La vasta indagine per corruzione condotta dal procuratore generale delle Hawaii ha portato venerdì a una incriminazione da parte del gran giurì, che ha emesso 12 capi d’accusa contro cinque figure politiche e amministrative dello Stato. L’inchiesta, durata sei mesi, nasce dal caso federale che aveva già portato alla condanna dell’ex rappresentante statale Ty Cullen e dell’ex senatore Kalani English.
La vicegovernatrice Sylvia Luke è la figura più in vista tra gli imputati: è stata incriminata per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione e falsificazione di documenti elettorali. Tra gli altri imputati figurano l’ex direttore dei Servizi Umani Ryan Yamane, accusato di associazione a delinquere e corruzione (cauzione 150.000 dollari), l’amministratore aeroportuale Ford Fuchigami, incriminato per corruzione, uso di documenti falsi e ostruzione alla giustizia (cauzione 80.000 dollari), e l’ex presidente della Commissione per i Servizi Pubblici Leo Asuncion Jr., accusato di falsificazione di documenti elettorali e ostruzione (cauzione 80.000 dollari).
Il quinto imputato, il lobbista Tobi Solidum, è accusato di associazione a delinquere e tre capi di corruzione. Le incriminazioni seguono una lunga sessione del gran giurì, durante la quale sono stati ascoltati diversi testimoni, tra cui Cullen, che nel 2022 aveva collaborato con l’FBI indossando un microfono durante una cena con Luke e Solidum.
La registrazione di quell’incontro è ora parte dell’atto d’accusa: Solidum discuteva della consegna a Luke di due donazioni elettorali da 5.000 dollari ciascuna e prometteva fino a 70.000 dollari aggiuntivi per la sua campagna da vicegovernatrice, in cambio del sostegno al suo programma di test COVID‑19. Secondo l’accusa, Solidum avrebbe inoltre pagato oltre 1.000 dollari in contanti a Yamane e 7.000 dollari a Fuchigami, mentre cercava l’approvazione di un progetto di test COVID da 54 milioni di dollari finanziato dal governo federale.





