sabato, 15 Agosto, 2020
Società

In ricordo di don Luigi Sturzo

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…Continuazione del precedente articolo  (In ricordo di don Luigi Sturzo – parte V)

In un primo momento Sturzo considerò il gesto pontificio assolutamente negativo. Dopo più matura riflessione, però, si rese conto che sarebbe stato un errore prolungare la vita dell’Opera, la quale, in trent’anni di attività, aveva finito per cambiare natura. Da un organismo per difendere la parrocchia dall’assalto della propaganda anticlericale laicista, era diventato quasi un partito che coinvolgeva nella sua azione pratica e politica le responsabilità anche dei vescovi. Insomma tra i cattolici, l’Opera invece di uno strumento di unità era diventato segno di discordia. Sturzo ritenne che una volta scomparsa l’Opera, i democratici cristiani potessero pensare finalmente costruire un loro partito, laico e moderno. Non fu così. Anzi Sturzo vide con sdegno come nelle elezioni del novembre 1904 in molti collegi i cattolici finirono per appoggiare candidati conservatori, anche massoni, pur di impedire la riuscita del candidato socialista. In questo clima di generale sbandamento e incertezza del movimento cattolico, egli pronunciò il discorso.

Ma torniamo al nostro excursus sulla figura di don Sturzo.

Egli era stato favorevole alla guerra di Libia, contrario invece al Patto Gentiloni. Antigiolittiano, era stato anche favorevole all’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale ritenendo che essa avrebbe cementato moralmente la nazione. Ora egli dunque, assieme ad un nucleo di amici, tra cui erano Cingolani, Martire e Tupini, decise di convocare una Costituente con rappresentanze di tutta Italia. L’assemblea, riunita a Roma, come già detto, lo nominò Segretario politico di una Commissione che avrebbe dovuto stilare il programma di questo nuovo partito. Il Programma vero e proprio, come si sarà visto, è costituito da un articolato, sintetico nelle espressioni, in cui viene posto subito in primo piano il valore della famiglia e la necessità di difenderla da ogni dissoluzione (polemica indiretta contro l’introduzione del divorzio). Si affronta quindi il problema dei rapporti tra Stato e Chiesa, proclamando la libertà e indipendenza della Chiesa nella piena esplicazione del suo magistero spirituale, e chiedendo la libertà d’insegnamento. Si affrontano quindi problemi economici e politici con una richiesta di autonomia degli enti locali (comuni, province e regioni), di una riforma elettorale che desse diritto di voto anche alle donne, di una riforma fiscale, del diritto riconosciuto alle organizzazioni sindacali, di una legge sulla assicurazione per le malattie e la vecchiaia, della costituzione quindi di una previdenza sociale. A livello più strettamente economico si prospetta lo sviluppo industriale del Paese attraverso lo sfruttamento delle miniere e la realizzazione di una rete idroelettrica, nello stesso tempo si pensa alla realtà contadina schierandosi per la difesa della piccola proprietà rurale, e chiedendo un piano di opere di bonifica e di canalizzazione. A livello internazionale infine si chiedono l’abolizione dei trattati segreti, l’abolizione della coscrizione obbligatoria e il disarmo universale.

Il fulcro ideologico del nuovo partito dunque era da Sturzo individuato nella difesa religiosa del popolo contro massoni, liberali e socialisti, tendenti alla scristianizzazione del Paese.

Il prosieguo nel prossimo numero

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