martedì, 22 Settembre, 2020
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Italia in declino, la “Fuga dei cervelli” costa 14 miliardi. I giovani emigrano, pochi quelli che rientrano

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In 115 mila hanno detto basta, ed hanno deciso di lasciare l’Italia. Di questi cittadini oltre la metà sono i cosiddetti “cervelli in fuga”, ragazzi che hanno un titolo di studio e cercano di avere mansioni e reddito più alti trovando fortuna all’estero. Un addio, – in molti sperano in un arrivederci -, che costa all’Italia 14 miliardi.

Facendo altre somme, a perderci è lo Stato: per formare un ragazzo fino al termine degli studi universitari, la collettività spende 250-300 mila euro. Il paradosso di questa fuga che da noi, tra non molto mancheranno professionisti e lavoratori in ogni settore, come già avviene per medici, ingegneri e per manodopera specializzata. L’emigrazione dei giovani laureati e professionisti viene considerata anche tra le cause del drastico calo di produttività registrata in Italia, un rallentamento che viene indicato come il “Male Oscuro” della Nazione. Approfondendo gli argomenti emerge che l’emigrazione di giovani laureati rappresenta indubbiamente una perdita per il nostro paese: trattandosi di capitale umano formato in Italia.

Una emorragia che spiega molto bene, meglio forse dei testi di sociologia, come la globalizzazione, il richiamo di altre Capitali e Paesi siano molto più a portata di mano delle incongruenze italiche dove sono di scena sempre le solite diatribe tra piccoli e grandi potentati politici ed economici. Uno scenario mortificante per quanti aspirano a uscire da questo circolo vizioso. Naturalmente all’estero non sarà tutto rose e fiori per i giovani italiani, e su questa idea di sogni infranti hanno puntato negli anni passati i governi che hanno adottato diverse misure per far fronte al fenomeno emigratorio, principalmente concedendo sgravi fiscali ai laureati espatriati che fanno ritorno in Italia. L’ultimo governo, il Conte I, ha cercato di incrementare gli sgravi per i lavoratori rimpatriati con l’abbattimento dell’imponibile che passa dal 50% al 70%, mentre se la residenza viene trasferita in una delle regioni del Mezzogiorno l’agevolazione arriva al 90%.

Insomma ci sono proposte serie con benefici, in alcune condizioni, ad esempio: l’acquisto di una casa, avere figli, gli sgravi possono arrivare anche al 90%. Proposte da prendere in considerazione, se l’addio fosse motivato solo da questioni economiche, invece incentivi e sostegni non hanno fermato la “fuga dei cervelli”, evidentemente l’interesse per l’Italia è sceso ad un punto di non ritorno, dal momento che malgrado le risorse economiche l’emigrazione di giovani è aumentata, l’Istat segnala che negli ultimi anni la fuoriuscita di laureati espatriati è cresciuta quasi del 42% con la sorpresa, che viene sempre taciuta in particolare dai partiti nazionalisti, che il saldo migratorio con l’estero è davvero peggiorato di parecchio. Quindi espatriano più di quanti poi emigrano verso l’Italia. Secondo ricerche che prendono in esame il tema delle emigrazioni dei giovani talenti c’è chi tornerebbe indipendentemente dalle offerte previste per i rimpatri, chi invece non tornerebbe comunque, ed infine una parte potrebbe trovare conveniente il fare marcia indietro ed accettare i benefici fiscali. C’è un aspetto su cui si discute, ed è un tema serio che riguarda l’equità degli incentivi. Si obietta, infatti, che chi ha un retroterra economico più forte, può avvantaggiarsi meglio delle offerte.

Lo spiegano bene i dati Istat sui laureati, chi risiede all’estero ha una maggiore probabilità di avere entrambi i genitori con un titolo di laurea rispetto a chi resta. Dunque, sono spesso i figli delle persone più istruite e molto probabilmente più benestanti a godere degli sgravi fiscali. Torniamo quindi ai paradossi italiani dove chi ha vantaggi di partenza li mantiene mentre chi ha già problemi ai nastri di partenza li porterà con se anche dopo. Le contraddizioni infatti della “fuga dei cervelli” sono tante e alcune su cui riflettere: i Paesi europei hanno ricercatori e professionisti italiani ben preparati che abbiano regalo loro. Mentre i costi ricadono su tutti quelli che rimangono. Nel girone dei penalizzati c’è immancabilmente il Mezzogiorno d’Italia, ed è un tema rilevante, se si considera che c’è in atto un fenomeno di migrazione interna dal Sud verso il nord. Il rapporto Svimez illustra che sono stati due milioni i giovani e lavoratori qualificati che negli ultimi 15 anni, hanno lasciato il Sud.

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