sabato, 17 Aprile, 2021
Lavoro

Fisco, stretta anti famiglie

Un classico dei Governi: forti con i deboli e deboli con i forti. Dopo gli annunci contro i grandi evasori – che per lo più hanno sedi legali e finanziarie all’estero – il neo governo Giallo-Rosso si appresta con impegno a far pagare alle famiglie il conto salato della prossima e annunciatissima manovra finanziaria e di Bilancio.

Nel mirino della “lotta all’evasione e lavoro nero”, ci sono finite le famiglie che hanno a carico badanti e colf. Secondo la relazione sull’economia sommersa allegata al documento economico e finanziario del Governo, sono quasi un milione i lavoratori domestici, l’8% del totale dei dipendenti italiani, che però per il 60% non fanno contratto regolari e quindi in parte lavorano in nero.

Si tratta, tuttavia, di lavoratori ma anche famiglie a basso reddito che devono fare i conti con stipendi bassi e bollette che sono salate, in più per la stragrande maggioranza badanti e colf sono impegnate a supporto e aiuto di nuclei famigliari che hanno a carico persone anziane o gravemente malate. L’ipotesi, che potrà diventare legge, è di trasformare badanti e colf in sostituti d’imposta, portando i datori di lavoro (le famiglie che già di guai ne hanno abbastanza) a farsi carico al pari delle imprese, delle tasse dei dipendenti. Su questa idea che viene contestata da più parti sono scesi già in campo la Cisl e il sindacato dei lavoratori del settore Assidatcolf che definisce: “intollerabile fare cassa a spese delle famiglie”.

Il concetto che ha mosso il Governo, trattandosi del recupero di soldi che non sono intercettati dal fisco, che tra colf e badanti sarebbe diffuso il lavoro nero, non solo, con pagamento in contanti e quindi non intercettatile dal fisco (ci sarebbe da discutere su questo ultimo aspetto dal momento che uno dei soldi propri può fare quello che vuole e anche pagare come meglio crede).

Il Governo,se non avrà ripensamenti e non apporterà modifiche a quanto già annunciato,  aprirebbe per le famiglie e per quei nuclei anziani già alle corde per redditi bassi l’assedio della burocrazia che di certo non guarda l’età, lo stato di salute e le condizioni economiche: un altro capitolo di spesa e intrecci burocratici: il datore di lavoro – le famiglie -, infatti, sono obbligate ad effettuare le trattenute mensili a colf e badanti per poi versarle all’erario. In generale, ed è il motivo vero che ha fatto fare un sussulto alle famiglie, l’ipotesi di riforna punta a una totale inversione di tendenza rispetto alla situazione attuale, che prevede che le famiglie versino semplicemente i contributi previdenziali, e che sia il lavoratore a pagare le tasse in dichiarazione dei redditi.

Naturalmente i nuovi conti dovranno essere fatti da Patronati e commercialisti, che pure hanno un loro costo e quindi spese in più. I passaggi burocratici, infatti, richiedono anche una discreta perizia contabile e amministrativa, che non può essere svolta a cuor leggero da un qualsiasi componente di una famiglia a meno che non si abbia disposizione un commercialista in casa. Entrando nel merito dei nuovi obblighi così come previsto dal Governo, bisognerà calcolare i contributi da trattenere, c’è infatti da valutare prima l’aliquota, poi le detrazioni da lavoro – se ad esempio è determinato o indeterminato -; e familiari: – se colf e badanti, ad esempio, hanno coniugi o figli a carico – ; ancora le addizionali regionali e comunali in base alla Regione e al Comune di appartenenza. Insomma, calcoli e passaggi non semplici e se c’è un errore sono previste pure le sanzioni.Secondo il sindacato, il provvedimento rischia di comportare “un ulteriore aggravio alle famiglie, burocratico e amministrativo”. Nel contempo se proprio la riforma deve essere fatta per l’Assidatcolf, bisogna dare più sostegni e incentivi alle famiglie e ai lavoratori, “defiscalizzando il lavoro domestico”.

“Ci sarebbe maggiore potere contrattuale nei confronti di richieste che spesso vengono dal lavoratore”, spiega Teresa Benvenuto segretario nazionale di Assidatcolf, “si avrebbe interesse a dichiarare l’intero orario di lavoro e anche l’effettiva retribuzione. Così i lavoratori domestici pagherebbero le loro tasse, mentre i datori avrebbero un vantaggio sui costi che rispondono a una esigenza di welfare e non a una produzione di reddito”. Per chi invece vede la riforma come pasticciata, ingiusta e penalizzante per tutti, osserva che la conseguenza immediata sarebbe quella di uno uno stipendio più basso per il lavoratore, perché saranno già trattenute le tasse. Inoltre le famiglie sono tenute poi a pagare lo stipendio con mezzi tracciabili.

Attualmente per tutti i datori di lavoro è previsto, – dal luglio 2018 -, l’obbligo di pagare esclusivamente con mezzi tracciabili dal fisco, ora questo obbligo verrà imposto dal 2020 anche alle famiglie. Se il Governo 5S-PD batte cassa e parla di elevato tasso di lavoro nero per imporre la riforma, si tace sul fatto che si tratta di un settore e delle famiglie che sono per la maggioranza a basso reddito, che di certo non navigano nell’oro. Badanti e colf sono lavoratori poveri, con un reddito medio calcolato sui 5 mila 100 euro l’anno, in gran parte lavoratori immigrati. Se c’è un “elevato tasso di irregolarità” per quel che riguarda colf e badanti,  c’è anche da ricordare che una famiglia non è una impresa che può fare utili a compensazione delle spese per i lavoratori ed ha dei precisi adempimenti e obblighi fiscali. In caso di riforma, di fatto per il fisco, la famiglia diverrebbe una impresa.

A far storcere il naso contro la riforma del Governo è il fatto che non si tiene conto che la povertà esiste davvero, d’altro canto, si osserva, le assunzioni regolati hanno un elevato costo sia in termini di stipendio minimo che di contributi Inps di cui le famiglie devono tenere conto nei loro striminziti bilanci mensili, con il rischio che la riforma pro fisco, se non sarà bilanciata da supporti economici – come contributi specifici a chi ha bisogno di golf e badanti – , mandi definitivamente in tilt le famiglie aumentando ancora di più la fascia sociale della povertà che già oggi è tornata al galoppo. Ad accogliere con gelo la nuova legge di Bilancio è stata per ora la Cisl che ha criticamente ricordato come oltre alle famiglie, non ci sono soldi per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici; che agricoltori e autotrasportatori temono il taglio dei sussidi sui carburanti e che le tasse sono già arrivate al culmine, ed una nuova stretta manderebbe in tilt il settore dei servizi, per non parlare dei lavoratori autonomi, gli artigiani e il popolo delle partite Iva. In altri versi l’autunno delle tasse sarà caldissimo e forse anche di barricate.

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