venerdì, 19 Agosto, 2022
Società

Per i loro larghi occhi

L’Italia ha messo in salvo “la ragazza dagli occhi verdi”: la cittadina afghana Sharbat Gula, nota per la fotografia di Steve Mc Curry scattata nel 1984 e pubblicata l’anno dopo sulla copertina del National Geographic, che la ritraeva nel campo profughi di Peshawar. Sharbat simboleggiò la particolare fase che il suo popolo attraversava, così evidentemente espressa dalla profondità dei suoi grandi occhi atterriti.

SHARBAT È A ROMA

Palazzo Chigi ha reso infatti noto che Sharbat è giunta a Roma, grazie alla presidenza del Consiglio che “ne ha propiziato e organizzato l’espatrio ed il trasferimento in Italia, nel più ampio contesto del programma di evacuazione dei cittadini afghani e del piano del governo per la loro accoglienza e integrazione”, dopo aver ascoltato il suo personale appello. Quello già scritto da oltre trentacinque anni nel suo sguardo ed accolto proprio “per i suoi larghi occhi chiari”: il motivo e l’archè, il principio di questo speciale e determinato destino – che la canzone di De Andrè del ‘69 sembra quasi aver tracciato.

DAL VILLAGGIO DI NASIR BAGH

Infatti quegli occhi così agghiacciati e caldi al contempo, sembravano non poter mai piangere – già allora, seppur giovani – come nel testo, dove “non piangono mai”. Oggi la ragazza della fotografia di notorietà planetaria ha 48 anni ed è madre di quattro figli, e come confermò lo stesso Mc Curry dopo aver fatto ritorno in Afghanistan nel 2002 in seguito alla fine del dominio talebano: “la sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa” – quando l’aveva ritratta bambina in mezzo alla sua classe nella tenda adibita a scuola del villaggio di Nasir Bagh.

I BAMBINI VENDUTI DELL’AFGHANISTAN

“Anche se non verrai, non li scorderò mai” scriveva Faber; e noi gli occhi larghi e chiari di Sharbat, non li avremmo mai scordati – così come quelli di tutti i bambini che come lo era lei, adesso si trovano ancora lì. Ma non sono stati immortalati da un grande fotografo. Hanno la stessa profondità, lo stesso stupito candore – e non possono scappare. A causa della fame, insieme con le donne, i bambini sono diventati merce di scambio. L’Unicef rileva in merito dati di netto aumento rispetto alla questione delle spose bambine: dalle le cronache locali risulta la vendita di una bambina di 6 anni e di un piccolo di 18 mesi, venduti rispettivamente dalle famiglie per 3.350 dollari e 2.800 dollari. In un altro rapporto una bambina di 9 anni è stata comprata per circa 2.200 dollari sotto forma di pecore, terra e contanti. Neanche ai loro occhi è concesso di piangere, perché nell’atroce contesto quotidiano in cui vivono, probabilmente non avrebbe alcun senso: non sono ormai più occhi di bambini i loro – ma noi, tutto il resto del mondo ha il dovere di continuare a considerarli tali. E di non scordarli mai.

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