sabato, 3 Dicembre, 2022
Esteri

Panjshir, la valle della resistenza alle catene dei talebani

La valle del Panjshira nord di Kabul, quale ultimo baluardo della resistenza afghana, è stata assediata dai combattenti talebani, che si dicono pronti – attraverso Inamullah Samangani, membro della commissione culturale talebana – ad annunciare il nuovo governo, dopo tre settimane di gestazione nella forsennata lotta al potere. Sono migliaia gli abitanti sfollati a causa dell’avanzata jhadista nel villaggio di Anabah, a 25 km dall’ingresso della valle che ne conta in totale 115.

Il principio di coscienza e conoscenza

Intanto Ali Maisam Nazary, portavoce della resistenza seppur lontana dalla valle, ha reso noto che le milizie che combattono i Talebani “non cederanno mai”; conferendo alla condizione del resistere una categoria metafisica prima ancora che politica. Poiché – lo sappiamo bene – la resistenza rappresenta un ideale prima di essere una necessità. È forse l’unico stato delle cose, dei fatti che ha bisogno di essere pensato, maturato; e soltanto in seguito a questa interiorizzazione, ad una precisa convinzione d’intenti, può essere concretamente applicato. La resistenza è uno stato dell’anima: un principio di coscienza e di conoscenza.

Il rischio di crisi umanitaria

E nonostante vi sia il rischio di “una crisi umanitaria su larga scala” dato lo sfollamento degli abitanti secondo Ahmed Massoud che guida la resistenza anti-talebana – il principio permane e si fortifica. È questa la forza del principio di resistenza: è irriducibile in quanto tale ed ogni scalfittura non può che fortificarne ed accrescerne l’essenza e dunque il potere. Infatti la valle del Panjshir non cadde mai in mano ai sovietici durante l’invasione degli anni ’80, né ai talebani durante la guerra civile degli anni ’90 – ed ancora si proclama pronta alla strenua resistenza.

Non è tutto perduto

«La nostra patria è in catene. Tutto è perduto? No. Ho ereditato da mio padre, l’eroe nazionale e comandante Massud, la sua lotta per la libertà degli afghani. Questa lotta è ora mia, per sempre» aveva detto il figlio del “Leone del Panjshir” Ahmed Shah Massoud ucciso dai talebani nel 2001, il 16 agosto scorso – d’accordo con il vicepresidente Amrullah Saleh, autoproclamatosi presidente ad interim dell’Afghanistan il giorno seguente. E se nella condizione del resistere è insito un principio consapevole – e non incosciente – di invincibilità, allora benché si profilino quasi certe le previsioni di sconfitta, è ipotizzabile che, in realtà, il Paese non sia ancora del tutto sotto il controllo degli studenti coranici.

Sponsor

Articoli correlati

Papa Francesco: “È la terza guerra mondiale”

Redazione

Un milione di sfollati dopo colpo di Stato in Birmania

Redazione

Immigrazione: 674 migranti soccorsi al largo della calabria, 5 morti

Redazione

Lascia un commento

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:
Usando questo form, acconsenti al trattamento dei dati ivi inseriti conformemente alla Privacy Policy de La Discussione.