sabato, 18 Settembre, 2021
Economia

Intervista a Riccardo Alemanno (INT): “Invece di semplificare troppi bonus e oltre 600 esenzioni”

Il dott. Riccardo Alemanno, Presidente dell’Istituto Nazionale Tributaristi e dell’Osservatorio sulla fiscalità di Confassociazioni interviene tecnicamente sulle contraddizioni contenute nel Decreto Sostegni Bis; e auspica  la riforma fiscale necessaria per il Paese per  evitare un grave errore per che altrimenti pagherebbero le future generazioni. 
Presidente Alemanno, Lei è più volte intervenuto sulla necessità di rivedere le spese fiscali per favorire la riduzione e la progressività dell’IRPEF e la semplificazione fiscale. A che punto siamo?
La giungla di detrazioni, bonus e crediti d’imposta di vario genere sono da anni oggetto di dibattiti e di progetti anche da parte delle istituzioni governative e parlamentari, ma ad oggi nessuno ha saputo concretizzarne il taglio a favore della riduzione della pressione fiscale agendo su IRPEF e altre imposte dirette. Comprendo la difficoltà, ma è necessario intervenire nell’interesse generale del Paese superando interessi di parte ed egoismi di categoria. D’altra parte lo ha sottolineato anche il Presidente del Consiglio Mario Draghi nel discorso di insediamento. Pertanto ora siamo in attesa dell’ emanazione della legge di delega fiscale da parte del Governo e vedremo se quanto auspicato sarà tra gli interventi ritenuti necessari per la riforma del fisco. Certamente i segnali che giungono dall’ultimo decreto sostegni bis non vanno in questa direzione poiché l’articolato approvato alla Camera e che il Senato non potrà che approvare per una questione di tempi, è ricco di ulteriori bonus ed esenzioni settoriali.
Cosa non condivide del decreto Sostegni-bis?
In ambito fiscale non può essere quasi mai così netto il giudizio su un intervento normativo. Certo ,abbiamo evidenziato da subito talune necessità come le proroghe sui versamenti da dichiarazione dei redditi e sui termini di presentazione ai fini di ulteriori contributi alle attività produttive, alcune in parte accolte altre no. La contraddizione però è quella che mentre da una parte il legislatore ipotizza la riduzione delle spese fiscali le cosiddette tax expenditures, mi riferisco in particolare al documento sulla riforma fiscale approvato dalle Commissioni finanze riunite di Camera e Senato dopo mesi di audizioni,  dall’altra lo stesso legislatore approva un decreto che aggiunge alle oltre 600 agevolazioni vigenti altri bonus. Diciamo che al netto degli innegabili interventi a favore dei lavoratori dipendenti e delle attività produttive, si sarebbe potuto dare un segnale di semplificazione incrementando i contributi a fondo perduto e non introducendo nuovi crediti d’imposta, esenzioni e aliquote agevolate.
Solo contraddizioni o una specifica volontà del legislatore?
Governo e Parlamento non hanno avuto e non hanno un compito semplice: operare in emergenza è difficile soprattutto in un sistema complesso come il nostro, spero che non sia una specifica volontà ma il risultato di una mediazione delle esigenze di intervento a sostegno della ripresa economica. Ora però bisogna andare oltre agli interventi a pioggia, bisogna dare segnali con interventi tangibili che ridiano fiducia a cittadini e attività produttive. Tutti chiedono a gran voce la semplificazione ma ad oggi tutto è più complesso nonostante un massiccio utilizzo dei sistemi digitali, tutti ritengono non più rinviabile la riduzione della pressione fiscale ma che non si attua con interventi settoriali. Prendiamo la revisione dell’ IRPEF se si riducono le percentuali delle aliquote attualmente in vigore ne beneficeranno famiglie, lavoratori dipendenti e partite IVA, se si andrà a ridurre la pressione fiscale per settori alcuni ne beneficeranno altri recrimineranno l’esclusione.
 
In conclusione  qual è  la sua previsione sulla riforma fiscale?
Non faccio previsioni ed attendo il testo governativo, le nostre proposte le abbiamo depositate nelle sedi istituzionali, posso però dirle che semplificare si può se si vuole, abbiamo un’ occasione unica non sfruttarla per migliorare il “sistema Paese” sarebbe una grave errore che pagheranno soprattutto le future generazioni.
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