giovedì, 25 Luglio, 2024
Politica

De Gasperi, Draghi e lo spirito della Ricostruzione. “Ho fiducia nel mio popolo”

Vero è che il funzionamento della democrazia economica esige disinteresse, come quello della democrazia politica suppone la virtù del carattere. L’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini disinteressati pronti a faticare e a sacrificarsi per il bene comune. A noi l’onere e l’onore di preparare nel modo migliore l’Italia di domani”

Alcide De Gasperi

Citando Alcide De Gasperi all’inizio del suo discorso alla Camera, Draghi ha dato il segnale giusto per interpretare lo spirito con cui l’Italia deve affrontare i prossimi mesi e gli impegni da qui al 2026. È lo spirito che animò la ricostruzione del dopoguerra e che, dalle macerie generò il miracolo economico che ha collocato il nostro Paese tra le potenze industriali e ci ha fatto uscire dalla povertà.

Con le parole del più grande statista dell’Italia repubblicana, Draghi ha dato a tutti, politici e non, un’indicazione precisa “L’opera di rinnovamento fallirà, se in tutte le categorie, in tutti i centri non sorgeranno degli uomini – oggi diremmo persone, ha precisato Draghi – disinteressati pronti a faticare e a sacrificarsi per il bene comune”.

Fatica, sacrificio, bene comune. Senso dello Stato aggiungiamo noi: tutte parole d’ordine sommerse dalla  polvere diffusa per decenni dalla miopia, dal cinismo e dal trionfo dell‘interesse personale e di parte che, prima e più del Covid, hanno fiaccato il nostro Paese.

Ora è il momento della svolta e non solo nei progetti, nei numeri dell’economia e nelle leggi. Quello che serve è un cambio di mentalità degli italiani a tutti i livelli, a cominciare dalle élites dirigenti, che devono dare il buon esempio.

Pensare solo agli interessi particolari e della propria categoria o corporazione, cercare di arraffare dallo Stato quello che si può caricandolo di debiti che pagheranno i nostri figli, trasformare la politica in una gretta caccia ai voti senza alcuna etica della responsabilità, fare impresa cercando protezione ed evitando le sfide della concorrenzafare i furbi per eludere le norme: tutto questo ci sta portando alla rovina. I 230 miliardi che dobbiamo spendere nei prossimi tre anni non produrranno i frutti sperati se non cambieremo il modo di sentirci parte di un impegno storico che, come ha detto Draghi, riguarda il destino del Paese. “Ho fiducia nel mio popolo in un momento in cui serve solidarietà e responsabilità”. Già il popolo, termine abusato in questi anni populismo demagogico e che sulla bocca di Draghi suona finalmente nella maniera corretta come richiamo alla comunità dei cittadini italiani e allo sforzo corale cui tutti siamo chiamati.

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