giovedì, 27 Gennaio, 2022
Politica

Parlamento dimagrito ma sempre lento

Il quarto voto definitivo del Parlamento sulla modifica alla Costituzione che riguarda la riduzione del numero di deputati e senatori è ormai imminente. Si concluderà così l’iter parlamentare ma non sarà finita.

Infatti le nuove norme, non essendo state approvate a maggioranza qualificata, saranno sicuramente sottoposte a referendum confermativo. Il risultato di questo referendum che si terrà la prossima primavera è abbastanza scontato: vinceranno i SI per confermare il taglio dei parlamentari. Ma dopo questo verdetto la parola tornerà al Parlamento per tre ragioni:

  • la ridefinizione dei collegi e delle circoscrizioni elettorali, come conseguenza della riduzione del numero degli eletti,
  • una nuova legge elettorale che attutisca gli effetti del taglio dei parlamentari sui partiti più piccoli
  • le modifiche ai regolamenti parlamentari

Insomma ci vorrà tempo.

Torniamo al taglio dei parlamentari.

È stato presentato come una riduzione di poltrone. E questo è poco rispettoso della funzione degli eletti dal popolo che non vanno ad occupare cadreghe ma rappresentano la sovranità popolare.

I 5S hanno inoltre enfatizzato il risparmio di 500 milioni di euro come conseguenza positiva del taglio dei parlamentari. Il risparmio ci sarà, ma costituirà una goccia nell’oceano del debito pubblico italiano.

Insomma dire che si tagliano i parlamentari per ridurre poltrone e per risparmiare briciole non è un buon argomento.

Diverso sarebbe stato se i propugnatori di questa riforma avessero insistito sugli effetti positivi di questa operazione sull’attività legislativa e sullo snellimento dei lavori parlamentari.

Ma su questo nulla è stato detto perché nulla succederà. Non basta ridurre i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 per far funzionare meglio i due rami del Parlamento. Anzi. Se non vengono modificati i Regolamenti parlamentari sarà pressoché impossibile far funzionare le 14 Commissioni permanenti di ciascun ramo del Parlamento alle quali si aggiungono numerose Commissioni speciali.

Renzi quando si batté per l’eliminazione del Senato elettivo parava del miliardo di euro di risparmio ma soprattutto insisteva sullo snellimento dell’attività che passava da un bicameralismo perfetto di fatto ad un monocameralismo, sicuramente più rapido nelle decisioni.

Invece, dopo il taglio dei parlamentari propugnato dai 5S , il Parlamento continuerà a mantenere i suoi ritmi, la sua complessità, la lentezza delle procedure nella formazione delle leggi con la complicazione che deputati e senatori dovranno farsi in quattro per coprire tutte le Commissioni e per partecipare ai lavori delle Assemblee legislative.

Insomma chi brinda oggi al taglio dei Parlamentari deve essere consapevole di due cose: che il Parlamento non sarà più snello e veloce e che oggettivamente la distanza tra elettori ed eletti sarà più grande.

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