mercoledì, 1 Dicembre, 2021
Politica

Draghi fa bene all’Italia. Non ceda alle sirene della politica

Prestigio e capacità fanno di Mario Draghi una personalità di assoluta eccellenza. Il suo futuro istituzionale può essere un successo personale e dell’Italia.

Non si lasci però sorprendere dalla sindrome delle telecamere e dalla natura incantatrice e disinvolta delle interessate “narrazioni” politiche. Agisca e unisca il Paese in un disegno di rilancio economico e di tutele sociali. Il futuro costruiamolo insieme con prudenza e lungimiranza.

La lettura dei giornali, i commenti di prestigiosi opinionisti, le sottolineature entusiaste dei giornali esteri raccontano che l’Italia ha trovato nel premier Mario Draghi un leader lungimirante di assoluto prestigio internazionale. Siamo d’accordo e aggiungiamo alcune considerazioni memori che l’Italia ha uomini e donne che sono personalità di eccellenza in molti campi dalla ricerca, all’economia, nel sociale, nella cultura e nell’imprenditoria.

La figura del presidente del Consiglio è in questi giorni al centro di una ovazione generale c’è chi racconta a puntate a beneficio dei lettori il libro di Marco Cecchini “L’Enigma Draghi”, chi come il Financial Time celebra il premier Draghi come: “Artefice del rilancio economico nell’estate dei grandi successi italiani”. Chi lo indica come l’ideatore di una rinascita dell’Italia in chiave di efficienza e risultati concreti. Chi lo indica come un economista che ha a cuore cultura, studi e attenzione verso lo stato sociale e la tutela delle fasce più fragili della popolazione.

Insomma un record di onori e tributi verso le doti dell’uomo la cui riservatezza, sensibilità e semplicità sono apprezzate non solo dalla cerchia dei conoscenti e amici ma da quanti lo conoscono e lavorano con lui.

I fari oggi sono puntati sul futuro del premier, ossia verso quel previsto e annunciato salto istituzionale, che lo vede dalla Presidenza del Consiglio a quello della Repubblica. La pubblicistica nazionale è già al lavoro con ferventi articoli e commenti entusiasti per favorire il nuovo e, se vogliamo, ambitissimo ruolo superpartes di Capo dello Stato. C’è però come in ogni storia umana e istituzionale un rovescio della medaglia: la politica nazionale fa ben presto a gettare dalla torre più alta i suoi ex beniamini.

Non sarà sfuggito che a difendere oggi Draghi c’è una variegata area di ex tenaci avversari all’epoca irriducibili, No Euro, No Bruxelles, No Banchieri, No tutto ciò che poteva avere quel senso di “establishment” come i detestati detentori del potere economico e politico accusati di ogni tipo di complotto. Certo ben vengano i ripensamenti sinceri, d’altronde noi siamo i primi a prendere atto che l’Italia ripiange la moderazione e la lungimiranza istituzionale politica ed economica della prima Repubblica e della Democrazia Cristiana. Si potrebbe dire che il senso istituzionale e sociale dell’Italia di oggi è molto più Dc di quella degli anni 60, avendone accolto tutti i valori e per certi versi i compromessi per il bene del Paese.

Vogliamo ora fare solo una osservazione a beneficio del presidente Draghi e del suo prestigioso prossimo percorso istituzionale. La politica ha assunto la forma di un’onda capricciosa fatta di personalismi, irruenze e insolenze gratuite, di repentini giudizi e di polemiche che durano l’arco di una giornata. La politica però riesce anche ad essere una sirena suadente e incantatrice. Forse questo è il maggior rischio che il “tecnico” il “super Mario” delle eccellenze dei sistemi economici, dei vertici prestigiosi di istituzioni bancarie Nazionali ed Europee, può correre. Essere l’uomo che la politica dei suoi sostenitori mette sotto i riflettori, con troppa fretta e ingenuità. In questo gioco di sindrome da telecamera ci sono molti rischi, dove l’apparire conta per molti leader politici più del fare. Molti dossier, ossia le riforme che gli italiani aspettano da anni sono stati rinviati o smussati. Se ne riparlerà a settembre e in autunno, recitano le cronache con qualche malumore ma non da impensierire. Segno che la mediazione politica c’è stata e ci sarà. Così come ci sarà fino alla fine del semestre bianco un sostanziale appoggio al Governo. Poi il libera tutti in vista delle elezioni di primavera con le inevitabili e scontate turbolenze.

Mario Draghi ha per noi stoffa e prestigio, ma la politica è anche il luogo del possibile, dell’imprevisto, della temuta “eterogenesi dei fini”. Possiamo concludere con un aforisma di François de La Rochefoucauld “Il caso e gli umori governano il mondo”. Quindi presidente Draghi buon Ferragosto e faccia per il bene del Paese, “Tutto ciò che è necessario”. Il futuro istituzionale, invece, costruiamolo con prudenza e con una visione aperta e lungimirante dell’Italia.

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