giovedì, 5 Dicembre, 2019
Editoriale Società

Maggiorenni a 16 anni? Sì. Meglio che bamboccioni

Chi vuol far votare i sedicenni deve tener conto che il diritto di voto è legato al raggiungimento della maggiore età: “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età” così recita l’articolo 48 della Costituzione. Quindi per votare a 16 anni bisogna abbassare la soglia della maggiore età di due anni.

Fino al 1974 si diventava maggiorenni a 21 anni. Nel 1975 la maggiore età fu abbassata a 18 anni e milioni di ragazzi andarono per la prima volta alle urne.

Se oggi si decidesse di far conquistare la maggiore età a 16 anni avremo circa un milione in più di elettori ma soprattutto avremo circa un milione in più di maggiorenni con tutto quello che ne consegue.

È un bene o un male?

Nulla è assolutamente bene o male quando si tratta di valutare le prevedibili conseguenze di scelte politiche. Poi ci sono anche le conseguenze non intenzionali che nessun totalitarismo o ideologia è in grado di pianificare.

Abbassare l’età con la quale si raggiunge la “piena capacità di agire” può essere per molti aspetti un bene.

Un diciottenne del 1975 aveva la stessa maturità di un 21enne di qualche anno prima? Forse si e comunque ha dovuto fare i conti con il nuovo status di cittadino “pieno” ed è stato costretto a maturare.

Un sedicenne di oggi ha la stessa maturità di un diciottenne del 1975? Secondo me una risposta univoca a questo quesito è impossibile. Ma di certo oggi a 16 anni si fanno cose che nel 1975 non si facevano a 18 anni.

L’iperstimolazione dovuta alla tecnologia, la facilità di spostarsi e di viaggiare, l’accesso diretto alle informazioni e alla conoscenza diffusa attraverso la rete, la dovizia di mezzi per comunicare e allargare la rete delle relazioni personali, sono elementi che comunque conferiscono ai 16enni di oggi maggiori strumenti di quanti non ne avesse un maggiorenne nel 1975.

Questo significa che la maturità si conquista prima?

Non è detto. A parte l’ovvia considerazione che ci sono 40enni e 50enni ancora immaturi, il problema è che a volte le norme possono stimolare un processo di maturazione che per altri aspetti potrebbe esser invece lento.

Se ad un ragazzo di 16 anni i genitori dicono: guarda che ormai sei maggiorenne e che quindi porti su di te l’intera responsabilità di quello che fai e che non devi più contare sull’ombrello protettivo della famiglia, forse quel ragazzo si darà una mossa, smetterà di chiedere solo i diritti di chi comincia a sentirsi “grande” e si confronterà anche con i doveri del maggiorenne.

Ridurre di due anni la maggiore età potrebbe essere un antidoto alla deresponsabilizzazione dei ragazzi che oggi dispongono di mezzi simili a quelli degli adulti ma, non avendone il peso giuridico e sociale sulle spalle, spesso usano male questi mezzi e combinano disastri.

Si dirà: ma non è rischioso esporre un sedicenne a tanti diritti e doveri in una fase in cui le famiglie spesso spezzate da separazioni e divorzi hanno una presenza debole nella formazione personale dei ragazzi?

Qualche rischio c’è, ovviamente. Ma un 16enne oggi capisce -quando vuol capire- molte più cose di un suo coetaneo di 45 anni fa ed è giusto che non si nasconda dietro il comodo alibi di essere un minorenne e si faccia i calli toccando con mano la realtà.

Una riforma della maggiore età deve essere accompagnata da una serie di adeguamenti normativi specifici in cui il fattore età è rilevante: fumo, consumo di bevande alcooliche, sessualità, autorizzazioni alla guida etc.

Ma la riforma più importante da fare è associare alla maggiore età a 16 anni una maggiore “educazione morale e civile” che tocca alla scuola impartire.

Non parliamo solo dell’educazione civica, intesa come conoscenza della Costituzione e delle regole della democrazia e del vivere comune. La vera formazione personale che la scuola deve essere in grado di dare è quella legata alla responsabilizzazione dei comportamenti dei ragazzi che devono imparare il prima possibile a rispondere delle proprie azioni pagando direttamente le conseguenze dei loro errori.

Non è un lavoro facile. Ma il MIUR dovrebbe rapidamente porre mano ad una revisione dei programmi scolastici e delle modalità di svolgimento della vita scolastica facendo del periodo di studio una vera palestra in cui la responsabilità si insegna con parole e opere da parte dei docenti e si fa praticare agli studenti con rigore e senza buonismi fuori luogo. 

Oggi si cresce prima, ma questa crescita deve essere equilibrata. La maggiore età a 16 anni può essere una sfida per le scuole e le istituzioni formative a togliere i ragazzi dal disorientamento in cui spesso si trovano proprio per lo squilibrio tra dovizia di mezzi e diritti e carenza di doveri e responsabilità.

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