mercoledì, 5 Ottobre, 2022
Ambiente

Green economy. Italia in ritardo. Alleanza pubblico-privato

Promossa dal Consiglio Nazionale della Green Economy, aperta a Rimini la 10ª edizione degli Stati Generali di Ecomondo e Key Energy, l’evento di riferimento in Europa per la transizione ecologica e i nuovi modelli di economia circolare e rigenerativa.

Torna a riunirsi a Rimini il mondo della Green Economy con oltre mille brand che porteranno in fiera le novità tecnologiche dei diversi mondi dell´economia verde, con particolare attenzione alle opportunità che il PNRR e il Green Deal europeo offrono a imprese e pubbliche amministrazioni italiane. Tutte occasioni, però, che senza il coinvolgimento degli operatori non sono realizzabili, come ha fatto notare il ministro Cingolani in un video messaggio inviato a Ecomondo: “Voi – ha detto il ministro – renderete possibile questo complesso cambiamento della manifattura, della gestione energetica, della mobilità, del ciclo del rifiuto e della circolarità che dovranno creare una Italia ancora più competitiva, sperabilmente leader in un mondo capace di produrre ricchezza senza distruggerne, di assicurare un’alta qualità di vita a tutti con un modello di sviluppo per il pianeta e non a spese del pianeta“.

La transizione è garantita solo da joint venture pubblico-private

Ancora una volta, quindi, le istituzioni palesano aspettative alte nei confronti degli imprenditori e dei privati in genere, affinché investano in proprio e in solido in ricerca e innovazione, senza le quali la transizione ecologica potrebbe non vedere la luce. “Sarò felice – ha infatti dichiarato in chiusura di intervento Cingolani – di ascoltare i suggerimenti concreti che provengono dal mondo produttivo e delle associazioni. È a partire dalle vostre proposte, congiuntamente con gli sviluppi geopolitici, che la parte pubblica può assolvere al meglio al ruolo che gli è proprio”. Un lavoro di squadra tra istituzioni, cittadini e imprese, anche secondo Ilaria Fontana, sottosegretario alla Transizione Ecologica, consapevole che “non c’è tempo da perdere per cambiare e che ciascuno di noi rappresenta un pezzo importante di questo percorso”.

L’Italia in estremo ritardo su quasi tutti i fronti

Dalla Relazione 2021 sullo stato della Green Economy in Italia, il nostro Paese non ne esce molto bene. Le emissioni di gas serra, diminuite nel 2020 per effetto della pandemia, sono già tornate a crescere nel 2021 del 6%.  Per quanto riguarda energia e rinnovabili, nell’ultimo anno sono stati installati solo 800 MW di nuovi impianti, mentre per raggiungere il target europeo se ne dovrebbero installare almeno 6.000 l’anno per i prossimi dieci anni. Allarme anche per il capitale naturale. Il nostro è il Paese europeo che preleva la maggior quantità di acqua dolce per uso potabile e si colloca al secondo posto per consumo pro capite. Anche il consumo del suolo continua senza sosta: nel 2020 le nuove “coperture artificiali” hanno riguardato oltre 56 kmq, una media di oltre 15 ettari al giorno, due metri quadrati ogni secondo.

Non è stato neanche raggiunto l’obiettivo di un soddisfacente stato di conservazione dell’habitat e delle specie. Nella trasformazione digitale, presupposto essenziale per la transizione ecologica, l’Italia non primeggia per performance in tecnologie digitali, attestandosi, secondo un’indagine della Commissione europea, sotto la media, davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria. Triplicate Le auto elettriche, che passano da 17.000 del 2019 a 60.000 del 2020, ma ancora molto lontani dal target di 6 milioni di auto elettriche entro il 2030. Buoni solo i risultati nell’economia circolare, per la quale siamo al primo posto tra i cinque principali Paesi europei.

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