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L’Autonomia differenziata sulla salute rompe l’unità D’Italia

domenica, 26 Luglio 2026
2 minuti di lettura

Sono Chirurgo da molti anni e conosco per profilo di carriera molto bene la realta’ ospedaliera del Nord e del nostro Sud Italia. Scrivo perché sono molto preoccupato di come si stia indirizzando la Legge sulla Autonomia differenziata in tema di sanità. Infatti il dibattito pubblico su questo tema comincia a stimolare l’interesse di ogni cittadino italiano perché d’ora in poi ne va di mezzo la sua salute e quella dei cari di cui dovrà occuparsene. Ma cosa avevano davvero in mente i Costituenti quando, con la riforma del Titolo V del 2001, introdussero l’articolo 116 terzo comma?: creare una porta più aperta, ma non spalancata, verso una differenziazione delle competenze regionali creando più elasticità organizzativa in base a certe esigenze locali.

Il disegno costituzionale era questo e dice che le Regioni a statuto ordinario possono ottenere «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia» su alcune materie di competenza concorrente, tra cui anche la tutela della salute. Ma questa apertura legislativa non era un assegno in bianco: l’articolo 117, lettera m, lascia comunque allo Stato la competenza esclusiva sulla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, i cosiddetti LEP, che devono valere in modo identico da Bolzano a Lampedusa. Il presupposto logico, prima ancora che giuridico, è semplice: si può discutere su come si organizzano i servizi, non su quanta salute, istruzione o assistenza spettino a un cittadino a seconda del codice di avviamento postale in cui è nato.

Il progetto oggi in cantiere rovescia questa sequenza. La legge Calderoli, la 86 del 2024, in parte bocciata dalla Corte costituzionale con la sentenza 192 dello stesso anno, ne ha censurato proprio il cuore del problema: i LEP non possono essere fissati con decreti del Presidente del Consiglio, sottraendo la materia al Parlamento, e non si possono trasferire funzioni prima di aver quantificato le risorse necessarie a garantirle ovunque allo stesso modo. Era, in sostanza, un richiamo all’ordine costituzionale: prima i diritti uguali per tutti, poi eventualmente l’autonomia su come erogarli. La risposta della Maggioranza, nella legge di bilancio 2026, ridetermina questi concetti e sancisce che i Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria, i LEA, vengono equiparati ai LEP, come se fossero la stessa cosa. Non lo sono.

I LEA sono un elenco di prestazioni che il Servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire, ma che nei fatti non garantisce in modo uniforme: lo dimostrano la mobilità sanitaria verso il Nord, le liste d’attesa che si allungano soprattutto al Sud, la spesa privata delle famiglie che spesso sostituisce quella pubblica. Trasformare questo elenco disatteso dei LEA nel parametro costituzionale dei LEP significa aggirare la sentenza della Consulta invece di darle seguito, e aprire la strada, come è avvenuto il 18 febbraio 2026, alle intese preliminari con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria, che includono ora anche la tutela della salute tra le materie devolute. Da medico prima ancora che da osservatore, questo passaggio mi preoccupa più di altri.

La sanità non è una materia come le altre: è il terreno su cui si misura in modo più immediato l’uguaglianza reale tra i cittadini. Se alle Regioni più ricche viene riconosciuta la facoltà di trattenere gettito fiscale aggiuntivo e di stabilire tariffe di rimborso proprie per le strutture sanitarie, il rischio non è teorico ma clinico: pazienti che già oggi si spostano per centinaia di chilometri per curarsi vedranno consolidarsi, non ridursi, quel divario. Non è un caso che alcune Regioni del Sud, la Puglia in testa, abbiano annunciato ricorso alla Corte costituzionale contro le intese approvate. La differenza, allora, non è tra chi è favorevole e chi contrario all’autonomia in sé, prevista e legittimata nella nostra Carta costituzionale. La differenza è tra un’autonomia che si deve costruire sopra una piattaforma di diritti uguali per tutti, come volevano i costituenti, e un’autonomia che si vuole costruire scavalcando quei principi e creare un nuovo Nord più ricco con un Sud sempre più povero. La Costituzione consente alle Regioni di correre a velocità diverse; non consente che a viaggiare in classi diverse siano i diritti fondamentali dei cittadini.

Antonio Cisternino

Antonio Cisternino

Medico-Chirurgo
Responsabile nazionale Sanità UDC

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