sabato, 27 Novembre, 2021
Cultura

Un po’ di introspezione

Ancora distanziamento, ancora mascherine al chiuso, ancora prudenza. Scalpitiamo per uscire, andare in vacanza, riunirci con gli amici, frequentare locali affollati. Incontrare gli altri. Bellissimo certamente. Ancor più bello se a ritrovarsi, scambievolmente, è anche una nuova parte di sé, scoperta o rinnovata nella quieta e lenta introspezione, durante le lunghe giornate di pandemia. Avremmo dovuto imparare, ce ne è stato concesso il tempo, a guardarci l’anima senza ipocrisia, a rispettare di più la sostanza essenziale del nostro essere, ad avere pietosa misericordia per il nostro stesso misero cuore.

Dal Manifesto 2017 dello Spazialismo dell’Anima

La Teologia Morale spiega che l’impronta del Creatore è impressa in ogni creatura, nel punto più profondo del nostro essere, lì dove spirito ed anima si toccano. Lo Spazialismo dell’Anima illustra come da quella stessa sede, insondabile, provenga la riflessione in noi della Luce di Dio, “quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9).

E’ questa la spiegazione della presenza di cristalli in tutte le opere; alcuni illuminano, altri riflettono.”

Presentazione dell’opera

L’opera è “Signore Tu mi scruti e mi conosci”. E’ l’inizio del Salmo 138, versetto 1, che continua: “..Tu sai quando mi corico e mi alzo..”, e ancora dopo dice: “..non è ancora sulla mia bocca la parola e già Tu Signore la conosci tutta..”. Infatti, a volte, neanche terminiamo di esprimere qualcosa e ci troviamo già esauditi o comunque compresi, se leggiamo correttamente i fatti che successivamente si verificano. Credo che questa sia un’esperienza comune a tutti noi, anche se ne siamo più o meno consapevoli; però è interessante vivere questa consapevolezza, perché ci fa cogliere che la nostra vita è preziosa, e il nostro cuore veramente compreso da Dio, e amato.

La disposizione dei cristalli segnala l’espressione spirituale dell’opera. Per questo, la luminosità che essi irradiano è visibile non solo a seconda delle sfaccettature che essi mostrano cioè di come sono posizionati sulla tela, ma anche, principalmente, a seconda della postazione in cui si trova l’osservatore. La luce dei cristalli che noi recepiamo è conseguente alla nostra posizione rispetto alla tela, esattamente come la Luce di Dio che noi riceviamo è conseguenza della disposizione del nostro animo nei Suoi confronti. La percezione tanto della luce quanto della Luce, quindi, dipende da noi.

Abbiamo tutti la stessa possibilità, anche se con una differente capienza a seconda della natura di ciascuno, come intende San Tommaso d’Aquino, di accogliere la Luce, come anche la possibilità di poterla rifrangere. La differente misura in cui, poi, questa possibilità si concretizza realmente dipende da quanto ciascuno di noi subordina la prospettiva propria, cioè conseguente ad una propria scelta, alla prospettiva dettata, invece, dall’irradiazione della Luce di Dio. Dipende, cioè, da quanto siamo disposti a subordinare la volontà nostra a quella di Dio, quindi da quanto più spazio lasciamo a ciò che viene da Dio rispetto a ciò che dipende dal nostro arbitrio libero.

La fede è accettazione arresa e totale della Luce. Tutti siamo chiamati ad essere santi, perchè questa potenzialità è uguale in tutti, ma ciascuno di noi può scegliere, o rifiutare, di riflettere, od oscurare, il raggio della Luce di Dio che ci illumina, e che illumina ogni uomo.

Quest’opera fa parte della prima produzione dello Spazialismo dell’Anima ed è stata esposta nel 2017 alla Mostra-Manifesto in Vaticano e a Berlino, Galerie Pinna.

Spiegazione dell’opera

Il sottotitolo è “Santa Teresa d’Avila”, perché Santa Teresa diceva che quando una stanza è buia non vedi lo sporco che c’è, ma basta che entri anche solo un raggio della Luce di Dio per vedere tutta la polvere, tutto il pulviscolo che c’è dentro di noi, che c’è nella stanza ma che è anche nella stanza della nostra anima.

E’ stato detto, vedendo quest’opera, che il fascio di luce sembra quello che, nella pittura sacra, viene a sottolineare un miracolo. Ed effettivamente, è un miracolo ogni volta che ciascuno di noi riesce a vedere quello che c’è dentro la propria anima.

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