venerdì, 1 Luglio, 2022
Società

Regole del cyberspazio, primato dei governi sulle aziende

Siamo lontanissimi dai decenni passati, quando i governi non capivano e ignoravano Internet. Oggi, Internet è un’infrastruttura essenziale che è alla base di gran parte della società e la sua struttura di governance è qualcosa a cui le nazioni tengono profondamente. Lasciar gestire l’iniziativa “Paris Call” a società tecnologiche a scopo di lucro equivale a mettere società che operano nel settore della difesa come Northrop Grumman (società Americana che opera anche nel settore aerospaziale) o Boeing, a gestire gli accordi ‘SALT’ degli anni ’70 tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Questa, fra l’altro, non è la prima volta che le società statunitensi guidano un procedimento di relazioni internazionali riguardante Internet. Brad Smith, Presidente di Microsoft, nel 2017 fece un discorso sulla necessità di una Convenzione Digitale di Ginevra, e da allora Brad Smith e ‘Convenzione Digitale di Ginevra’ sono diventati quasi sinonimi. Le società private non stanno solo assumendo un ruolo guida nella diplomazia internazionale, ma stanno creando dei veri e propri parametri e schemi cognitivi, con parole e concetti.

Non si vuole tornare ai tempi in cui solo i governi stabilivano standard tecnologici. Il modello di governance dei tempi del telefono è una lezione su come non fare le cose. L’Unione internazionale delle telecomunicazioni è un’agenzia gestita dalle Nazioni Unite. È moribonda e pesante proprio perché è gestita dai governi nazionali, con la società civile e le corporazioni largamente alienate dai processi decisionali.

Oggi Internet è fondamentale per la società globale. Fa parte di tutto. Condiziona la sicurezza nazionale e sarà il teatro di qualsiasi futura guerra. Il modo in cui individui, aziende e governi agiscono nel cyberspazio è fondamentale per il nostro futuro. Internet è un’infrastruttura essenziale. Fornisce e controlla l’accesso all’assistenza sanitaria, allo spazio, all’esercito, all’acqua, all’energia, all’istruzione e alle armi nucleari. Il modo in cui è regolato non è solo qualcosa che influenzerà il futuro. È il futuro.

Da quando “Paris Call” è stata finalizzata nel 2018, è stata firmata da 81 paesi, inclusi gli Stati Uniti nel 2021, 36 governi locali e autorità pubbliche, 706 aziende e organizzazioni private e 390 gruppi della società civile. “Paris Call” non è il primo accordo internazionale che mette sullo stesso piano le firme delle aziende e quelle dei governi. Il “Global Internet Forum per combattere il terrorismo” e “Christchurch Call” per eliminare i contenuti estremisti online hanno lo stesso compito. Ma ‘Paris Call’ è diversa. È più grande. È più importante. È qualcosa che dovrebbe essere di competenza dei governi e non un veicolo per il potere e il profitto delle aziende.

Quando qualcosa di così importante come “Paris Call” si ripresenta, forse nei negoziati delle Nazioni Unite per un trattato sulla criminalità informatica, sarebbe opportuno che si siedano al tavolo delle negoziazioni i veri funzionari del Dipartimento di Stato con esperienza tecnica adeguata a tutelare gli interessi per gli interi Stati Uniti d’America, e non persone che tutelino i soli interessi economici.

*Bruce Schneier è esperto di tecnologia della sicurezza e lecturer alla Harvard Kennedy School.

*Tarah Wheeler è manager nella sicurezza informatica, esperto di conflitti internazionali e Cyber Project Fellow at Harvard Kennedy School’s Belfer Center for Science and International Affairs.

(traduzione a cura di Lorenzo Romeo)

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