Il conflitto in Medio Oriente torna a condizionare le prospettive dell’economia italiana e alimenta nuovi timori sulla crescita. Dopo avere inciso sul Pil nel secondo trimestre, la ripresa delle ostilità tra Iran e Stati Uniti estende i suoi effetti anche ai mesi estivi.
Il Centro studi di Confindustria, nella Congiuntura Flash di lugliopubblicata ieri, avverte che il terzo trimestre “inizia male”: il rialzo di petrolio e gas riaccende le pressioni inflazionistiche, irrigidisce il credito, riduce lo slancio degli investimenti e indebolisce ulteriormente l’industria.
I servizi evitano una flessione grazie al turismo internazionale, ma non mostrano segnali di espansione. L’escalation nel Golfo produce effetti immediati sui mercati energetici. Il Brent risale fino a 91 dollari al barile il 21 luglio, dopo la discesa registrata a giugno, mentre il gas torna a quota 60 euro per megawattora.
La riduzione del traffico navale nello Stretto di Hormuz alimenta nuove tensioni sui prezzi dell’energia e rafforza il dollaro, tornato a svolgere il ruolo di valuta rifugio. L’euro perde terreno e il cambio passa da 1,18 dollari di febbraio a 1,14 nella prima metà di luglio, una dinamica che favorisce l’export dell’Eurozona ma aumenta il costo delle importazioni energetiche.
Il rincaro dell’energia modifica anche il comportamento delle imprese. Il credito continua ad aumentare, ma la domanda si concentra soprattutto sulla liquidità necessaria per sostenere le bollette, non sui nuovi programmi di sviluppo. A maggio la produzione di beni strumentali arresta la crescita e nel secondo trimestre le imprese riducono le previsioni di spesa destinate agli investimenti, un segnale che riflette un quadro di fiducia più fragile. Anche i grafici della Congiuntura Flash evidenziano un netto peggioramento sia delle condizioni sia delle aspettative sugli investimenti.
Consumi
In merito ai consumi il sostegno offerto dal recupero del potere d’acquisto rischia di esaurirsi. Dopo un primo trimestre favorito dall’aumento del reddito reale delle famiglie, la nuova fiammata inflazionistica limita la capacità di spesa. Le vendite al dettaglio crescono appena dello 0,1% in volume e a giugno gli acquisti di automobili arretrano dell’1,5%, confermando un clima di maggiore prudenza.
L’industria continua a rappresentare il comparto più esposto. A maggio la produzione cala dello 0,3%, frenata dalla diminuzione dei beni intermedi (-0,8%) e dei beni di consumo (-0,5%), mentre soltanto il comparto energetico registra un incremento del 4,6%. Anche il PMI manifatturiero scende a giugno, pur restando sopra la soglia di espansione, segnale che la domanda perde intensità dopo la fase di accumulo delle scorte.
I servizi mostrano una maggiore capacità di tenuta grazie al ritorno dei visitatori stranieri. La spesa dei turisti esteri aumenta del 6,2% su base annua a maggio e contribuisce alla stabilizzazione del comparto. L’indice PMI dei servizi risale a 50,2 punti, coerente con il miglioramento della fiducia delle imprese, ma resta insufficiente per sostenere una crescita significativa dell’economia.
Commercio con l’estero
Anche il commercio con l’estero presenta un quadro disomogeneo. A maggio le esportazioni diminuiscono dello 0,4% a prezzi costanti, pur mantenendo un saldo positivo nei primi cinque mesi dell’anno. Crescono le vendite verso Svizzera e Cina grazie a metalli e farmaci, mentre il Mercosur registra un’accelerazione superiore al 21% nel primo mese di applicazione dell’accordo commerciale. In flessione, invece, le esportazioni dirette verso Stati Uniti, Spagna e Turchia. Lo scenario internazionale resta incerto. Nell’Eurozona la produzione industriale migliora in Germania e Spagna, mentre la Francia rimane stagnante.
Negli Stati Uniti la Federal Reserve rivede al ribasso le stime di crescita e il mercato del lavoro mostra i primi segnali di indebolimento. La Cina rallenta, con un Pil al 4,3% nel secondo trimestre, ma continua a sostenere l’industria e l’export, trainato dalla domanda di semiconduttori legata all’Intelligenza Artificiale.
L’analisi del Centro studi dedica un approfondimento all’inflazione, considerata uno dei principali fattori di rischio per la crescita. Dopo il picco del 3,2% registrato a maggio, i prezzi mostrano un lieve rallentamento a giugno, ma Confindustria invita a non interpretare il dato come un ritorno immediato alla normalità. Secondo le previsioni della BCE, il rientro verso il 2% richiederà tempo e il livello dei prezzi continuerà a incidere su consumi, investimenti e fiducia.
Anche la componente core potrebbe accelerare nei prossimi mesi, mentre il rialzo dei tassi deciso a giugno contribuirà a irrigidire ulteriormente il credito. Il rischio, conclude il rapporto, è che l’effetto combinato di inflazione, costo dell’energia e minore fiducia delle famiglie continui a frenare l’economia italiana anche nella seconda parte dell’anno.





