domenica, 28 Novembre, 2021
Attualità

L’Italia brucia? Anac e percettori del Rdc contro i piromani

La proposta è facilmente accusabile di malcelata demagogia. 
Provo a giustificarla pensando a quanto più autorevolmente oggi affermato, e cioè che non abbiamo più tempo e terreno da perdere contro le mafie.
L’affare degli incendi si protrae da troppi anni, con le stesse ritualità e una crescente barbarie. La violenza sta in chi appicca il fuoco ma soprattutto in chi ci guadagna.
È un metus mafiogeno, così mi piace chiamarlo, perché parlare di sole mafie è riduttivo. Infatti, per realizzare l’evento criminoso non servono solo i piromani, ma una regia orchestrata da burocrati corrotti e da una rete di imprenditori collusi.
Quello che è mancato a mio giudizio è stato ad oggi il controllo a valle, addirittura più della prevenzione. Quest’ultima è difficilissima, si sa, ma forse incrementare i fotorilevamenti e le reti di sorveglianza video potrebbe contribuire a limitare i danni. Senza dire dell’utilizzo dei droni, incomprensibilmente non diffuso. Le zone colpite sono per lo più sempre le stesse, e questo non è normale né accettabile.
Due operazioni di polizia di questi giorni hanno portato ad arresti: ovviamente un risultato eccellente, ma le pene non sono un deterrente ancora sufficiente.
IL GRANDE AFFARE DEL RIMBOSCHIMENTO
Ora, dopo gli spegnimenti dei roghi, sui cui affidamenti, eccezion fatta per l’esercito e le forze preposte, emergono  molti e datati dubbi. Il grande affare è il rimboschimento, unito al ripristino della situazione dei beni e delle comunità danneggiate.
Se si procederà con le stesse modalità già utilizzate, rischiamo di incanalare aiuti e consulenze in rivoli opporrunamente deviati.
Non abbiamo invece bisogno di nuove assunzioni, in quanto molti italiani sono già “assunti” dallo Stato e in attesa di ricevere un incarico. Da indagini recenti è emerso che circa il 40% di chi riceve il cosiddetto reddito di cittadinanza non ne avrebbe diritto, e su questo l’INPS e la magistratura devono proseguire il loro lavoro.
FAR LAVORARE CHI PERCEPISCE IL REDDITO DI CITTADINANZA
Ma non è possibile più pensare che chi riceva, avendone i requisiti e giustamente, un sussidio per la propria sopravvivenza, non debba restituire allo Stato una prestazione lavorativa. A torto o a ragione, la legge istitutiva del reddito di cittadinanza questo prevede. Avviamo allora alle ricostruzioni di cui sopra questi cittadini, italiani e non, molti dei quali avrebbero certamente voglia e volontà di essere impiegati.
AUMENTARE I CONTRIOLLI DELL’ANAC
Ultimo, ma non meno importante, è il profilo dei controlli. Qualsiasi incarico, affidamento o appalto per far fronte alla pre e post emergenza incendi deve passare direttamente dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, senza limiti di importo. Attraverso un rigido sistema ispettivo, affidato magari agli enti strumentali del Ministero per le politiche agricole, non lasciare nessuno spazio discrezionale alle imprese che fossero mai destinatarie di compiti legati alle calamità incendiarie.
Insomma, qualcosa dovremmo pur inventarci, e ovviamente queste sono banali riflessioni. Quello che fa rabbia è  che le forze in campo, sia umane che in denaro, sono disponibili: usiamole bene, prima della prossima estate.
*Ranieri Razzante, Già Presidente ODV Agecontrol Spa
Direttore Crstitaly.org
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