martedì, 27 Ottobre, 2020
Società

Minori e internet, in campo gli assistenti sociali

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“Il rapporto tra minori e Social è fortemente condizionato dalla rapida e pervasiva evoluzione del web 2.0”. Il dottor Salvatore Poidomani, Segretario Generale del Sunas (Sindacato Unitario Nazionale Assistenti Sociali) e componente dell’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, conosce molto bene il tema e ci offre alcuni spunti interessanti per comprendere come arginare le aberrazioni di un fenomeno in fortissima espansione.

Dal suo punto di vista professionale come giudica il rapporto tra minori e Social?
“I professionisti assistenti sociali e il sindacato professionale che li rappresenta, sono fortemente coinvolti relativamente su questo tema, in particolare nell’ambito dei servizi della giustizia minorile e nel lavoro con le famiglie e le comunità. Detto questo, il rapporto tra minori e Social è fortemente condizionato dalla rapida e pervasiva evoluzione del web 2.0. Da anni il nostro Centro Studi Iris Socialia collabora con il dottor Luca Pisano, psicologo e direttore del centro IFOS, che ha rivolto la sua attenzione soprattutto al problema del cyberbullismo, rispetto al quale ha condotto un’approfondita ricerca che ha interessato i minori e i servizi della giustizia minorile ed ha prodotto un nuovo strumento di indagine: la visita domiciliare online, ampiamente descritta nella pubblicazione “L’ Identità virtuale teoria e tecnica dell’indagine socio psicopedagogica online (Ed. Puer Franco Angeli)”.

Di cosa di tratta?
“Il testo riassume alcuni concetti base: la maturità psicologica virtuale dei minori che commettono reati utilizzando internet, non consapevoli del proprio agire e delle conseguenze in ambito penale; la necessità di fornire ai professionisti del sociale – assistenti sociali, pedagogisti, psicologi – strumenti di indagine utili alla valutazione dei comportamenti; la valutazione delle competenze genitoriali virtuali e le possibilità di educare i figli ad un uso responsabile delle nuove tecnologie. Il che ha dato vita a quella che il Pisano definisce “identità digitale” dei soggetti che utilizzano la rete”.

Il cyberbullismo è una piaga ancora più afflittiva del bullismo: come fare per arginare il fenomeno?
“Oggi appare più afflittiva per usare questo termine, ma diremmo più temibile e dilagante di quanto non venga percepito dalla società, dalle famiglie, dalle istituzioni, in particolare dalla famiglia e dalla scuola, sin dai primissimi anni di vita del bambino. Spesso i genitori regalano uno smartphone ai figli già da piccoli: a 8 anni se non prima, ci si compiace delle capacità che il bambino ha nel manipolare il cellulare di cui non si conoscono le potenzialità, i pericoli e i possibili danni nell’infinito spazio del web. Il bullismo, che e coinvolge minori tra gli 11 e i 17 anni, è un fenomeno dannoso con protagonisti fisicamente reali, in una relazione asimmetrica, aggressore e vittima. Per il bullismo la comunità educante ha modelli educativi/comportamentali di riferimento che propongono la riparazione al danno, la mediazione, la riconciliazione con chi viene aggredito, in una chiara concettualizzazione universale tra bene e male, con strumenti di valutazione e di giudizio oramai consolidati nel tempo”.

Sul web, invece, che cosa accade?
“Nel mondo virtuale il contesto è anonimo, c’è una distanza tra vittima e aggressore e non c’è percezione tra identità virtuale ed identità reale, tra agito virtuale e agito reale   ritenendo che le conseguenze di una determinata azione online sia virtuale e non reale. A ciò si aggiunge l’amplificazione che può avere un’azione ai danni di un singolo quando poi può essere condivisa e diffondersi sul web sino a diventare virale. I danni e le conseguenze vanno quindi a moltiplicarsi e a coinvolgere più soggetti. Per non parlare dei predatori sessuali, da siti che istigano alla violenza, all’anoressia etc., da cui difendere i minori. Difficile appare poi risolvere, riparare, curare, aiutare, prevenire”.

Cosa possono fare i genitori per trasmettere una “educazione digitale” ai propri figli”?
“Si tratta di una impresa non facile. Oggi i genitori oggi sono privi di modelli di riferimento educativi e di prevenzione rispetto al fenomeno, non essendo in grado di valutare quanto accade nel mondo virtuale/reale e si trovano incapaci di produrre azioni efficaci per intervenire preventivamente sui rischi e sulle azioni, anche di aiuto e sostegno da porre in essere, non avendo competenze genitoriali “virtuali” ossia capaci di prendersi cura della dimensione virtuale dei propri figli. Così pure la scuola. Sia la famiglia che la scuola costituiscono i contesti da cui partire, su cui la società e le istituzioni devono investire in fretta per una formazione che produca effetti considerevoli a limitare e arginare il fenomeno”.

Quali le possibili strategie?
“Innanzi tutto un’azione sul piano normativo legislativo che modifichi e integri la legge 71/2017 sul cyberbullismo, insufficiente oggi a prevenire e contrastare il fenomeno e ad aiutare la vittima. Prescrivendo per esempio come sostiene il dottor Pisano ad obbligare i gestori di servizi web ad identificare un minorenne o un maggiorenne tramite patente digitale, oscurare social network che prevedano anonimato e canali segreti per costituire gruppi. Prevedere sanzioni ai genitori che lo smartphone ai bambini preadolescenti, obbligando scuola e famiglie ad acquisire con formazione certificata competenze informatiche adeguate a svolgere un’azione di controllo sul web dei minori in carico. Impegnare il Ministero dell’istruzione ad un’azione diffusa sulle nuove tecnologie nei piani dell’offerta formativa delle scuole rivolta a docenti genitori e studenti, attraverso la sperimentazione presso le città destinatarie della legge 285/97 di servizi di educazione alla comunità con consulenti assistenti sociali assegnati ai provveditorati scolastici, per campagne di sensibilizzazione e comunicazione sul tema dei social e di responsabilizzazione delle competenze genitoriali”.

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