giovedì, 27 Gennaio, 2022
Ambiente

Legambiente: “Burocrazia blocca ‘fonti verdi'”

Nell’Italia del sole e del vento, le rinnovabili faticano a decollare, anzi, il più delle volte sono ostacolate da una burocrazia farraginosa, ma anche da blocchi da parte di amministrazioni locali e regionali e spesso dalla disinformazione dei cittadini. A metterle sotto scacco matto sono normative obsolete, la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni, la discrezionalità nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale, vincoli da parte delle sovrintendenze, norme regionali disomogenee tra loro a cui si aggiungono contenziosi tra istituzioni. È quanto emerge dal nuovo report di Legambiente “Scacco Matto alle rinnovabili. Tutta la burocrazia che blocca lo sviluppo delle rinnovabili favorendo gas e finte soluzioni” in cui l’associazione ambientalista racconta e raccoglie venti storie simbolo di blocchi alle fonti pulite, che riguardano tutta la Penisola, dal Nord al Sud Italia.

“Se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta venisse realizzato, l’Italia avrebbe anche già raggiunto gli obiettivi climatici europei – si legge nel report – . In Lombardia servono una spinta all’agrivoltaico e norme più snelle per il fotovoltaico sui tetti”. Nell’analisi si evidenziano i ritardi sui quali pesa anche il ruolo del ministero della Cultura, a cui Legambiente chiede una netta semplificazione delle procedure per le autorizzazioni del fotovoltaico integrato sui tetti nei centri storici, perché altrimenti le soprintendenze continueranno a dire sempre no, a beneficio di chi vuole fare fotovoltaico a terra e nuove centrali a gas.

“La poca chiarezza dei processi attuativi e la contraddittorietà di alcune norme sono spesso causa delle opposizioni dei territori all’installazione di impianti che possono rappresentare una svolta importante per la produzione di energia pulita – spiega Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia -. Anche in Lombardia è urgente snellire le procedure, in particolare per la realizzazione dell’agrivoltaico”.

Tutti questi ostacoli stanno mettendo a rischio il raggiungimento degli obiettivi europei climatici che prevedono una riduzione del 55% delle emissioni, al 2030, rispetto ai livelli del 1990 e una copertura da rinnovabili del 72% per la parte elettrica. Un obiettivo preciso per mantenere la temperatura al di sotto del grado e mezzo e che l’Italia con i suoi 0,8 GW di potenza media annua installata negli ultimi 7 anni rischia di veder raggiunti non prima del 2100. Eppure, sottolinea Legambiente, “se anche solo il 50% delle rinnovabili oggi sulla carta arrivasse al termine dell’iter autorizzativo, la nostra penisola avrebbe già raggiunto gli obiettivi climatici europei”.

Nel report Legambiente ricorda che tra le prime criticità che investono lo sviluppo delle fonti rinnovabili, nel nostro Paese, c’è la mancanza di un quadro normativo unico, aggiornato e certo in grado di mettere ordine e di ispirare le decisioni di tutti gli attori coinvolti nei processi di valutazione e autorizzativi.

Il principale riferimento è il decreto interministeriale del 10 settembre 2010, emanato dal ministero dello Sviluppo economico di concerto con il ministero dell’Ambiente (ora Ministero della Transizione Ecologica) e il ministero per i Beni e le attivit Culturali. Un testo che ha ormai quasi 12 anni e risulta obsoleto rispetto a quanto è cambiato non solo in termini di conoscenze delle diverse tecnologie, ma anche di innovazione e applicabilità.

Per questo l’associazione ambientalista lancia oggi le sue proposte ribadendo l’urgenza di una revisione delle linee guida, rimaste ferme al Decreto del 2010, con un inquadramento aggiornato del comparto delle fonti rinnovabili e attraverso un lavoro congiunto tra i ministeri coinvolti.

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