sabato, 16 Ottobre, 2021
Cultura

Musei, teatri, biblioteche: spazi di conoscenza e creatività

Torniamo a parlare dei fondi destinati alla cultura dal PNRR insieme alla dottoressa Maria Squarcione, direttrice della Biblioteca interdipartimentale di scienze biomediche dell’Università La Sapienza di Roma.

 

Lei opera in campo culturale da oltre 30 anni, ritiene che le risorse del PNRR stanziate per la cultura siano sufficienti per restituirle il ruolo di motore di sviluppo e innovazione?
Alla cultura sono destinati 4,275 miliardi del PNRR, che si sommeranno ai 1,460 miliardi di euro del “Piano strategico grandi attrattori culturali” del Ministero della Cultura, destinati a 14 interventi di tutela, valorizzazione e promozione culturale, per un ammontare complessivo di oltre 5 miliardi e mezzo di euro. Mi sembra una cifra francamente imponente, così come i 500 milioni di euro destinati ai 12 grandi progetti per lo sviluppo di strategie e piattaforme digitali, per incrementare, organizzare, integrare, conservare il patrimonio digitale di archivi, biblioteche, musei e luoghi della cultura. Si tratta di saperli gestire, soprattutto da parte delle amministrazioni comunali che hanno un ruolo strategico.

La trasformazione dell’Italia si misurerà anche a partire dalla capacità della sua Capitale di tornare ad essere centrale e trainante per l’intero Paese. Cosa si aspetta?
Roma potrà contare su fondi per la digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura, turismo e queste risorse eccezionali si sommeranno ai Fondi strutturali del PON Metro e a quelle ottenibili attraverso bandi e progetti. Mi piacerebbero spazi pubblici destinati al lavoro e alla creatività (digital hub, spazi di co-working, centri culturali); servizi digitali per il patrimonio culturale; il rilancio di Cinecittà come polo internazionale del cinema; sostegni alle creatività diffuse e alla valorizzazione del brand Roma, anche attraverso la costituzione di un tavolo permanente delle città d’arte italiane.

Più in concreto?
Per me la cultura dovrebbe materialmente impattare sulla vita quotidiana dei cittadini. Le biblioteche, ad esempio, vanno trasformate in “palestre”, cioè luoghi dell’apprendimento, di aggregazione e soprattutto di formazione attraverso un ri-orientamento di mission. La scuola da sola non può fare tutto e i luoghi della cultura, biblioteche e musei, dovrebbero accompagnarla soprattutto nel contrasto all’abbandono scolastico (che a Roma è del 10,7% della popolazione scolastica), alla povertà educativa e all’analfabetismo funzionale. Tra l’altro le biblioteche potrebbero anche rappresentare i luoghi della lifelong learning, che mette a riparo dalla marginalità sociale ed economica, nell’epoca della conoscenza. Permetterebbe di rimanere aggiornati, soprattutto sul fronte tecnologico e digitale.

Lei ha deciso di mettersi in gioco in prima persona, candidandosi alle prossime amministrative romane nella lista civica a sostegno di Gualtieri sindaco. Quali sono i primi suggerimenti che darebbe al nuovo sindaco se fosse eletta?
Di creare un circuito di servizi culturali efficienti sulla base di musei intesi come laboratori e teatri o luoghi per le arti presenti in ogni municipio. I saperi non sono depositati in alcuni luoghi per rimanere lì fermi, ma devono diventare conoscenza diffusa e patrimonio comune. Questo è coerente con il paradigma “open data” europeo, che prevede il libero accesso ai dati a tutti e la partecipazione dei cittadini anche alle scienze, tramite piattaforme condivise.

 

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