venerdì, 6 Dicembre, 2019
Attualità

Dopo l’Ilva, gli Stati generali dello sviluppo

Tutti ci auguriamo che l’ILVA continui a produrre e che nessun dipendente perda il posto di lavoro. Ma la gestione di questo caso è stata davvero sconcertante e ha fatto fare all’Italia forse la peggiore delle brutte figure degli ultimi decenni.

Cambiare 4 volte in un anno le regole del gioco concordate con un investitore internazionale leader mondiale del settore è stata una pessima prova di serietà che getta discredito sulle istituzioni italiane e rischia di compromettere per sempre l’affidabilità del nostro Paese.

Chi vorrebbe investire in un Paese che già è poco competitivo nei servizi, ha una giustizia lentissima, una legislazione ingarbugliata e si prende il lusso di cambiare le carte in tavolo non rispettando gli accordi presi?

Il Presidente del Consiglio Conte ha compiuto un gesto di qualità andando a dialogare senza retorica con le maestranze dell’ILVA. Ma dopo questo bel gesto da Conte ci si aspetta di più.

Proprio per far dimenticare la brutta figura fatta dal nostro Paese è necessario che il Governo lanci con forza una iniziativa di grande impatto per mostrare al mondo intero che l’Italia è un Paese credibile e che punta sullo sviluppo sostenibile ma senza paraocchi ideologici.

Il Governo potrebbe lanciare gli “Stati generali dello sviluppo”, un grande evento che raccoglie tutte le energie produttive del Paese in un confronto spassionato e costruttivo con le istituzioni per individuare insieme una strategia di crescita economica e sociale del Paese.

Questo evento non dovrebbe essere solo una kermesse fine a sé stessa o una passerella di personaggi che ripetono le proprie litanie. No. Gli Stati generali dello sviluppo dovrebbero essere una settimana di lavoro intenso per esaminare in dettaglio problemi e soluzioni di tutti i gangli vitali della nostra economia e stilare un’agenda di impegni, con tanto di tabella di marcia, vincolante sia per il Governo che per i soggetti privati coinvolti nell’iniziativa.

Il segnale da dare è che l’Italia vuole chiudere con un passato -anche recente- di errori e incertezze sulla politica per lo sviluppo e marciare decisa sulla strada della crescita economica rispettosa delle persone e dell’ambiente.

L’iniziativa dovrebbe prevedere una verifica quadrimestrale del rispetto degli impegni presi con possibili aggiornamenti in corso d’opera.

Gli Stati generali dello sviluppo dovrebbero plasticamente segnare un nuovo stile di rapporti tra le istituzioni e il mondo di coloro che creano valore per l’Italia: passare dalla diffidenza reciproca e dalla miope ricerca di privilegi e di tutele alla collaborazione per un grande progetto, quello di far ripartire l’Italia dopo 20 anni di crisi e di quasi stagnazione.

“Nel lungo periodo saremo tutti morti”, rispondeva John Maynard Keynes a chi criticava l’applicabilità dei suoi modelli al lungo periodo. Bene, in politica dovrebbe valere il contrario. Un Governo che non abbia grandi ambizioni e strategie per il futuro e che si logora nelle manovrine economiche e politiche di piccolo cabotaggio è un governo morto. Guardi al lungo periodo e si dimostri più ambizioso e tutto avrà un senso.
Per il Governo il lungo periodo possono essere i circa 4 anni che ci separano dalla fine della legislatura. Sono un arco di tempo congruo per realizzare progetti di rilancio dell’Italia nello spirito del ” miracolo economico” degli anni Cinquanta e Sessanta.

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