sabato, 14 Dicembre, 2019
Economia Editoriale

L’economia sommersa resta un nodo

L’ultimo rapporto dell’Istat sulla cd. “economia non osservata” (relativo al 2017) conferma la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul Pil: dopo il 13% raggiunto nel 2014, il Belpaese si ferma al 12,1%.

Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Ferri, ordinario di economia politica nel Dipartimento di Giurisprudenza, economia, politica e lingue moderne della Lumsa di Roma.

Giovanni Ferri

Professore Ferri, come dobbiamo interpretare questi numeri?
“Dal punto di vista congiunturale si conferma la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul Pil della componente non osservata dell’economia. Un dato, tutto sommato, positivo. L’economia sommersa resta, comunque, una realtà rilevante, particolarmente in alcuni settori. E questo rappresenta un elemento di fragilità sotto due profili”.

Quali?
“Il primo è, senza dubbio, il rispetto dei diritti di chi lavora in questi contesti, in assenza di garanzie e di tutele. Ma, a mio giudizio, per quanto grave possa essere l’aspetto appena descritto, si può ravvisare una ulteriore insidia, rappresentata dal fatto che per ottenere una riduzione dei costi nell’immediato, non si investe
nella tecnologia, nella innovazione, nella qualità del lavoro e nel capitale umano. Le imprese che si muovono in questa direzione non hanno prospettive…”.

Senza contare, poi, le imprese in odore di mafia…
“Questa, ovviamente, rappresenta una ulteriore complicazione per il carattere predatorio delle mafie; parliamo di attività che si muovono in un’ottica rapace, di rapina. Va anche detto che una delle esigenze dell’economia criminale è il riciclaggio per il quale le organizzazioni hanno bisogno di appoggiarsi ad attività regolari”.

Cosa si potrebbe fare per agevolare l’emersione delle attività che si muovono sotto traccia?
“Nelle scorse settimane, come si ricorderà, abbiamo assistito ad un ampio e approfondito dibattito a proposito degli incentivi alle transazioni tracciabili. Questo è sicuramente uno strumento utile. Dare la possibilità ai consumatori di scaricare gli scontrini nella dichiarazione dei redditi, alla stregua di ciò che avviene in altri Paesi del mondo, produrrebbe, a mio giudizio, effetti positivi”.

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