martedì, 21 Settembre, 2021
Cultura

I diritti dimenticati dei figli e la “Solitudine delle ciliegie”

Quando la poesia incontra la prosa, la vita di Rodolfo un ragazzino della provincia abruzzese assurge a Storia. Con il romanzo di formazione,Il Tempo delle Ciliegie” edito da Fabiano Castaldo, l’avv. Gianlivio Fasciano, già vincitore del premio Paolo Villaggio 2019 un libro per il cinema, partecipa all’edizione2021 del Premio IusArteLibri, per dare dignità al silenzio dei minori ed al loro  diritto ad essere ascoltati, prima di divenire parti processuali.

Sui diritti “dimenticati” dei nostri figli intervengono l’avv. Ester di Napoli, Responsabile del Ministero per le Politiche sociali, la penalista Nadia Boni, lo scrittore Emanuele Gagliardie due dei grandi E-lettori -Giurati Flaminia Marinaro e Giampiero Stancati. Tutti concordi nel riconoscere la profondità della scrittura  e la densità dello smarrimento del giovanissimo protagonista alla ricerca delle sue vere radici.

Il libro si apre con una lettera di un padre al figlio. Quale parte di te prevale in questo delicatissimo romanzo?
Il figlio. Si resta figli per sempre anche se si diventa padri. Anche da adulto le paure di Rodolfo risuonano in me e per amplificarne il peso ho ambientato il romanzo in una dimensione di ottuso provincialismo che conosco molto bene.

Il titolo rievoca un film, un must per tutti gli adolescenti anni ’80.
L’assonanza con  Il Tempo delle mele  è evidente. Ma le atmosfere sono diverse. Il protagonista è un ragazzino bullizzato che si vendica con bugie e dispetti. Il nonno è un uomo normale che serve solo a fargli compagnia durante le vacanze. Rodolfo non ha figure di riferimento è davvero solo e da solo va alla ricerca di una terribile verità sul padre.  Sullo sfondo non c’è Parigi e nonostante tutto qualcuno ha ritenuto che il libro sia per il cinema. Forse perché il cinema accende i riflettori anche sulla banalità del vivere.

Per la presentazione del tuo libro, le voce narranti sono state quelle dell’avvocato -attore Alessandro Coccoli e dell’attrice Carolina Zaccarini.  Le parole lette risuonano più di quelle scritte?
Ascoltare una storia è sempre più emozionante che leggerla. Ogni volta che sento leggere un brano del mio libro mi stupisco di aver dato cosi tanto suono al silenzio di Rodolfo. Se ogni semplice diario di ogni ragazzino venisse letto, tutto il suo mondo interiore prenderebbe forma ed ogni suo pensiero avrebbe la dignità di un diritto. Se la sentenza non viene letta dinanzi alla parti, non esiste, non è pronunciata.

Possiamo dire che la tua narrativa al pari del Premio IusArteLibri esemplifica l’impegno sociale?
Si. Non scrivo perché sono avvocato, scrivo ed esercito perché così posso essere utile agli altri. Con questo libro e con una mia raccolta di favole attraverso le scuole italiane e porto avanti progetti di integrazione per ragazzi discriminati o bullizzati o semplicemente abbandonati. La scrittura è come la luce. Illumina le vite. Solo dopo che le vite escono dal cono d’ombra diventano dignità, diritti, doveri, libertà.

 

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