lunedì, 25 Ottobre, 2021
Società

Trattare per le istituzioni non è resa alla criminalità

La trattativa Stato-mafia non c’è stata. Ma questo lo sapevamo. Molti non sapevano, e questo è più grave ( parlo da giurista), che non è mai esistito (e ad oggi non risulta) il reato omonimo  nel nostro ordinamento penale.

Non lo sanno molti cittadini, ed è comprensibile. Non lo sanno molti giornalisti, che hanno scritto pagine non documentate e senza approfondimenti giuridici su persone innocenti fino a prova contraria.

Sulla gravità, poi, che non lo sapesse una minoranza, ancorché qualificata, di magistrati, non vorrei infierire troppo. La figuraccia è già troppo evidente, la storia giudicherà. Ma è bellissimo per i nostri studenti all’università, che sono giustamente affascinati dalle materie giuridiche, che ciò che leggono sugli storici manuali di Diritto penale (voglio ricordare quello scritto dal compianto collega e amico Enzo Musco e dal prof Fiandaca) e’ “aggiornato”.

Si obiettera’ che ci sarà ora la Cassazione, ed è vero e l’attenderemo con ansia.

Ma qualcuno (come autorevolmente  Giovanni Bianconi sul Corriere) deve avere il coraggio di riaffermare che un giudice può sbagliare. E che, come egli dice testualmente, “quando alla sbarra finiscono nomi noti e altisonanti…bisognerebbe evitare ogni tipo di strumentalizzazione e speculazione,  oltre che conclusioni affrettate e interessate”.

Il Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri (noto come Ros) ci consegna ogni giorno operazioni eccellenti contro la mafia e il terrorismo. Le nostre Forze dell’ordine sono riconosciute, insieme ai nostri servizi di sicurezza, tra le migliori al mondo.  Commettono errori? Indubbiamente,  come ciascuno di noi. Sono ammissibili gli errori? Per definizione si, perché presupporrebbero – sempre nel diritto vivente – la colpa e non il dolo. E allora vogliamo pensare che in questo caso i magistrati abbiano colpa. Ma la loro “colpa” ha una intonazione diversa per l’ordinamento giuridico del Paese, perché può produrre danni più o meno gravi ai cittadini e allo Stato.

Per questo sono previste norme specifiche sulle loro responsabilità, auspicabilmente da invocarsi da parte degli (inesistenti,  come in questo caso) colpevoli, e dai loro legali.

A ciò aggiungasi  che le regole di “ingaggio” dei nostri organismi di contrasto al crimine prevedono, in  casi ovviamente tassativamente stabiliti, delle forme di “trattativa”. Cosa sono altrimenti i collaboratori di giustizia, gli informatori, le “spie” dei servizi segreti e i loro negoziatori? Sono, in estrema sintesi, persone che trattano con e per le istituzioni, onde evitare danni gravi alla sicurezza del Paese. Negoziazioni ammesse e autorizzate dai magistrati di turno. Lo prevede la legge.

Il Generale Mori e i suoi uomini erano le persone di cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino più di tutte si fidavano ( e cui si affidavano) per le loro indagini.

I lettori devono saperlo. Gli studenti si ogni ordine e grado e le istituzioni, quando giustamente ne ricordano il sacrificio.
E allora. Grazie a Mori e ai suoi,  grazie ai Carabinieri e alle Forze dell’ordine tutte. Ai servizi di sicurezza e ai magistrati.

Quelli, però, che rispettano le nostre leggi e la nostra storia.


*Prof. Avv. Ranieri Razzante, Docente di Legislazione antiriciclaggio – Università di Bologna
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