martedì, 26 Ottobre, 2021
Esteri

Il popolo afgano allo stremo. Aiuti umanitari in difficoltà

Un mese dopo la caduta del Governo di Kabul, sostenuto dagli Stati Uniti, l’Afghanistan affronta una crisi gravissima: milioni di persone che soffrono la fame, una crisi di liquidità a livello nazionale, sospensione degli aiuti e congelamento dei beni da parte di donatori internazionali e timori di brutali violazioni dei diritti umani.  

I politici in Occidente sono alle prese con l’opportunità di impegnarsi con il “nuovo” Governo afghano di estremisti islamici intransigenti – che include terroristi ricercati – mentre il Paese si avvicina al collasso economico.

Prima della presa del potere da parte dei Talebani, l’80% circa del budget del Governo afghano era finanziato dagli Stati Uniti e da altri donatori occidentali. Il 40% del suo PIL proveniva dagli aiuti internazionali. Circa la metà del Paese viveva al di sotto della soglia di povertà.

Della sua popolazione di 40 milioni circa, 14 milioni in Afghanistan sono in condizioni di insicurezza alimentare. Il “Programma Alimentare Mondiale” delle Nazioni Unite afferma che sono necessari 200 milioni di dollari per sostenere i propri sforzi nel Paese fino alla fine di quest’anno.

Cosa significa il Governo dei Talebani per l’economia dell’Afghanistan?

La leadership talebana ha già delineato le politiche relative all’accesso delle agenzie umanitarie nel Paese. Queste ultime dovranno essere supervisionate da un’Autorità chiamata “Commissione per l’ordinamento e il controllo delle società e delle organizzazioni”, che si occupa, appunto, sia delle imprese che delle organizzazioni umanitarie.
Questa “Commissione” supervisionerà la registrazione di tutte le agenzie umanitarie e applicherà il codice di condotta talebano per queste organizzazioni, che include aspetti come la tassazione, la neutralità politica (assicurando che gli operatori umanitari non siano spie) e il rispetto della cultura afgana.

È importante impegnarsi con i Talebani

Neanche due settimane fa, i donatori internazionali – Stati Uniti ed Europa compresi – in una conferenza delle Nazioni Unite a Ginevra, hanno promesso più di 1 miliardo di dollari in aiuti per l’Afghanistan devastato dalla guerra. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha affermato che “il Popolo afghano sta affrontando il crollo di un intero Paese, tutto in una volta”.

Ha avvertito che le scorte di cibo potrebbero esaurirsi entro la fine di settembre e ha sottolineato che sarebbe necessario un impegno con il Governo talebano. Ha aggiunto: “È impossibile fornire assistenza umanitaria all’interno dell’Afghanistan senza impegnarsi con le Autorità di fatto”.

Ma ciò presenta un nuovo dilemma per i donatori, tra i timori di diffuse e violente violazioni dei diritti umani da parte dei Talebani, famigerati per la loro dura e reinventata interpretazione della Shari’a, e le preoccupazioni per nuove opportunità di corruzione e uso improprio dei fondi delle donazioni.

In realtà. quel potenziale enorme di corruzione presente e dilagante in tutto il Paese è un pericolosissimo rischio.

I Talebani controllano le dogane, controllano le tasse, sono sempre stati nel business delle estorsioni fino alla caduta di Kabul, il 15 luglio, e non crediamo né abbiamo motivo per ritenere che cambieranno. Un quarto delle banche del Paese è di proprietà statale, così come la Banca Centrale, il che significa che quei veicoli per spostare denaro nel Paese sono, ormai, tutti sotto il controllo dei Talebani. Chiunque faccia affari con queste banche deve, quindi, affrontare anche il rischio di sanzioni statunitensi.

Mentre le Organizzazioni umanitarie possono scegliere di distribuire i loro fondi tramite istituzioni indipendenti sul campo, queste banche potrebbero non avere affatto la capacità di assorbire, trasferire o utilizzare quell’enorme afflusso di fondi in modo responsabile.

*Ranieri Razzante, Direttore del Centro di ricerca sul Finanziamento del Terrorismo (crstitaly.org)

 

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