mercoledì, 16 Giugno, 2021
Politica

Collaboratore parlamentare una professione da riconoscere

 Fuori dei cosiddetti Palazzi del Parlamento poco o nulla si sa di quante e quali professionalità vi operino. Ogni tanto, a seguito di denunce per mancato rispetto delle più elementari norme a tutela dei lavoratori, si solleva, per esempio, il velo sui famosi collaboratori parlamentari, gli ex portaborse, una professione di cui si conosce davvero poco ma sui cui pesano pesanti pregiudizi e ombre del passato. In realtà, ricoprono un ruolo essenziale e per la maggior parte dei casi sono sottopagati e con pochissime certezze. Chi sono questi personaggi che accompagnano come ombre deputati e senatori, come vengono scelti e che mansioni svolgono?

IDENTIKIT COMPLESSO 

Il collaboratore parlamentare è attivo sette giorni su sette. Arriva prima del deputato, va via dopo. Segnala le convocazioni, prepara la documentazione per i lavori in commissione e in aula, tiene l’agenda, gestisce le email, risponde al telefono. Può diventare l’interfaccia tra il legislatore e il partito, la Camera di appartenenza, il Gruppo, le altre istituzioni, i portatori di interessi e il collegio elettorale.

LE MANSIONI

Si parte dai compiti di segreteria ma si sconfina anche nelle competenze tipiche degli uffici legislativi. Il collaboratore spesso si occupa di interrogazioni, interpellanze, ordini del giorno, articolati delle proposte di leggi ed emendamenti, soprattutto sotto Legge di Bilancio. A volte gli viene chiesto anche di curare i rapporti con la stampa e di implementare i social media, di scrivere gli interventi in Aula, i discorsi politici per il partito, lettere ad alte cariche dello stato o di rispondere alle tante richieste dei cittadini.

COME VENGONO SCELTI

Il rapporto è di natura strettamente fiduciaria, quindi è una nomina diretta. Parliamo di professionisti che non fanno parte in forma stabile del personale delle Camere, ma sono chiamati a collaborare per la durata del mandato dell’eletto, con contratti a tempo determinato.

DA CHI VENGONO RETRIBUITI

Sono pagati direttamente dai parlamentari, non dall’amministrazione del Parlamento. Ogni mese i senatori ricevono 4.180 euro e i deputati 3.690 euro per le spese riguardanti l’esercizio di mandato, soldi che servono per pagare anche i propri collaboratori e devono essere rendicontati solo per il 50% ogni quattro mesi. I fortunati che hanno un contratto regolare guadagnano all’incirca 1.200 euro al mese, per tutti gli altri la media va dai 500 agli 800 euro. Al Senato il minimo sindacale è 375 euro, parametro che invece non esiste alla Camera.

LA DIFFERENZA CON L’EUROPA

L’Italia fa eccezione. Al Parlamento Europeo e in altri Paesi dell’Unione i parlamentari scelgono i loro collaboratori che poi sono assunti e pagati direttamente dall’istituzione, possono contare su un regolare contratto di lavoro, con stipendi che vanno dai 1.800 ai 7.200 euro al mese. Diversi i progetti di legge presentati in Italia per regolamentare la professione. Senza successo. In teoria basterebbero due delibere dell’ufficio di presidenza del Senato e della Camera per disciplinare la loro posizione.

UNA RICADUTA OCCUPAZIONALE PER TANTI STUDENTI UNIVERSITARI

Quella del collaboratore parlamentare è una professione molto interessante, che andrebbe riconosciuta e inserita nell’orientamento dei giovani che approcciano gli studi e il mercato del lavoro. Si potrebbero anche ipotizzare dei percorsi formativi, anche se a questo punto ci si chiede perché gli stessi non siano obbligatori anche per i parlamentari, chiamati a un esercizio da cui dipende la qualità della vita di tutti noi, ma non sempre qualificati a farlo.

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