contro le epurazioni, i comitati di liberazione e la resistenza. Presentatosi alle elezioni amministrative riscosse un certo consenso, ma quando Giannini tentò un avvicinamento ai comunisti, la sua base delusa si spostò verso il Movimento Sociale e il partito cominciò a declinare, tanto che nelle elezioni politiche del ‘48 riuscì a far eleggere solo cinque deputati. Nel ‘47 poi si sciolse il Partito d’Azione ed alcuni suoi dirigenti confluirono nel partito socialista.

In Sicilia poi si erano sviluppate forme di banditismo, come quello capeggiato da Salvatore Giuliano, e stava prendendo piede un movimento indipendentista guidato da Finocchiaro Aprile e dall’ideologo Concetto Gallo. Era così sorto il M.I.S. (Movimento Indipendentista Siciliano) e nel ’45 si era costituito l’E.V.I.S.

(Esercito Volontario Indipendentista Siciliano).I capi di quest’ultimo cercarono alleanze sia con i banditi che con la mafia la quale, dopo lo sbarco degli Americani nell’isola, aveva rialzato la testa. Essa infatti, guidata da Lucky Luciano e da Calogero Vizzini, aveva stretto un accordo con gli USA affinché i marines non incontrassero resistenza ed ottenessero aiuti. Era stata quindi ricompensata ottenendo mano libera e suoi esponenti furono collocati in posti di responsabilità negli organi amministrativi della Regione.

Quando pertanto si realizzò questa saldatura tra il movimento separatista e la cosiddetta “onorata società”, iniziò la guerra. Sennonché Finocchiaro Aprile, arrestato, finì col rompere i legami con la mafia accettando le promesse di De Gasperi su future concessioni alla Sicilia per renderla Regione autonoma. Continuarono invece a muoversi i banditi di Salvatore Giuliano la cui azione più clamorosa fu la strage di Portella delle ginestre del ‘47: circa 2000 persone riunite per celebrare la festa del primo maggio, furono sottoposte ad un tiro di fucilieri a cavallo che lasciarono sul terreno 11 morti e 56 feriti. Sui perché di questa strage, ancora non s’è fatta completa chiarezza, ma Giuliano poi confessò che il vero obiettivo era la liquidazione di alcuni sindacalisti. Il capo banda comunque continuò le sue azioni anche negli anni successivi, finché nel 1950 non venne ucciso. Questo omicidio venne successivamente attribuito al suo luogotenente Salvatore Pisciotta che però non poté mai raccontare la sua verità essendo stato a sua volta assassinato nel carcere dell’Ucciardone di Palermo, quattro anni dopo. Ipotesi plausibile è che egli fosse divenuto elemento scomodo e pericoloso per la mafia e per i mandanti della strage di Portella delle ginestre. Sempre nel ’46 fu poi firmato l’accordo De Gasperi-Gruber, per il quale l’Italia si impegnava a riconoscere all’Alto Adige rivendicato come Sud Tirolo un’ampia autonomia amministrativa, culturale ed economica e il bilinguismo.

De Gasperi dovette poi affrontare il problema dei trattati di pace. Il tentativo andato a vuoto dell’Italia fu quello di farsi riconoscere, in virtù della guerra partigiana contro i tedeschi, come Paese alleato degli anglo-americani, ma invece di trattare una pace onorevole, ne subì una assai pesante: i vincitori imposero il disarmo quasi totale, con la consegna di ciò che rimaneva della flotta navale e di quella aeronautica, con il divieto di possedere o di ricostruire armamenti e difese, di modo che l’Italia rimanesse esposta ad ogni tipo di aggressione, sia via mare sia via aerea; le colonie e le isole occupate durante la guerra di Libia, le furono tolte; i confini furono ridisegnati tutti a favore delle nazioni confinanti, in particolare a Nord Est il territorio di Trieste fu diviso in due zone, denominate A e B, la prima comprendente anche Trieste, occupata dalle truppe alleate, la seconda, comprendente Capodistria, lasciata in mano agli Jugoslavi. La nazione poi rimase per un po’ sotto la spada di Damocle della richiesta di riparazioni economiche. Unico fatto positivo fu la rinuncia da parte degli Americani a presidiare militarmente l’Italia, come avvenne invece per la Germania. Per il resto De Gasperi nel ‘47 inviò una missione negli Stati Uniti ottenendo una rinuncia alle riparazioni richieste dai vincitori (ma l’URSS non si associò anch’essa) ed aiuti economici, destinati poi alla ricostruzione.

Eletta infine l’Assemblea costituente repubblicana, riproducente nel suo ambito i rapporti di forza già espressi dalle amministrative, cominciarono i lavori per la stesura della nuova Costituzione. Il momento era assai delicato giacché c’era il rischio che le sinistre le dessero un’impronta totalitaria e che mortificassero la Chiesa e i cattolici. Prevalse invece lo spirito di compromesso per cui in essa entrarono elementi di contrastanti ideologie: furono salvaguardate la proprietà privata e il diritto al lavoro, le scuole statali e quelle non statali, furono conservati i Patti Lateranensi, furono sanciti il diritto di sciopero e l’indipendenza della magistratura, furono equiparate tutte le confessioni religiose, fu riconosciuta l’eguaglianza di tutti i cittadini, furono elencate le libertà individuali e collettive, furono definite le prerogative del Presidente della Repubblica e del Governo (in particolare rispetto all’uso dei decreti legge), fu stabilita la nomina dei senatori per elezione diretta, furono costituite le Regioni concedendo autonomia amministrativa ad alcune di esse. L’Assemblea poi nominò come capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola che rimase in carica sino al maggio del ‘48 quando il primo Parlamento della Repubblica elesse come Presidente Luigi Einaudi, e ratificò i trattati di pace accettati da De Gasperi.
La nuova Costituzione pertanto entrò in vigore il primo gennaio 1948.

Il prosieguo nel prossimo numero…

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