sabato, 14 Dicembre, 2019
Economia Editoriale

Dal “piccolo è bello”, alla crisi senza fine. Il tonfo dell’edilizia

“I prestiti alle imprese sono diminuiti, in misura più accentuata per le società di piccole dimensioni”. C’è da chiedersi davanti alle ulteriori strette nel concedere prestiti, se sia ancora possibile dire:  “piccolo è bello”. In fin dei conti proprio le mini imprese sono quelle che pagano di più, che sono le più controllare, sempre nel mirino dell’Agenzia delle entrate con una miriade di adempimenti fiscali che tolgono tempo e risorse.

Ora in questo ultimo scorcio di 2019 Bankitalia nel tirare le somme evidenzia l’ulteriore stretta sui prestiti alle imprese e, naturalmente, le più penalizzate sono le piccole realtà produttive. Che sono da considerarsi in trappola, non avendo risorse finanziarie proprie sulle quali contare, infatti, il finanziamento con capitale proprio è rilevante solamente per il 2 per cento delle piccole realtà.

In generale così le banche italiane nel 2019 hanno cambiato atteggiamento nell’offerta di credito: “dopo quattro anni consecutivi”, si legge nel report su credito e pmi, “di allentamento delle condizioni praticate, è arrivato il taglio con un atteggiamento molto più selettivo sulle richieste”. In pratica i 280 istituti che operano in Italia non sono più disposti a scommettere sul “piccolo è bello”, e la mannaia è caduta in modo generalizzato su tutte le imprese ma in modo particolare su quelle edili che già avevano subito un inasprimento delle condizioni di ottenimento di prestiti, ed ora siamo ad un ulteriore giro di vite.

Per molti comparti i segni di crisi nel 2019 si sono fatti più evidenti, ma le imprese edili sono quelle che avevano sperato in un anno migliore, invece, trimestre dopo trimestre, le aspettative di crescita si sono arrese all’evidenza di una una ulteriore frenata.

Un rallentamento che si é unito sia alle ridotte capacità di spesa, sia alle condizioni di credito tuttora sfavorevoli da parte delle banche, e rappresentano i due fattori che continuano ad essere il motivo principale della performance debole, in molti casi sull’orlo del fallimento, dell’edilizia. Uno scenario negativo a cui si aggiunge il fatto che molte imprese italiane del settore sono fortemente indebitate. Se guardiamo ai conti il valore dei nuovi prestiti concessi alle imprese edili è sceso del 12% rispetto all’anno precedente, il dato peggiore per quanto riguarda l’intero comparto industriale italiano. Alcune imprese di costruzione, quelle che almeno per dimensioni e fatturato, hanno potuto avere un accesso a fonti di liquidità alternative, tra cui le obbligazioni, che hanno però costi finanziari molto più elevati rispetto ai prestiti bancari a fronte di margini operativi bassi.

Uno scenario così incerto ha determinato la chiusura di oltre 3 mila imprese edili, con una decrescita del settore e un aumento della disoccupazione. In sofferenza per i tagli di credito, tuttavia, c’è tutto il comparto dell’ex settore del “piccolo è bello”, che rappresenta ancora oggi, – grazie ai sacrifici dei piccoli imprenditori e con loro dei lavoratori -, il fulcro sistema produttivo italiano, che ricordiamolo conta il 98,9 per cento del totale delle imprese presenti sul territorio nazionale, si potrebbe dire che soffocando le pmi l’Italia sarebbe totalmente al tappeto.

C’è un però un dato che conforta, ossia l’aumento delle imprese solvibili che si sono rafforzate, in settori come l’elettronica, la farmaceutica, metallurgico e l’abbigliamento, si tratta comunque di aziende che hanno una dimensione media e capaci di intraprendere iniziative proficue sul piano della innovazione e dell’export. Per questo segmento di imprese l’accesso al credito non rappresenta il primo problema. Mentre per buona parte di piccole imprese quelle che hanno ancora voglia di lottare e sono in settori innovativi, sono in crescita strumenti di finanziamento alternativi, si tratta di linee di credito fatte a misura per le piccole realtà, tra questi il programma Elite di Borsa Italiana, la diffusione dei mini-bond, nuovi strumenti Fintech- Peer-to-peer lending, Invoice trading, Equity/Leding Crowdfuding; tutti strumenti che hanno fatto registrare trend positivi e sono in forte ascesa.

Per il resto il tema del credito resta centrale e allarmante, Confesercenti lancia un appello, e sintetizza così: “Situazione questa che potrebbe essere definita ‘fallimento di mercato’ del credito. Serve una inversione di rotta, il credito è un volano fondamentale per la crescita e bisogna favorirne la ripresa, per questo è indispensabile eliminarne i limiti all’accesso per le micro, piccole e medie”.

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