giovedì, 29 Febbraio, 2024
Attualità

Quando il bene comune diventa bene pubblico

Da tempo si parla di beni comuni: la problematica è emersa, con contorni definiti, la prima volta nel pensiero cattolico e, segnatamente, nell’Enciclica Rerum novarum. Di recente Papa Francesco ne ha fatto oggetto di una particolare considerazione nella recente Enciclica Laudato Si’

Che cosa sono i beni comuni? In via generale, sono quelle risorse -ad esempio, l’acqua, l’aria-, una volta ritenute abbondanti rispetto ai bisogni umani, con la conseguenza che ad esse l’ordinamento giuridico non assegnava alcuna rilevanza. Lo sviluppo economico e i cambiamenti climatici hanno reso scarse tali risorse che interessano non solo la singola persona ma quello l’intera collettività che dovrebbe poterne essere la detentrice. In sede economica (Ostrom), è stata sottolineata l’esigenza di superare, in presenza di specifiche risorse, la dialettica Stato-mercato e di individuare specifiche regole di appropriazione di tali beni da conservare per le generazioni future. Draghi ha fatto riferimento al bene comune a proposito del vaccino anti Covid: farmaco essenziale alla vita della popolazione, da non rendere scarso, attraverso la brevettazione.

UNA LEGGE DELEGA MAI EMANATA

Il 14 giugno 2007, la Commissione Rodotà, incaricata di redigere un articolato di legge delega per la riforma dei beni pubblici, oltre a farne un elenco, ha dato una definizione generale: sarebbero tali, infatti, quelle risorse che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona.

Il disegno di legge delega prevede una specifica tutela dei beni comuni, visto che essa attribuisce a tutti i cittadini la legittimazione ad attivare la tutela giurisdizionale relativa ai diritti connessi alla salvaguardia e alla fruizione di tali beni. Al contrario, la legittimazione ad agire con l’azione per danni è attribuita esclusivamente allo Stato.

Dopo il disegno di legge delega, largamente condivisibile, non è stata emanata la legge delegata. Vi è solo da porsi una domanda: non è forse plausibile ricondurre i così detti beni comuni tra i beni pubblici ed assicurare la loro conservazione mediante lo strumento del vincolo di destinazione?

Con ogni probabilità tale soluzione è stata scartata, non solo a causa della scarsa fiducia che nel nostro Paese i cittadini hanno verso i soggetti pubblici, ma anche in ragione del desiderio di partecipazione che più di recente si è diffuso un po’ dappertutto.

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