mercoledì, 5 Ottobre, 2022
Attualità

Oggi faccia a faccia col Governo. Sindacati sul piede di guerra

Il confronto di questa sera tra sindacati e Governo sulla riforma del fisco, si annuncia difficile. Le ragioni del sindacato sono state annunciate nelle piazze e nei luoghi di lavoro. Il clima è teso, eppure il nuovo faccia faccia, è espressione della volontà di un confronto. Il tema fisco in pochi giorni è diventato materia esplosiva, con i partiti di Governo che sono uniti e le parti sociali pronte a demolire le scelte fatte.
Sindacati e Confindustria si trovano sulle stesse posizioni critiche pur partendo da valutazioni diametralmente opposte.

Un vertice teso

L’incontro che si terrà al Ministero della Economia e Lavoro previsto per le 19, è stato convocato dal ministro dell’Economia, Daniele Franco. Toccherà a lui illustrare la decisione del Governo sul come sono stati ripartiti gli 8 miliardi per il taglio dell’Irpef e la rimodulazione dell’Irap.
Già dalle parole usate si accende la polemica. Secondo la Cgil, il temine “trattativa” è fuori luogo in quanto non c’è stato un percorso comune sul cosa fare. Stesso discorso vale per gli industriali, che non hanno mancato di sottolineare la loro delusione per le scelte del Governo. Ricordiamo che l’intesa raggiunta dai partiti di Governo prevede la riduzione da 5 a 4 le aliquote Irpef. In sintesi la fascia di reddito fino a 15mila resta al 23%, quella 15-28mila va dal 27% al 25%, quella 28-50mila va dal 38% al 35%, mentre oltre i 50mila si passa direttamente al 43%. La ripartizione del fondo da 8 miliardi, prevede 6.5 al taglio Irpef e un miliardo per l’Irap. Su questa divisione si concentrano le critiche.

Sindacati in trincea

Il leader della Cgil, Maurizio Landini rilancia. “La trattativa sul fisco se c’è non può essere che ci convocano per dirci cosa ha deciso la maggioranza e per informarci”, osserva, “Il governo e i partiti devono sapere che se pensano che questo è il rapporto con i lavoratori non si va da nessuna parte. Non siamo disponibili a fare da spettatori”. Nel merito delle cifre la Cgil insiste nel destinare le somme a ridurre il peso fiscale su salari e pensionati. “Per fare una vera riforma fiscale servono più di 8 miliardi”, prosegue Landini, “questi primi 8 devono cominciare ad aumentare i redditi da lavoro e da pensione a partire da quelli più bassi, non ci può essere un’operazione che tutela i redditi medio alti”. Per il segretario Cisl sbaglia il Governo a non aver aperto il confronto con i sindacati. “Il governo sta ancora discutendo al proprio interno”, rimarca Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl, “aspettiamo la convocazione perché vogliamo portare a quel tavolo le nostre valutazioni, le nostre elaborazioni e le nostre proposte”. “Dobbiamo ridurre le aliquote, abbassare gli scaglioni lavorare su detrazioni e no tax area per portare benefici a lavoratori dipendenti e pensionati”, aggiunge Sbarra.
Confindustria in attesa
La posizione di Confindustria è indicata dal presidente Carlo Bonomi. “Tagliare il cuneo riducendo di due terzi i contributi a carico dei lavoratori e di un terzo quelli sulle imprese per più salario e competitività”, propone il leader degli industriali, che sollecita la priorità al Piano nazionale di Ripresa, “che può dare crescita aggiuntiva di un punto e mezzo, ma servono provvedimenti per la ripresa del Pil”, spiega.
Nel merito delle scelte di Governo, Bonomi si dichiara deluso. “Per il taglio delle tasse, otto miliardi sono pochi, ne servirebbero almeno 13”, mentre sull’Irpef “non c’è reale sostegno alle fasce più deboli, lo sconto maggiore è sulla fascia reddito 40-45mila euro, per le imprese non c’è nulla”.

Il nuovo fronte del Pnrr

Intanto c’è un nuovo terreno di confronto che si annuncia delicato nel rapporto tra Governo e sindacati, ed è quello sul Piano nazionale di Ripresa. A rompere il silenzio è stata la vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, al termine della prima riunione sul Pnrr che si è tenuta a Palazzo Chigi. “Positiva l’apertura del tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale sul Piano di Ripresa e Resilienza, ma sono trascorsi ben cinque mesi e ancora stiamo aspettando la definizione del Protocollo nazionale, previsto dalle legge 108, per la partecipazione delle parti sociali alle scelte sugli investimenti del Pnrr”. L’esponente del sindacato inoltre sottolinea le lacune: “Mancano ancora le linee guida per l’attuazione della clausola sociale per giovani e donne. È importante che tutti gli investimenti del Pnrr siano vincolati al 30% di assunzioni dedicate alle donne e al 30% ai giovani”, propone Gianna Fracassi che aggiunge, “Crediamo che le scelte necessarie a definire gli investimenti utili al Paese e al mondo del lavoro debbano essere realizzate con il coinvolgimento e la partecipazione dei sindacati”.

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