domenica, 1 Agosto, 2021
Crea Valore

Internet, fintech, criptovalute. Livolsi: “Nuovi strumenti, ma attenzione ai rischi”

La quattordicesima uscita della rubrica “Crea Valore” è dedicata alle piattaforme tecnologiche, alla finanza tecnologica ed alle criptovalute; quindi ai limiti ed alle potenzialità dei nuovi strumenti. Il professor Ubaldo Livolsi spiega ciò che accade nel rutilante mondo della finanza ed in particolare in quella cosiddetta innovativa “Fintech”. Opportunità e rischi sui quali la nuova finanza oscilla talvolta nel vuoto o nell’anonimato di venditori e compratori.
Per saperne di più, per evitare brutte sorprese o potenziare le proprie conoscenze, ecco i consigli del professor Livolsi Economista e Banchiere di caratura internazionale.

Professor Livolsi, si parla di finanza fintech come se fosse il futuro della finanza italiana e dei servizi ai clienti, quali sono le leve sulle quali si deve puntare per portare la finanza fintech al successo? Come spiega il fallimento di progetti ambiziosi di finanza fintech, penso a Tinaba, la società di proprietà del fondo Sator di Matteo Arpe, nata come società innovativa della finanza italiana che dopo 55 milioni di investimento non ha ancora visto quell’impennata dei ricavi core da crescita della base cliente tipica di una ex start up ormai entrata nella maturità e che resta attaccata a un contratto di fornitura a banca Profilo per i servizi bancari offerti?
“Internet rappresenta un cambiamento epocale nella storia recente dell’uomo, come lo furono la macchina a vapore e l’elettricità, ha rivoluzionato la vita delle persone e dell’economia. Ha migliorato anche la finanza e gli investimenti finanziari. Sono convinto che assisteremo a un ulteriore sviluppo, che non può che essere positivo per tutto il sistema: le piattaforme fintech portano competizione e investimenti. Assecondano da un lato la maggiore conoscenza e maturità finanziaria delle persone, a partire da quella delle nuove generazioni, dall’altro il principio di disintermediazione, che è un altro fenomeno fondamentale della nostra epoca. Ciò ovviamente non può essere la soluzione assoluta. I roboadvisor più evoluti presentano il rischio di aumentare le tendenze speculative, a partire paradossalmente dall’utilizzo improprio di meccanismi che vorrebbero salvaguardarli come lo stop loss. L’orientamento di oggi è di utilizzare la fintech per facilitare i calcoli matematici, statistici e predittivi, ma poi interviene l’aspetto umano con la conoscenza e capacità di valutazione nello specifico del consulente, di cui la macchina non dispone. Pensiamo all’aspetto empatico, all’importanza della relazione tra consulente e cliente. Tinaba, la società di proprietà del fondo Sator di Matteo Arpe, è il risultato di investimenti e di una strategia in tanti aspetti innovativa, ritengo, proprio per i suoi contenuti, che ci vorrà del tempo perché sia accolta a tutto tondo dal mercato”.

Finanza decentrata, di monete virtuali, le famose criptovalute e di blockchain. Ne parlano molti risparmiatori avventurieri, ma si avvicinano a questo mondo anche gli intermediari finanziari tradizionali e istituzionali. Tutto ciò è stato favorito anche dalla crisi della finanza tradizionale e dall’evoluzione della tecnologia. Cosa ne pensa di questo mondo che possiamo definire parallelo e come potrebbe svilupparsi in futuro?
“Come la fintech, le criptovalute sono un settore ineluttabile per certi versi, in quanto connesse alla tecnologia, e fanno intravedere in lontananza una possibile strada del futuro. Tuttavia, sono due temi distinti. Circa le criptovalute, a mio parare bisogna essere molto prudenti: c’è molta opacità sotto tanti punti di vista, mentre la trasparenza è un elemento basilare della finanza, come del resto dell’economia. Il sistema è strutturalmente e condizionatamente ancorato al solo meccanismo della domanda e dell’offerta, il che espone a rischi speculativi intrinsechi, a iniziare dal fatto che non consente, o consente solo parzialmente, di comprare beni e servizi, che è la caratteristica principale di una moneta. Oltre che opachi, ci sono aspetti anche oscuri: pensiamo ai ricatti degli hacker, al cybercrime, si è parlato anche di riciclo di denaro sporco. Va detto anche che c’è ancora alquanto ritardo in termini di cybersecurity. Non è un caso che il comparto delle criptovalute non sia regolamentate da parte dalle istituzioni politiche, istituzionali e finanziarie riconosciute, proprio per la sua mancanza di trasparenza, per il fatto che non esistono neppure interlocutori certi, con nome e cognome per intenderci, con cui dialogare”.

Mercoledì 14 aprile, è stata quotata Coinbase, portando sul mercato 114,9 milioni di azioni, a un prezzo di 200 dollari, la più grande piattaforma di trading che rende possibile trattare, in acquisto e vendita, le criptovalute a partire dal Bitcoin. Come già accaduto altre volte, questa quotazione (al Nasdaq) di una società che mostra di credere nelle potenzialità delle criptovalute, potrebbe innescare un nuovo rally dei loro prezzi? Si tratta di una piattaforma che fa grandi volumi. qualche numero può aiutare a capire le dimensioni della piattaforma: Coinbase ha 56 milioni di utenti personali e oltre 7 mila istituzionali, nel primo trimestre 2021 è stata una delle applicazioni più scaricate, dietro naturalmente nomi molto noti come Telegram (messaggistica) o TikTok (video) per non parlare di Facebook o Youtube. Nel 2020 la società ha messo a segno un bilancio record, con utili per 322 milioni di dollari, quando l’anno prima in bilancio era segnato un rosso di 30 milioni come spieghiamo tutto questo successo in questo primo difficile trimestre del 2021?
“Di Coinbase, Giulio Tremonti ha scritto che “è stato quotato il nulla certificato dal nulla”. Io credo che questa iniziativa accolta dal Nasdaq abbia le stesse problematiche citate sopra. È un’operazione con margini speculativi altissimi, esclusivamente connessa al nesso tra domanda e offerta e non all’acquisto di bene e servizi. Tra l’altro si tratta di una IPO (Initial Public Offering) attraverso la vendita di azioni possedute direttamente dai fondatori, quindi dedicata non a rinforzare gli sviluppi futuri dell’azienda, ma a rendere multimiliardari gli stessi fondatori. Mi pare una grande impresa di marketing speculativo, non a caso nella sua domanda lei citava Telegram o TikTok, oltre che Facebook e YouTube, applicazioni molto diffuse tra i giovani, il target preferito e del futuro in termini di utilizzo della disintermediazione e, si accolga, caratterizzato da un approccio “istintivo” alla tecnologia, da parte del segmento meno istruito in genere e a livello finanziario in particolare. Interessante il fatto che il titolo ha avuto performance importanti a inizio 2021, in concomitanza con la distribuzione del vaccino e le prospettive di ripartenza dopo la pandemia. Tuttavia, sappiamo che ci vuole anche prudenza, mentre questa operazione sembra voler intercettare per così dire i facili entusiasmi. Attenzione, non dimentichiamoci della bolla speculativa dei titoli tecnologici del 2000/2001”.

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