domenica, 16 Maggio, 2021
Cronache marziane

Kurt e la resilienza

I cultori della fantascienza sanno che gli extraterrestri hanno poteri straordinari e il personaggio creato da Ennio Flaiano non è da meno: vorranno perciò spiegare a quelli meno interessati alle forme di vita che si sviluppano su altri pianeti come sia tutt’altro che improbabile (o comunque verosimile) quanto ho visto e sentito poche ore addietro e che mi affretto a raccontarvi, prima che ne venga meno l’attualità e il rilievo ai fini che qui interessano.

È infatti accaduto che Kurt, fuoriuscendo dalle pagine del mio ancor ottimo esemplare de “un marziano a Roma e altre farse”(Torino, 1960, 11 e ss.) – volume depositato in biblioteca fra un Breviarium Juris Romani, consolidatosi nei secoli, e un Codice del processo amministrativo, tuttora in attesa di un minimo consolidamento – sia andato a planare sulla seconda parte del terzo volume del Vocabolario Treccani (Roma, 1991) per cercarvi il significato della parola “resilienza”.

 

IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE

Il traduttore ultraminiaturizzato che il Marziano porta a mò di braccialetto elettronico rende estremamente semplice dialogare con Lui e così ho potuto chiedergli il perché di questo suo interesse verso una locuzione il cui significato è – secondo il citato Vocabolario – quello di resistenza a rottura di un corpo materiale determinato, nonché “attitudine di questo a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale“.

Il motivo di tale attenzione è semplice e come tale mi è stato illustrato: Kurt voleva capire cosa diavolo fosse quel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) il cui invio all’Unione Europea era – e lo è ancora – indicato dai mezzi di comunicazione di massa come condizione necessaria, ma non sufficiente, per trasferire all’Italia risorse finanziarie per qualche centinaio di miliardi di Euro.

Il Nostro voleva anche capire il perché dell’inserimento di quella parola nel tessuto di una così complicata morfologia, dove gli obiettivi precedono gli investimenti e questi ultimi sono scissi dalle riforme: quasi che le seconde non fossero esse stesse un modo – piuttosto che una condizione – per allocare i primi all’interno di un intervento che finalmente segna una inversione di tendenza nella politica economica dell’Unione Europea.

Ma quello che ha più attirato l’attenzione del Marziano è stato il richiamo alla resilienza come obiettivo inscindibilmente legato alla ripresa economica, che sempre (e, direi, inevitabilmente) segue ognuna delle pandemie che, con cadenza praticamente secolare, affliggono i popoli del mondo sin dalla notte dei tempi, con effetti devastanti sugli assetti economici e sociali dei Paesi ove queste ultime si sono manifestate.

 

I MALI PRECEDENTI ALLA PANDEMIA

Obiettivo del piano, dunque, dovrebbe esser quello di restituire all’Italia la competitività perduta a causa del COVID 19 e delle sue varianti e il richiamo alla resilienza starebbe ad indicare la scelta di perseguire quell’obiettivo attraverso l’iniezione di cospicue risorse finanziarie, anche a costo di aggravare il disavanzo pubblico di cui il nostro Paese soffre ormai da tempo immemorabile.

I tre “assi strategici”che lo sostengono si sviluppano in tre direzioni: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, inclusione sociale, ma la base comune di tutti e tre questi assi è stata individuata – come già detto – nel recupero della competitività perduta.

È qui nasce la prima domanda di Kurt: siete proprio sicuri che, prima dei tragici eventi di questi mesi, il vostro fosse un Paese realmente competitivo? ma soprattutto potete mettere la mano sul fuoco che le vostre istituzioni considerino la competitività come valore legittimante dei poteri loro originariamente attribuiti ed ingiustamente deformati dalla presenza del virus?

Ad analizzare senza pregiudizi il quadro normativo che disciplina la nostra macchina dell’obbedienza si ricava infatti un’impressione diversa: quasi una maledizione, che fa da contrappeso allo stellone italiano, originata dalla disaffezione e dalla diffidenza verso modalità e tempi mediante i quali quegli stessi poteri si manifestano.

 

NORME CONTORTE E CONFLITTI DI POTERE

Assemblee parlamentari, regionali e locali che dettano regole di condotta spesso impossibili da osservare; pluralità di ordinamenti giudiziari che ripartiscono la giurisdizione secondo gli interessi corporativi dei giudici, piuttosto che al fine di dare giustizia; apparati amministrativi che tendono a conservare se stessi e i privilegi dei rispettivi agenti, senza alcun riguardo per i cittadini che ne richiedano i servizi; infine –  ed è quello che più disgusta e ci differenzia dagli altri Paesi occidentali – conflitti permanenti, fra i titolari di questo o quel potere, combattuti non già per correggere disfunzioni, ma per sopraffare gli uni e gli altri, senza il minimo riguardo per le conseguenze negative che possano scaturirne sul piano della funzionalità dell’esercizio del potere nei confronti dei cittadini e delle loro posizioni qualificanti (elettori, giudicati, amministrati).

Quel che più ha sorpreso Kurt è stata però la circostanza che di questi più o meno giganteschi conflitti si trovino scarsissime tracce in quel documento, anche se la percezione di una loro esistenza si intravvede nei richiami alle riforme orizzontali che dovrebbero riguardare – rispettivamente – la pubblica amministrazione e la giustizia (pag. 44): quei settori dovrebbero dunque essere oggetto di interventi ancora prima delle riforme (ottimisticamente definite “abilitanti”) che dovrebbero invece interessare la semplificazione e la concorrenza.

Mentre interloquìvo con Lui, facendogli osservare che, in ogni caso, il Recovery Fund rappresenta uno strumento finanziariodi dimensioni tali che non vedevamo dai tempi del piano Marshall, il Marziano mi ha ricordato come il suo primo sbarco in Italia fosse avvenuto proprio a quel tempo lontano, per cui si sentiva in grado di giudicare la differenza che corre fra il dopoguerra e l’oggi: allora tutto era luce e speranze nuove, ora l’unica Speranza che percorre l’Italia è la figura del Ministro della Salute, la cui principale preoccupazione sembra quella di aprire le scuole alla fine dell’anno scolastico e chiudere i ristoranti e gli altri luoghi che si aprono all’inizio di ogni stagione turistica.

Meno male però che Kurt, da buon extraterrestre, è dotato di spirito pragmatico e – prima di tornare al suo posto in biblioteca – mi ha salutato dicendo “Ho capito poco di come il vostro Paese potrebbe cambiare, facendo quello che oggi dite di voler fare e dubito che lo farete sul serio, ma prendetevi comunque il danaro che vi mettono a disposizione e prendetevelo al più presto, nella misura massima possibile, poi deciderete cosa farne davvero!”

Nella sua semplicità – per non dir peggio – mi sembra un ottimo consiglio.

 

Sponsor

Articoli correlati

Pnrr. Caritas: riforme vere solo con il dialogo sociale

Giulia Catone

La Costituzione: dalla resistenza alla resilienza

Tommaso Marvasi

Lascia un commento