domenica, 7 Agosto, 2022
Lavoro

Imprese vuote e divani pieni? Così l’Italia non cresce

Politiche attive del lavoro e sostegni certi alle imprese, in Italia manca il personale. Occorre affrontare il tema degli incentivi all’occupazione e alle imprese che assumono. 

Dare tutele a chi perde il lavoro è un dovere, dare sostegni alle fasce più povere ed emarginate è sacrosanto. Sono scelte necessarie, ma lo è anche di più, nel vitale interesse di tutti, il creare lavoro. Favorire in ogni modo l’occupazione. Forse è una precisazione scontata ma quello che sta accadendo in Italia dimostra che stiamo facendo con perseveranza il contrario. Di politiche attive sul lavoro, infatti, non si parla quasi più. C’è forse qualche idea, progetto o iniziativa, di cui il Governo e i sindacati si stanno facendo promotori? C’è qualche presa di posizione chiara accompagnata da proposte che stanno venendo alla luce da parte delle Associazioni di categoria? Si evocano in ogni incontro i fondi europei del Piano nazionale di Ripresa come una panacea per tutto e tutti, ma lo sappiamo che non sarà così.

Il lavoro vero quello che crea sviluppo è purtroppo disincentivato. Gli aiuti alle imprese che assumono sono un susseguirsi di flop, di annunci e promesse mancate. Burocrazie e sovrapposizioni di norme nazionali ed europee, unite al disinteresse generale sulle sorti delle imprese sono fatti obiettivi. Chi ascolta, infatti, le testimonianze delle crescenti difficoltà che arrivano dal mondo del lavoro, da quello delle piccole imprese e in generale dalle fasce produttive? Perché, ad esempio, alcune notizie cadono assolutamente nel vuoto come quella della Cgia di Mestre che nel parlare di evasione fiscale spiega che per le piccole imprese c’è una “evasione di sopravvivenza” perché se un artigiano deve lavorare per onorare il suo debito fiscale con lo Stato (Iperf, accise, Imu, Tasi, Iva Tari etc) fino ad agosto, allora si comprende che tenere aperta una bottega o un laboratorio, è una missione impossibile. Meglio chiudere l’attività, affidarsi alle tutele che sono certe, nessuno potrà fare controlli eppoi togliersi il disturbo di alzare ogni mattina la saracinesca.

Oggi il Paese si trova di fronte ad una verità: la ripresa c’è ma mancano i lavoratori. Le occasioni di occupazione e di impiego si moltiplicano ma manca il personale.

Le difficoltà si registrano in tutti i settori produttivi, siamo al punto che ci sono offerte per 1.2 milioni di posti di cui a malapena solo un terzo (forse) sarà coperto.

I dati di centri di statistica, di controllo e di divulgazione come Excelsior e Anpal sono un bollettino di resa. Settori strategici come quelli della logistica, turismo, trasporti e costruzioni sono alle corde.
Trovare personale con le competenze necessarie diventa impossibile. Ad agosto le posizioni aperte sono oltre 257mila. Il caso degli autisti introvabili è diventato un esempio nazionale. Risultano di difficile reperimento nell’83% dei casi. Ci sono motivazioni serie perché ad esempio il tipo di lavoro non piace, ma c’è anche la rinuncia a formarsi, i nuovi mezzi sono certo più confortevoli, ci sono garanzie e tutele, ma chi è al volante oggi deve avere degli standard di conoscenze tecniche nuove. Compreso una buona conoscenza dell’inglese. Nei bollettini di Excelsior e Anpal emerge che anche in altri settori c’è necessità urgente di addetti, il caso del commercio che ha bisogno di 148mila persone, il turismo di 276mila, trasporti, logistica e magazzini di 84mila.
C’è da riflettere su come sarà possibile attuare un salto, quello che l’Italia deve fare, con queste premesse. A settembre il Ministero del Lavoro tornerà con le forze sociali a discutere di ammortizzatori universali, di cassa integrazione, di sostegni più ampi estesi anche ai lavoratori autonomi. Come detto sono scelte necessarie, ma che ci sia spazio anche per affrontare il rilancio del lavoro. Che ci siano progetti concreti per le imprese e per quanti desiderano lavorare per sé stessi e per il Paese. Non è certo difficile capire che tra il divano e la plancia di un tir si sceglierebbe la più comoda poltrona, ma bisogna anche vedere su un giorno rimarrà in piedi la “casa Italia”. Perché può anche accadere che qualcuno comprerà i nostri debiti, imporrà le sue regole, allora il risveglio sarà duro.

 

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