martedì, 23 Luglio, 2024
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Ciao Carla, poi potrai rimettere le ali….

A pochi giorni dalla morte di Battiato, il cantautore filosofo, il mondo dell’arte subisce un nuovo, gravissimo lutto, perdendo la sua étoile più luminosa. Scompare, infatti, alla età di 84 anni, Carla Fracci, la libellula danzante più famosa al mondo, da sempre una “leggenda vivente”, onorificenza questa dedicata a pochissimi artististi prima della loro scomparsa. Con la sua danza “ha onorato il nostro Paese” è, infatti, il meritatissimo cordoglio del presidente Mattarella.

Icona pop della danza

Icona mondiale, dunque, che ha travalicato i confini della sua arte in una continua ricerca di eleganza e poesia. Nel dolore corale, si avverte, però, anche un grande senso di riconoscenza da parte di tutti quei giovani ballerini che hanno avuto l’onore di poterla vivere sui palcoscenici, per la sua profonda umanità e generosità.  ”Mi ha preso giovanissimo, quando avevo 20 anni, per la prima volta in Giappone, a Tokio, e con il suo cuore, la sua generosità mi ha aiutato a credere in me, e affrontare un momento molto terrorizzante per un giovane ballerino che si trova a ballare con una icona di quel calibro. Le dobbiamo dire un profondo grazie per l’eredità che ci lascia”. La ricorda così Roberto Bolle, definendola la prima icona pop della danza, per aver portato la danza a un pubblico che non era nella danza.

 

La danza è poesia

Poi potrai / rimettere le ali…Basta che uno / stupisca che il tuo fiore si rincarna / si meraviglia”, le scrive Montale nella poesia che le dedica. Non rinnegando mai le umili origini, Carla Fracci si sente investita di un grande compito, quello di raggiungere il cuore di tutti, non solo degli adepti del teatro. Investe, così, la sua intera vita nel tentativo di trasmettere bellezza e passione attraverso la sua arte: “La danza è poesia perché il suo fine ultimo è esprimere sentimenti, anche se attraverso una rigida tecnica. Il nostro compito è quello di far passare la parola attraverso il gesto”, ci lascia detto, quasi un testamento spirituale. Una “parola” che trasmetta senso di comunanza, senza mai dimenticare gli ultimi, tantoché nel 2004 è nominata anche “Ambasciatrice di buona volontà” della FAO. “Ho danzato nei tendoni, nelle chiese, nelle piazze. Sono stata una pioniera del decentramento. Volevo che questo mio lavoro non fosse d’élite, relegato alle scatole d’oro dei teatri d’opera. E anche quand’ero impegnata sulle scene più importanti del mondo sono sempre tornata in Italia per esibirmi nei posti più dimenticati e impensabili. Nureyev mi sgridava: chi te lo fa fare, ti stanchi troppo… Ma a me piaceva così, e il pubblico mi ha sempre ripagato”.

È morto un cigno…

Con lei hanno danzato i più grandi ballerini al mondo, da Rudolf Nureyev, a Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov, Amedeo Amodio, Paolo Bortoluzzi e soprattutto il danese Erik Bruhn, con cui interpretò una intramontabile e indimenticabile “Giselle”. Anche se sarà un altro celeberrimo balletto a immortalarla nell’Olimpo degli dei, “Il lago dei cigni” , che forse più di ogni altro esprimeva al meglio quella sua dimensione eterea e malinconica, quasi immortale.

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