Il commercio italiano non ha subito uno “tsunami”, ma una profonda ristrutturazione che ha reso le imprese rimaste più solide e competitive. È la lettura proposta da Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conad, intervenendo alla presentazione del primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia.
Negozi, ristrutturazione in atto
“I dati del Rapporto fotografano un comparto profondamente cambiato. È vero che 100 mila punti vendita hanno chiuso, ma parlerei di una ristrutturazione, non di uno tsunami: chi è rimasto oggi è più forte”, ha affermato Lusetti, indicando nel cambiamento dei consumatori la principale sfida per il settore. “I consumi si sono progressivamente spostati dai beni ai servizi. È cambiato il cliente e la grande sfida è comprenderne le nuove esigenze e saperle soddisfare”.
Modo moderno di fare sindacato
Per il vicepresidente di Confcommercio, il Rapporto rappresenta anche un nuovo modello di rappresentanza. «Il commercio si è profondamente evoluto ed è oggi in grado di rispondere in modo moderno ai cambiamenti. Con questo Rapporto prende avvio un nuovo percorso: “un modo moderno di fare sindacato che parte dall’analisi del contesto, delle tendenze del mercato e delle persone. Una grande opportunità per tutti gli associati”.
Commercio il dna del Paese
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, che ha ribadito come il commercio continui a rappresentare il cuore dell’identità della Confederazione. “Sul tema del commercio, che resta il Dna del nostro essere e fare rappresentanza, il pluralismo distributivo è la cifra distintiva della nostra politica associativa, che fa convivere la piccola, la media e la grande distribuzione”, ha dichiarato, sottolineando il ruolo delle imprese del settore come motore di economia diffusa, innovazione, occupazione qualificata e coesione sociale.
No al dumping contrattuale
Sangalli ha inoltre richiamato l’impegno di Confcommercio, insieme alle organizzazioni maggiormente rappresentative, nel contrasto al dumping contrattuale, fenomeno che riduce la qualità dell’occupazione e frena la crescita. Pur in un contesto economico complesso, il presidente ha evidenziato la capacità del commercio italiano di adattarsi ai cambiamenti, mantenendo elevati livelli di competitività in termini di fatturato e produttività.
Battere la desertificazione urbana
Il Rapporto evidenzia come, tra il 2018 e il 2025, le imprese del commercio abbiano reagito alle trasformazioni investendo in innovazione e riorganizzazione. Resta però aperta la questione della desertificazione commerciale, considerata da Sangalli un problema che va oltre gli aspetti economici. “Non è soltanto un dato economico, ma un fenomeno che incide sulla qualità della vita delle persone. Dove c’è il terziario di mercato ci sono vivibilità, sicurezza e relazioni sociali”.
“Sense of Italy”
Per Confcommercio, la rappresentanza significa trasformare gli interessi delle imprese in interessi collettivi, promuovendo una visione della città come bene comune. Il commercio e il terziario, integrati con turismo, servizi e trasporti, contribuiscono infatti a quel “Sense of Italy” che unisce economia, cultura e attrattività del Paese.
Agenda Urbana
Nel suo intervento Sangalli ha infine richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire una concorrenza leale. Illegalità, abusivismo e contraffazione hanno sottratto nel 2025 oltre 41 miliardi di euro al commercio e ai pubblici esercizi, mettendo a rischio più di 284 mila posti di lavoro regolari. Tra le priorità indicate per il settore figurano la riduzione della burocrazia, una fiscalità più equa, incentivi agli investimenti in innovazione e sostenibilità e politiche di sostegno sia alla grande distribuzione sia alle imprese di prossimità. “Serve un’Agenda urbana”, afferma Sangalli, “che valorizzi il ruolo del terziario di mercato nelle città. Occorre una scelta politica che riconosca il commercio come una vera infrastruttura economica e sociale del Paese”.





