martedì, 12 Novembre 2019
Editoriale Lavoro

Infermieri, troppo pochi sistema al collasso

Gli allarmi non bastano più: dopo l’Organizzazione mondiale della Sanità, dopo il rapporto Ocse, dopo le proteste delle Associazioni di categoria e dei sindacati, non si è mosso nulla. E la situazione si fa drammatica: in Italia mancano 60 mila infermieri. Una carenza che si abbatte sui lavoratori attivi e soprattutto sui pazienti. Siamo per numero di infermieri per abitante quasi vicini ai livelli del Messico, mentre in Europa abbiamo la metà degli infermieri rispetto agli altri Paesi, con l’aggravante che siamo una Nazione di anziani.

Il problema torna a la farsi sentire ad ogni cambio di governo con la crescita di aspettative e di incontri programmati con i ministri, ma per ora malgrado gli sforzi dei sindacati non si è arrivati a nulla. Il sud come al solito sprofonda, mentre per sopperire alla carenza di infermieri professionisti fioriscono i corsi di Operatore socio sanitario. Figure che sono altro rispetto alle qualifiche e mansioni degli infermieri professionisti. Per paradosso in Italia ci sono, – tranne le allarmanti carenze in alcune discipline come gli anestesisti – dottori a volontà. A segnalare carenze ed eccessi è la Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, Fnopi, che raggruppa 440mila iscritti.

“Già il rapporto tra infermieri dipendenti e pazienti che per rivelarsi ottimale nell’assistenza dovrebbe essere di uno a sei”, calcola Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale Fnopi, “in Italia è in media di 1 a 11 con punte fino a 17-18 e il rapporto con i medici invece di essere uno a tre si ferma a 1 a 2,5. Se guardiamo l’ultimo dato Ocse ci si rende conto che la maggiore carenza è proprio sul territorio che fa abbassare i valori medi, dove oggi la popolazione ha più bisogno per l’aumento della cronicità e della non autosufficienza legato all’età sempre più avanzata”. Quello dell’età e delle cronicità è un altro aspetto allarmante e disatteso, evidenziato anche dall’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico) che torna a ribadire come gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale.

“La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo”, scrive l’Ocse, “quasi il 20% supera i 65 anni di età e nel 2050 circa l’8% degli italiani avrà più di 85 anni. Il sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte ai cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l’assunzione del personale infermieristico”, E nel nuovo Rapporto si sottolinea che “gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nel fornire assistenza sanitaria non solo negli ospedali e negli istituti di assistenza a lungo termine, ma sempre più anche nelle cure primarie e nelle strutture di assistenza domiciliare”.

Dagli appelli e allarmi, passando alla realtà concreta la carenza di infermieri è una delle tante tegole che cadono sulla testa delle famiglie che non sanno come districarsi nell’assistenza di un congiunto in difficoltà o alle prese con malattie croniche. Di questa necessità che ha punte drammatiche torna a parlare la Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri che sollecita un drastico cambio di passo. “Senza un nuovo modello di assistenza andrà a totale discapito dell’assistenza”, sottolinea la Federazione, “lo abbiamo detto chiaro: la cronicità e la demografia in genere con l’incremento dell’età e della vita media, aumenteranno i bisogni di assistenza e gli infermieri non solo possono, ma devono essere messi in grado di esprimere il massimo delle loro potenzialità sia in termini quantitativi che qualitativi.

Un mancato intervento oggi non avrà possibilità di essere riparato domani. Lo scenario da ricercare è quello di una ‘trasformazione strutturale’ nell’organizzazione del lavoro con una crescita professionale degli infermieri che permetta di allargare il loro perimetro di azione alleggerendo il lavoro medico e consentendo ai medici stessi di focalizzarsi su aree di cura in cui fanno realmente la differenza”.

Per risolvere la carenza cronica di infermieri, in questi anni sono state create nuove figure professionali come quella dell’assistente e operatore socio-sanitario, riducendo così il carico di lavoro degli infermieri specializzati che, tuttavia, storicamente svolgono anche compiti di pulizia e movimento dei pazienti. Gli infermieri, infatti, hanno un ruolo difficilmente sostituibile declinabile in assistenza sanitaria.

La carenza di infermieri, soprattutto in ambito assistenziale domiciliare, viene poi sostituita con una domanda crescente di badanti, assistenti e operatori socio-sanitari che come presenza numerica eccede addirittura quella degli infermieri. Le indagini stimano che gli stranieri che in Italia lavorano nella assistenza a casa di magari cronici sono circa 500 mila. La carenza dell’assistenza pubblica e i cambiamenti sociali delle famiglie italiane hanno inoltre incrementato il mercato dell’assistenza con le badanti private, che per la maggior parte sono straniere.

In questo quadro così complesso e all’apparenza senza soluzioni arrivano anche lei sollecitazioni dall’Organizzazione mondiale della Salute che sottolinea i ritardi dell’Italia a mettere in campo misure concrete. “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione che chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”. E per farlo secondo L’Oms l’Italia, “deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza, senza disuguaglianze, deve aumentare il numero di infermieri”. Vedremo cosa accadrà ora con le nuove richieste presentate al neo ministro Speranza, che poi sono le stesse presentate all’ex ministro Giulia Grillo.

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