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Teheran chiude sul nucleare, ma conferma gruppi di lavoro con Washington. Ghalibaf: “Hormuz sarà gestito dall’Iran”

martedì, 23 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Dopo la conclusione dei colloqui tecnici con gli Stati Uniti in Svizzera, Teheran ha fatto sapere di non prevedere, almeno per ora, visite dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica negli impianti danneggiati. La linea è stata chiarita dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e ribadita dal portavoce Esmaeil Baghaei: “Teheran non ha intenzione di consentire agli ispettori dell’Aiea di visitare i siti nucleari bombardati”.

La posizione iraniana contraddice quanto dichiarato nelle scorse ore dal vicepresidente americano J.D. Vance, secondo cui i negoziati avrebbero portato a un’intesa sul ritorno degli ispettori dell’agenzia Onu. Proprio il dossier nucleare resta quindi il punto più delicato del memorandum raggiunto tra Washington e Teheran. L’Iran conferma il negoziato, ma respinge l’idea che l’accordo implichi nuovi automatismi o concessioni immediate sui siti colpiti.

I colloqui tecnici in Svizzera si sono intanto conclusi con l’istituzione di gruppi di lavoro specializzati. Secondo il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, le prossime fasi negoziali si svolgeranno sotto la supervisione di un comitato di alto livello, con la partecipazione del presidente del Majlis, del ministro degli Esteri iraniano, del vicepresidente degli Stati Uniti e dei primi ministri di Pakistan e Qatar.
Quattro i tavoli previsti: revoca delle sanzioni, nucleare, ricostruzione e sviluppo economico, monitoraggio e attuazione dell’accordo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avvertito che l’efficacia del processo dipenderà “dal pieno impegno verso gli obblighi concordati e dalla loro precisa attuazione”, aggiungendo che dichiarazioni esterne al testo non aiutano il negoziato.

Fondi congelati e controllo di Hormuz

Sul piano economico, il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha annunciato un accordo con gli Stati Uniti per lo sblocco immediato di 12 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, divisi in due tranche da 6 miliardi. L’ambasciatore iraniano all’Onu di Ginevra, Ali Bahraini, ha però precisato che solo Teheran deciderà come usare gli asset sbloccati e che nessun altro Paese avrà voce in capitolo.
Resta centrale anche lo Stretto di Hormuz. Ghalibaf ha ribadito che la gestione della rotta “non tornerà mai più a essere quella di prima della guerra” e che sarà l’Iran a controllarla, pur nel rispetto delle norme internazionali. Teheran ha confermato l’istituzione di un meccanismo di coordinamento con gli Stati Uniti, con linea diretta e centro di contatto per gestire ambiguità o controversie sul traffico marittimo.

L’ambasciatore iraniano a Ginevra ha assicurato che Hormuz è “completamente aperto alle navi commerciali” e senza pedaggi, almeno per i prossimi sessanta giorni. I mercati hanno reagito con un calo del petrolio, mentre i dati Kpler indicano una ripresa dei transiti: lunedì almeno 36 navi con materie prime hanno attraversato lo Stretto, record dall’inizio della guerra, anche se ancora lontano dai circa 120 passaggi giornalieri in tempo di pace. Donald Trump ha commentato da Washington che “le cose stanno andando bene nello Stretto”.

Libano, monitoraggio Usa sulla tregua

Il memorandum riguarda anche il Libano. Teheran sostiene che la fine degli attacchi israeliani nel sud del Paese sia parte integrante dell’intesa e chiede agli Stati Uniti di costringere Israele a rispettare il cessate il fuoco. Il presidente Pezeshkian, in una telefonata con Recep Tayyip Erdogan, ha detto che il Libano deve essere incluso nel processo di pace e che Israele “non deve più avere il diritto di bombardare il Libano e la Palestina”.
Secondo CBS News, il Comando centrale americano ha istituito un sistema di monitoraggio in tempo reale dei combattimenti in Libano, dopo i contatti del segretario di Stato Marco Rubio con il presidente libanese Joseph Aoun e con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

A Washington si aprono intanto nuovi colloqui diretti tra Israele e Libano, con sessioni politiche e militari. Israele dovrebbe proporre un progetto pilota di ritiro parziale da una zona limitata del Libano meridionale, sotto supervisione americana e con l’ingresso dell’esercito libanese.
Intanto i media statali libanesi hanno riferito di due persone uccise da colpi israeliani nel sud del Paese, mentre l’esercito israeliano ha annunciato il congedo, da domenica, di parte dei riservisti schierati nelle comunità di confine. Netanyahu e i vertici della Difesa hanno però ribadito che Israele continuerà ad agire nel Libano meridionale per neutralizzare le minacce e mantenere la zona di sicurezza.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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