martedì, 24 Novembre, 2020
Economia

Tassa sul contante? Un’assurdità

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“Prima di dire stupidaggini e di prefigurare l’introduzione di tasse sul contante sarebbe opportuno andarsi a leggere le statistiche internazionali sulle operazioni di evasione fiscale per appurare che la percentuale di illeciti commessi con il contante è vicina allo zero”. Ranieri Razzante, noto esperto internazionale di criminalità organizzata e terrorismo, docente di “Intermediazione finanziaria e Legislazione antiriciclaggio” nell’Università di Bologna (sede di Forlì) è notoriamente una persona mite. Ma quando si tratta di commentare alcune uscite di personaggi in vista che mirano a criminalizzare l’uso della moneta contante riesce a stento a trattenere l’indignazione.

E con la precisione del tecnico sottolinea anche un altro aspetto sul quale spesso molti, compresi gli addetti ai lavori, fanno confusione: “il limite all’uso del contante è stato imposto dal legislatore per motivi legati alla prevenzione del riciclaggio. Per trasferire una somma maggiore di tremila euro è obbligatorio adoperare uno strumento tracciabile. Questo limite – che nulla o poco ha inciso sull’evasione e sul riciclaggio – si applica solo ai trasferimenti tra due soggetti e nulla ha a che vedere con il divieto all’utilizzo del contante”.

Il professor Ranieri Razzante

Professore perché tutti criminalizzano l’uso del denaro contante?
“La criminalizzazione della moneta di conto è anticostituzionale e fuori da ogni logica, in quanto assumiamo come dato che chi possieda o utilizzi la moneta che uno Stato sovrano mette a disposizione, stampandola (noi attraverso la Bce) stia fornendo uno strumento atto a compiere reati. In pratica è come se dicessimo che non si devono produrre armi perché ci sono soggetti che le comprano di frodo. È semplicemente una follia!”.

Come la mettiamo con l’esigenza di evitare la formazione di fondi neri?
“Ci sono due tipi di “nero”. Il primo è quello bagatellare che si produce quando si prende il caffè al bar e l’esercente non emette lo scontrino. Si tratta di una evasione, certamente da condannare, ma minima rispetto alla consistenza totale del fenomeno”.

E poi?
E poi c’è la grande evasione che è data dalle operazioni finalizzate con un bonifico, quindi con uno strumento tracciabile, a fronte di fatture false. Le multinazionali, gli esponenti dei grandi sodalizi criminali per evadere somme ingenti creano società di comodo all’estero che fatturano regolarmente a fronte di prestazioni mai effettuate. In questo caso non si può parlare di evasione fiscale, perché, a monte, vengono pagate regolarmente le imposte, ma si contesta l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. La vera evasione, che oggi si aggira intorno ai 100 miliardi di euro, è fatta in questo modo, con schermature di società, false dichiarazioni, frodi comunitarie all’Iva. La quasi totalità di questi reati viene commessa senza l’uso del contante”.

Questo che cosa comporta?
“Prima di dire stupidaggini e di prefigurare l’introduzione di tasse sul contante sarebbe opportuno andarsi a leggere le statistiche internazionali sulle operazioni di evasione fiscale per appurare che la percentuale di illeciti commessi con il contante è vicina allo zero. Se dovessi fare una evasione fiscale da un milione di euro con valigette piene zeppe di contanti, verrei beccato subito dalla Guardia di Finanza”.

Le monete virtuali possono determinare un qualche beneficio?
“La moneta che si usa negli scambi è quella coniata dallo Stato sovrano che, per legge, siamo obbligati ad accettare. Non si può, invece, imporre il pagamento con moneta alternativa, carta di credito. Questo significa che il negoziante sotto casa non può rifiutare il pagamento in euro. Potrebbe rifiutare quello alternativo in moneta elettronica (carta di credito), perché non è obbligatorio possedere il Pos. C’è, però, una differenza sostanziale da mettere in evidenza. E cioè: le carte di credito sono regolamentate. Le criptovalute (bitcoin e simili) no. Nessun cittadino europeo è, dunque, obbligato ad accettare pagamento in criptovaluta, a meno che il negozio al quale mi rivolgo non rientri in una comunità che ha deciso che si paga in questo modo. Se, dunque, emerge un problema non mi potrò rivolgere ad alcuna autorità monetaria di vigilanza”.

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