martedì, 21 Maggio, 2024
Economia

Regole per le “stablecoin” in vista della moneta virtuale pubblica

L'evoluzione necessaria delle criptovalute, ancora in attesa di norme sovranazionali

La digitalizzazione è un fenomeno trasversale che pervade qualunque espressione del nostro vivere dalla scrittura alla ricerca scientifica. Tutta la nostra esistenza viaggia su Internet , in un sistema di miliardi di computer sparsi nel mondo eppure interconnessi. L’evoluzione ha trasformato l’Homo sapiens sapiens in Homo digitalis. Il Cloud (la “nuvola”) è il luogo virtuale da cui partono e in cui risiedono attività. Servizi, dati e informazioni.

Anche la finanza è ormai fortemente digitalizzata.

Si tratta di una serie di aspetti opportunamente rilevati da Paolo Savona, presidente CONSOB, nella “Lectio Magistralis” con la quale, il vertice  della Commissione ha voluto condividere le riflessioni sul progresso scientifico e tecnologico al servizio della finanza e sulla funzione delle criptovalute e delle CBDM.

Il Professor Savona, con la sua analisi di contesto ha sapientemente ripercorso le tappe evolutive del bitcoin, dalla nascita e al progressivo sviluppo delle cryptocurrency, e le dinamiche che incidono sulle operazioni monetarie e finanziarie che si continuano a generare nell’arco dell’ultimo decennio, sul mercato dei beni mobiliari. La vera novità – secondo il presidente di CONSOB – non sta nello strumento e, nemmeno, nella crittatura, bensì nella memorizzazione decentrata “a catena”: blockchain.

Questo è l’elemento rivoluzionario. La tecnologia blockchain è stata messa a punto nel 2008 da uno sconosciuto matematico, di cui conosciamo soltanto lo pseudonimo, Satoshi Nakamoto, che in giapponese significa “pensiero chiaro, veloce e saggio” (satoshi) a “fondamento” (nakamoto) dell’invenzione.

Fu quello il momento in cui è stato concepito il Bitcoin, la prima cryptocurrency che prende il nome dell’unità di memorizzazione dell’operazione sul computer, il bit.

Satoshi Nakamoto aveva fissato un limite massimo di 21 milioni di Bitcoin da “coniare”. Una strategia fondata sulla convinzione che la crescente domanda di criptocoin avrebbe provocato l’aumento del prezzo. In effetti, così è stato. L’impennata del valore del bitcoin ha sconvolto il mercato mobiliare, al punto da indurre all’emulazione. Sulla scia del successo di Bitocoin, sono stati creati EthereumRipple XRPLitecoin e oltre trentamila tipologie di criptocoin.

A quel punto, inevitabilmente, le autorità istituzionali hanno iniziato ad attenzionare il fenomeno. Ed è a questo punto che le riflessioni del prof. Savona iniziano ad essere maggiormente critiche. Non può negarsi, infatti, che il fenomeno criptovalute sia stato sottovalutato. Le autorità sembravano attratte perlopiù dal carattere innovativo della blockchain e dai molteplici impieghi di cui quella tecnologia era suscettibile.

Così, mentre la lente di chi doveva vigilare sul mercato finanziario era rivolta verso la “scatola”, ecco che il contenuto di quell’involucro tecnologico fatto di blocchi incatenati veniva utilizzato per evadere il fisco, per riciclare denaro sporco e per finanziare organizzazioni terroristiche, il tutto in un circuito in cui regna il più completo anonimato.

Il risultato è sin troppo evidente: ciò che si è generato è “una infosfera finanziaria sfuggevole, ma anche un sistema giuridico gestito privatamente”.

Dopo circa tre lustri, la situazione sembra essere cambiata, seppur leggermente. Certamente, è diffusa l’esigenza di regolamentare il fenomeno, tuttavia, si continuano a registrare interventi normativi ancora frammentari, non organici né centralizzati a un livello sovranazionale, come invece sarebbe auspicabile.

In tale scenario, brilla l’Ordine esecutivo emanato il 9 marzo 2022 dal Presidente degli Stati Uniti, Joseph Biden, che individua specifiche competenze in capo alla Securities and Exchange Commission (SEC) l’Organo federale statunitense di vigilanza dei mercati di borsa, omologo alla nostra Consob.

Obiettivo dichiarato delle autorità statunitensi di vigilanza dei mercati finanziari è quello di giungere a una decisione univoca circa l’opportunità di coniare o meno una moneta virtuale pubblica che faccia capo alla Central Bank Digital Money.

A parere di chi scrive, il raggiungimento di tale inevitabile obiettivo sarebbe significativamente agevolato da una propedeutica fase di legittimazione dell’uso delle stablecoin, che, nel frattempo, sono in circolazione dando prova di affidabilità ed efficacia. La decisione di autorizzare la creazione di stablecoin farebbe da “cuscinetto” a una trasformazione che deve interessare l’intero circuito monetario, compreso il ruolo delle banche, per il corretto funzionamento dei mercati.

* Presidente Osservatorio Italia Antiriciclaggio per l’Arte

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