martedì, 24 Novembre, 2020
Lavoro

Artigiani: Tasse? Già subiti troppi danni

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Tagli alle spese (ma non si dice dove), più fisco (ma si chiama lotta all’evasione), più rincari (ma viene definita equità); alla fine per far quadrare i bilanci dello Stato bisognerà ridurre i servizi e aumentare le tasse e nel mirino ci sono le imprese, le piccole e medie imprese che in Italia sono sempre state le più spremute. La coperta è corta e qualcuno tra breve rimarrà al gelo. Forse partendo da questa sensazione che le associazioni degli artigiani stanno sfornando idee e progetti: riduzione di tasse, meno burocrazia, più incentivi, all’insegna del “basta fare danni finanziari alle imprese”. Per Confederazione nazionale artigiano (Cna) bisognerà snellire la giunga dei balzelli, e con un una certa amara ironia la Confederazione ha presentato uno studio dal titolo significativo: “Comune che vai fisco che trovi”, per rimarcare la giungla disomogenea di rapporti tra imprese e fisco locale.

Non è da meno la Confartigianato che ricorda al Governo tempo e soldi persi dietro la burocrazia. “La pressione fiscale, mantiene il record negativo anche per la burocrazia fiscale: per pagare le tasse servono 238 ore l’anno, 79 ore in più rispetto alla media dei Paesi Ocse. Ridurre le complessità e il peso degli oneri fiscali è condizione fondamentale per accompagnare lo sviluppo delle imprese”. Insomma Cna e Confartigianato sono pronte ad una sfida che riguarda milioni di lavoratori autonomi che si sentono assediati dal fisco e nel mirino di ogni governo. Così fanno muro e controbattono.

“Ridurre la tassazione sul reddito delle imprese personali e sul lavoro autonomo”, propone la Cna, “rivedere l’Irpef su autonomi e imprese personali, anticipare dal 2019 la piena deducibilità dell’Imu sugli immobili strumentali, aumentare la franchigia Irap almeno a 30mila euro, rivedere i criteri per i valori catastali, agevolare il passaggio generazionale delle imprese individuali, evitare di spostare sulle imprese gli oneri dei controlli attraverso l’uso intelligente della fatturazione elettronica”. Per la Confederazione nazionale artigiani così verrebbe garantito, “un fisco equo e sostenibile per piccole imprese e artigiani”. Il pacchetto di riduzioni delle varie tassazioni, inoltre, a giudizio della Cna sarà: “leva per la crescita e lo sviluppo”.

“La nostra autonomia ci consente di presentare le nostre proposte a qualsiasi governo”, ricorda il presidente della Cna Daniele Vaccarino, nelle conclusioni. “Il primo obiettivo è ridurre il peso delle tasse. Siamo disponibili al confronto e siamo consapevoli delle difficoltà del Paese ma le nostre imprese sono in sofferenza ormai dal 2008”. Vaccarino fa un riferimento anche agli Isa (Indici sintetici di affidabilità) – che sono un’altra rogna per commercialisti e piccole imprese – ribadendo la richiesta di una messa a punto prima di essere impiegati: “Non vorrei che si mettesse in moto un meccanismo simile ai rating delle banche in cui un algoritmo decide tutto”. C’è di più,

Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna lo spiega in modo chiaro per “far ripartire l’Italia” è necessario aprire “una stagione in cui si superi la logica degli interventi emergenziali e scoordinati” e si definisca “un progetto di sviluppo del Paese per i prossimi anni individuando obiettivi e drivers di sviluppo”. Sul cambio di Governo per la Cna le speranze sono le stesse (come le delusioni). “A ogni cambio di governo”, ricorda Silvestrini, “si riaccende in noi la speranza dell’avvio di una stagione nuova tra contribuenti e fisco. Una stagione improntata alla trasparenza, alla semplicità, alla stabilità delle regole e soprattutto alla ragionevolezza del prelievo”.

Stessa musica per Confartigianato che pone l’accento sulle dispendiose e logoranti lungaggini burocratiche, spia di un sistema confuso, approssimativo e che alla fine premia i furbetti a scapito delle imprese e lavoratori perbene. “Il sistema fiscale italiano è farraginoso e barocco, una vera e propria giungla”, fa presente il Segretario Generale di Confartigianato Cesare Fumagalli, “un sistema che va ripensato anche in funzione del tessuto economico del Paese composto per il 98 per cento da micro e piccole imprese”. A cercare di sbrogliare l’intervista perverso tra burocrazia, fisco, lungaggini e anche errori che costano salati alle imprese, ci prova Rete Imprese Italia che ha elaborato delle proposte a tutto campo che potrebbero disinnescare i problemi e ridare una boccata di ossigeno alle aziende.

Secondo i rappresentanti di Rete Imprese Italia: “la semplificazione del sistema tributario non può limitarsi ad interventi spot ma deve basarsi su alcuni capisaldi: il riordino in testi unici di tutte le disposizioni fiscali per tipologia di soggetto, la stabilità delle disposizioni che impongono adempimenti fiscali, la non retroattività delle disposizioni tributarie e la ‘costituzionalizzazione’ dello Statuto del contribuente, l’accorpamento dei tributi che fanno riferimento alla medesima base imponibile, come Imu e Tasi e Irap”

Per Rete Imprese Italia, la sfida a favore di un fisco equo e verso l’innovazione dei sistemi può essere fatta e vinta. “Dopo che con il passaggio dalla fatturazione cartacea a quella elettronica le imprese hanno dimostrato capacità di adattamento alle innovazioni tecnologiche”, riconosce Rete Imprese, “che permettono un controllo puntuale delle singole posizioni dei contribuenti”. Quindi per Cna, Confartigianato, e Rete imprese aziende e lavoratori dimostrato di aver fatto passi avanti, “tocca ora Fisco mostrare analogo impegno abrogando o rimodulando una serie di norme che, nel corso degli ultimi anni, hanno creato danni finanziari alle imprese”.

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