Ci sono palazzi che custodiscono la memoria d’Italia. Il Palazzo della Farnesina a Roma, imponente complesso in travertino adagiato ai piedi di Monte Mario, è uno di questi. Progettato negli anni Trenta per ospitare la sede nazionale di rappresentanza del Partito Nazionale Fascista (la Casa Littoria), già nel 1940 fu riassegnato come sede del Ministero degli Affari Esteri. Durante il Regno di Sardegna e poi d’Italia e, successivamente, durante la Repubblica il Ministero aveva più volte cambiato sede: dal Palazzo delle Regie Segreterie in Piazza Castello a Torino (1732-1865), a Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria a Firenze (1865-1873), al Palazzo della Consulta in Piazza del Quirinale a Roma (1874-1924) fino, sempre a Roma, a Palazzo Chigi in Piazza Colonna (1924-1959).
Il Palazzo della Farnesina – che deve il suo nome all’areastoricamente appartenuta alla famiglia Farnese, dov’è stato edificato – è rimasto, per oltre un decennio, uno scheletro di cemento, muto testimone delle vicende belliche e del crollo del regime. L’edificio dovette attendere la fine degli anni Cinquanta per essere ultimato e trovare la propria definitiva destinazione. Il taglio del nastro da parte del Presidente del Consiglio Antonio Segni e del Cardinale Clemente Micara, il 12 settembre 1959, non fu soltanto un momento inaugurale. La benedizione solenne impartita dal Vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma fu l’atto con cui la Repubblica “purificava” la struttura per riconsacrarla alla democrazia e all’alleanza occidentale. In quella fase storica, il sacro serviva ancora da lavacro istituzionale una tantum, per poi cedere il passo a decenni di gestione rigorosamente laica della diplomazia italiana.
In questo solco di continua attenzione alle persone che animano l’amministrazione dello Stato va inserita anche l’iniziativa promossa dal Ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani. Il 17 luglio 2023 ha conferito l’incarico di consigliere ecclesiastico a Monsignor Marco Malizia, presbitero del clero diocesano ed ex cappellano militare, formalizzato tramite l’inserimento nel decreto di diretta collaborazione del Ministro. Sotto il profilo amministrativo e funzionale, la scelta introduce una moderna forma di supporto alla persona, calibrata sulle specifiche esigenze di una comunità complessa come quella diplomatica rispetto ai modelli tradizionali di assistenza religiosa presenti in altri settori dello Stato.
Infatti, a differenza di contesti come gli istituti penitenziari, le strutture ospedaliere o le caserme – dove la presenza pastorale risponde a esigenze di continuità assistenziale per persone temporaneamente o stabilmente private della libertà di movimento o inserite in regimi speciali – l’iniziativa del Ministro Tajani si caratterizza per flessibilità e sostenibilità. Si tratta di un servizio offerto a titolo gratuito, privo quindi di oneri per le finanze dello Stato e non vincolante per il personale del Ministero. Il consigliere ecclesiastico opera da un ufficio dedicato al primo piano del Palazzo della Farnesina, offrendo un punto di riferimento umano e morale per chi affronta quotidiani contesti di forte tensioneprofessionale e delicati trasferimenti internazionali.
Il valore di questa presenza ha trovato espressione concreta anche nell’ambito della cosiddetta diplomazia della solidarietà, con l’affiancamento e la presenza attiva di Monsignor Malizia in iniziative di aiuto umanitario, come la spedizione di soccorsi a Port Sudan, a Natale del 2025, nell’ambito del progetto Italy for Sudan della Cooperazione italiana, finalizzato ad alleviare le sofferenze di 2500 minori in condizioni di indigenza.
D’altronde, la valorizzazione della dimensione religiosa in politica estera – dalla tutela delle minoranze cristiane nel mondo, di cui si occupa Davide Dionisi, inviato speciale per la promozione della libertà religiosa e di credo e per la tutela delle minoranze religiose, figura non appartenente alla carriera diplomatica nominata dal Ministro Tajani il 19 maggio 2023, alla cooperazione allo sviluppo che lavora in stretta sinergia con la rete delle missioni cattoliche, e, ancora, alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico, come il restauro e la conservazione dei Luoghi Santi a Gerusalemme – rappresenta uno strumento chiave di soft powerdella nostra diplomazia.
Il momento di più alto profilo istituzionale e spirituale resta comunque quello del 16 aprile 2025, quando il Segretario di Stato della Santa Sede, il Cardinale Pietro Parolin, si è recato in visita alla Farnesina. Infatti, dopo le consultazioni bilaterali con il Ministro e la visita all’Unità di Crisi, il Cardinale ha celebrato una Messa per i dipendenti nel Salone delle Conferenze internazionali, con Monsignor Malizia in veste di concelebrante. L’evento, senza precedenti nell’era repubblicana successiva alla revisione del Concordato del 1984 e l’affermazione del principio supremo di laicità dello Stato, ha testimoniato, attraverso l’ufficialità del contesto e l’altissimo profilo dell’officiante, come la dimensione spirituale possa integrarsi armoniosamente nella vita del dicastero, offrendo un’occasione di raccoglimento e comunità senza intaccare l’autonomia e la natura laica dell’azione diplomatica italiana, che prima di allora aveva limitato i rapporti con la Santa Sede alla sfera della politica estera.
Il bilancio complessivo dell’esperienza, che inizialmente aveva suscitato perplessità e qualche critica, mostra, invece, come l’apertura a momenti di supporto spirituale e alla cura del benessere interiore dei lavoratori rappresenti un arricchimento dell’ambiente di lavoro. L’iniziativa dimostra altresì che la laicità dello Stato, lungi dal comportare l’esclusione della dimensione religiosa, si esprime compiutamente anche nella capacità di accogliere e valorizzare i bisogni della persona all’interno delle istituzioni democratiche.
Presidente del Seminario Permanente di Studi Internazionali





