mercoledì, 1 Dicembre, 2021
Ambiente

G20 e Cop26: decisioni gravi e urgenti. La distruzione creativa della transizione verde

La Cop26, a Glasgow dal 31 Ottobre al 12 Novembre, non sarà come le altre. Viene dopo lo shock della pandemia  e nel momento di massima consapevolezza che o si cambia rotta subito, qui ed ora tutti, o lasceremo un mondo di rovine per le giovani generazioni.

I cambiamenti non saranno indolori e non dovranno essere ingiusti. Cosa fare per non sbagliare troppo? Servono democrazie che funzionino bene, classi dirigenti preparate e all’altezza del compito, coinvolgimento dell’opinione pubblica con maturità ed equilibrio. Il contrario della demagogia, del populismo e del vaniloquio cui siamo abituati.

 

Le 5 giornate green di Milano hanno segnato una svolta irreversibile: i giovanissimi vogliono essere coinvolti nelle decisioni sul futuro del mondo. Non è solo buonismo o folklore conformistico la simpatia che viene spontanea nel sentire le voci di adolescenti che urlano, con l’entusiasmo e la semplicità della loro anima, le loro preoccupazioni per il futuro della nostra casa comune.

Il loro è un atto di accusa verso le nostre generazioni che hanno guidato le economie e le società e che non hanno agito per tempo contro la distruzione dell’ambiente. Un grido di allarme che va ascoltato con attenzione e messo al centro delle decisioni mondiali.

L’euforia per il il consenso sempre più ampio verso l’ambiente non deve far dimenticare le conseguenze che questi cambiamenti auspicati avranno sulle nostre società.

 

Gli sconvolgimenti della rivoluzione verde

Quella che definiamo “transizione ecologica” è in realtà una rivoluzione, forse la più grande come portata, dopo l’avvento dell’era digitale. Essa comporterà una modifica radicale del paradigma di riferimento: lo sviluppo non sarà più il parametro principale di valutazione. La compatibilità ambientale prenderà il primo posto nelle decisioni che riguardano la struttura economica, industriale e non , di tutti i Paesi. E non sarà una passeggiata.

Come in tutte le rivoluzioni, tante attività saranno condannate a scomparire, altre dovranno sostituirle, il periodo di transizione non sarà graduale perchè siamo in ritardo e il mondo non può attendere più. Tutto si dovrà fare in fretta. E questo avrà dei costi .Già si vedono le prime conseguenze su quelli dell’energia che vanno alle stelle e che fanno richiedere a molti di non abbandonare in fretta-come sarebbe invece logico e necessario-ilo ricorso a fonti fossili. Ma ci saranno anche conseguenze drammatiche sull’ occupazione che sarà sconvolta nei numeri e nell’organizzazione. Esploderà la necessità di formazione intensa e continua per preparare la nuova forza lavoro alle nuove realtà produttive.

Governo mondiale delle decisioni sull’ambiente

Si tratta di processi non indolori, che rischiano di creare non solo sofferenze in chi perderà il lavoro dovrà chiudere l’attività ma che potrebbero creare nuovi “social divide” ancor più gravi di quelli generati dalla rivoluzione digitale. Siamo di fronte  a quella “distruzione creativa” del sistema economico e che, a differenza dei tempi in cui Joseph Schumpeter coniava questa espressione, riguarda tutti i sistemi economici, e non solo quello tradizionale dell’economia di mercato.

Il 30 e 31 Ottobre Mario Draghi presiederà a Roma il vertice G20 e sarà quella l’occasione per  coinvolgere tutti i Paesi membri di questo salotto dell’umanità , Cina inclusa, in una serie di decisioni importanti, innanzitutto la gestione delle crisi internazionali e la lotta al cambiamento climatico

 

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