mercoledì, 16 Ottobre 2019
Società

Il peso della valigia

Disclaimer: non sono un Millennial per un pelo, ma sono emigrato. Perché? In breve, per investire su me stesso. Niente di nuovo sotto il sole dell’Italia, terra di emigrati. Infatti, secondo il recente rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione prodotto dalla Fondazione Leone Moressa, il saldo negativo tra giovani che tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato e sono rientrati nel Paese negli ultimi 10 anni ammonta a circa 250 mila unità. 

Un conto salato
Numeri alla mano, il conto presentato dagli esperti della Fondazione é salato. Messa in termini di ricchezza non prodotta, significa 16 miliardi di euro ovvero oltre un punto percentuale di PIL.

In un Paese che già conta il tasso più basso di giovani in Europa, ovvero l’11% della popolazione, l’Italia registra anche un tasso di disoccupazione in questa fascia di popolazione pari al doppio di quello europeo, il 16% contro una media europea dell’8%. Mettendo a fattor comune, potremmo sintetizzare scrivendo: già ne hai pochi, se poi non li fai lavorare… 

Le ripercussioni sono sotto gli occhi di tutti. La prima e più evidente è sul welfare ovvero il vecchio adagio secondo cui se i giovani non lavorano chi paga le pensioni dei nostri padri? Secondo, chi pagherà poi le loro pensioni se nel frattempo il Paese non ha innovato e creato nuovi posti di lavoro? 

Dagli immigrati l’opportunità
Una risposta, sostengono in Fondazione, potrebbe venire dall’immigrazione. Stando alle stime degli analisti infatti, gli stranieri occupati in Italia apportano un valore aggiunto pari a 139 miliardi di euro, ovvero il 9% del prodotto interno lordo italiano. 

Ora, se pensiamo che in totale gli immigrati presenti sul nostro territorio sono oltre 5 milioni, pari a circa il 9% della popolazione italiana, al netto di slogan elettorali di facile presa, l’opportunità è fin troppo evidente per continuare a ciurlare nel manico.

Si tratta di una popolazione più giovane e dinamica, desiderosa di inserirsi e quindi aperta alla multiculturalità, spesso con una lunga permanenza nel paese, operativa in settori chiave come l’edilizia e la cui assenza avrebbe impatti negativi sulla stabilità del nostro tessuto economico.

Italia 2040: quale rischio
Per esempio, stimando gli effetti fiscali di una riduzione dei flussi migratori nel nostro Paese, nel 2040 si registrerebbero 73 miliardi di euro in meno di entrate contributive e 35 miliardi di euro di prestazioni in meno destinate agli immigrati, con un saldo negativo pari a 38 miliardi di euro.  

In altri termini, se ogni dieci anni in Italia si spegne una città grande come Verona e continuano a diminuire i permessi di soggiorno per lavoro a un ritmo del 10% l’anno, la prospettiva é quella di trasformare l’Italia nel ghetto d’Europa. 

La soluzione
Tirando le somme, il combinato disposto di italiani in fuga e una diminuzione dei flussi migratori porterebbe a gravi squilibri economici e finanziari considerato che la popolazione nostrana invecchia e tra un ventennio un italiano su tre sarà over 65. Cui prodest? Saggio sarebbe invece dare maggiori opportunità ai nostri ragazzi e agli immigrati regolari per far ripartire lo stivale, suggeriscono gli esperti. 

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