mercoledì, 16 Giugno, 2021
Attualità

Quanto valgono i nostri dati? Un frappè in cambio della mail

Sul web, si sa, nulla è gratis. Ma mai prima d’ora era stato possibile assegnare un valore monetario a tutte quelle informazioni che ognuno di noi, inconsapevolmente e con tanta disinvoltura, regala ogni giorno ai padroni del web.

Ogni volta che “clicchiamo” qualcosa sul web o effettuiamo una scelta su un dispositivo cediamo alla rete, senza saperlo, un pezzo di noi: un’opinione, un’emozione, un desiderio o un sogno. Come in un grande puzzle, la rete colleziona i singoli frammenti e, like dopo like, con meticolosa pazienza algoritmica, riesce a comporre la fotografia del nostro essere.

 

“MONETIZZARE” LE INFORMAZIONI PERSONALI? FACEBOOK LO FA

È tale, ad esempio, il funzionamento di Facebook ads, il sistema interno al popolare social network grazie al quale è possibile raccogliere i dati di ogni utente intento a navigare tra like, post e selfie, per poi analizzare tutte queste informazioni e proporre, ad ognuno e in maniera specifica, pubblicità e suggerimenti ad hoc, sulla base proprio di quanto precedentemente visto, commentato o apprezzato.

Secondo le elaborazioni del sito di elaborazioni statistiche Chartr, la raccolta e l’analisi dei dati di ciascun utente nordamericano hanno fruttato a Mark Zukerberg 16 dollari al mese, per un totale di 48 dollari nel primo trimestre 2021, proventi derivanti proprio dalla pubblicità mirata offerta ad ignari navigatori proprio da Facebook ads.

 

IL VALORE DEI DATI? IL COSTO DI UN FRULLATO

Ormai i dati personali sono diventati un mezzo di scambio equiparabile ad una vera e propria moneta. Sta facendo discutere quanto realizzato a Madrid da un’azienda tech, ovvero il primo distributore automatico di merendine dove il cliente, in cambio delle sue informazioni personali, può ritirare il prodotto desiderato.

Se si ha voglia di un frappè basta inserire il proprio indirizzo mail, così come per un tramezzino basta qualche informazione sul proprio profilo professionale. I dati costituiscono, oggi, una vera miniera d’oro rappresentata non da pepite, ma da una montagna di informazioni private che, una volta elaborati da sapienti algoritmi, danno origine ad un nuovo Klondike la cui ricchezza, però, è solo per pochi.

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