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Legge elettorale

Via libera della Camera al piano nucleare: ora il Senato, poi le regole per i nuovi impianti

Il provvedimento apre alla filiera dell’atomo di nuova generazione e alla produzione di idrogeno. La maggioranza parla di svolta per l’autonomia energetica, restano dubbi sui costi.
venerdì, 5 Giugno 2026
2 minuti di lettura

E dunque il ritorno del nucleare entra ufficialmente nell’agenda energetica italiana. Con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, la Camera ha approvato ieri il disegno di legge delega che affida al Governo il compito di costruire l’architettura normativa per la nuova stagione dell’atomo. Il testo passa ora al Senato, dove la maggioranza punta a chiudere l’iter entro luglio per arrivare ai decreti attuativi già entro la fine dell’anno. Non si tratta ancora della costruzione di centrali né dell’individuazione di siti. Il provvedimento ha aperto però la strada a un cambio di paradigma che il Governo considera indispensabile per affrontare la crescita della domanda energetica dei prossimi decenni, sostenere la decarbonizzazione e ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Nella visione dell’esecutivo il nucleare non sostituisce le rinnovabili, ma si affianca ad esse. L’obiettivo è costruire un sistema in cui la produzione da sole e vento possa essere integrata da una fonte programmabile, capace di garantire continuità indipendentemente dalle condizioni atmosferiche.

Tecnologie di nuova generazione

La delega disegna i confini entro cui dovranno muoversi i futuri decreti legislativi. Al centro ci sono le tecnologie di nuova generazione, dagli Small Modular Reactor (SMR) agli Advanced Modular Reactor (AMR), fino ai microreattori. Il provvedimento affronta anche il tema della produzione di idrogeno attraverso energia nucleare, la gestione del combustibile esaurito, il decommissioning degli impianti esistenti e la riorganizzazione delle competenze degli enti coinvolti. Tra le novità più rilevanti compare la possibilità per i Comuni di candidarsi a ospitare le future infrastrutture. I decreti dovranno inoltre prevedere compensazioni economiche e misure di sviluppo per i territori interessati, insieme a procedure autorizzative più snelle e a standard elevati di sicurezza.

Passo importante per l’Italia

Per il Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin il voto della Camera ha rappresentato “un passo importante per il futuro energetico dell’Italia”. Il Ministro ha collegato la scelta alla necessità di preparare il Paese a uno scenario in cui i consumi elettrici cresceranno rapidamente per effetto dell’intelligenza artificiale, dei data center e dell’elettrificazione dei processi industriali e civili. “La domanda è destinata ad aumentare e dobbiamo mettere il Paese nelle condizioni di rispondere”, ha spiegato Pichetto, definendo il nucleare “una scelta di libertà” che dovrà integrare la produzione da fonti rinnovabili. Il Ministro ha indicato l’inizio del prossimo decennio come l’orizzonte temporale per l’impiego delle nuove tecnologie.

Ridurre i condizionamenti esterni

La maggioranza legge il voto come una scelta strategica. Il Vicepremier azzurro Antonio Tajani ha parlato di un passaggio decisivo per rafforzare l’autonomia energetica nazionale e ridurre i condizionamenti esterni. Sulla stessa linea il leader di Noi moderati Maurizio Lupi, secondo il quale il nucleare di nuova generazione consentirà di costruire un piano energetico più stabile e meno dipendente dalle fonti fossili. Sostegno anche da Carlo Calenda, che ha parlato di una battaglia storica di Azione. Per il leader centrista il nucleare rappresenta uno strumento essenziale per garantire indipendenza energetica e contenimento delle emissioni. Forza Italia ha sottolineato soprattutto il tema della competitività. La Presidente dei senatori Stefania Craxi ha richiamato il peso delle bollette sul sistema produttivo e ha indicato nei reattori modulari una delle possibili risposte alle esigenze dei distretti industriali.

Se la maggioranza vede nell’atomo una risposta alla sicurezza energetica, dall’altra parte emergono perplessità sui tempi e sulla convenienza economica dell’operazione. Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala ha spiegato di non avere una contrarietà ideologica al nucleare, ma ha messo in discussione la scelta di investire oggi in una tecnologia che, a suo giudizio, non offre ancora vantaggi economici rispetto ad altre fonti.

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